Sotto botta. Nuove poesie.

Sotto botta (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall’autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell’ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un’elegante busta frigo marca “Frio” (triplo strato).

di Francesca Genti

L’INIZIO DELL’AUTUNNO

Andavano i pianeti in concrezione
nel cielo basso del primo pomeriggio:
era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.
Munita di panino, burro e zucchero
nell’ovatta del centro della casa,
al centro della stanza mi sedevo.
Sprofondavo nel centro della stanza.
Era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.
La fine dell’estate era sancita
dall’inizio, di nuovo, dei programmi.
La televisione emetteva vibrazioni,
i suoi colori bellissimi e ispirati
armonizzavano con l’aria frizzantina.
Era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.
Tutto era completamente azzurro:
il cielo, le impressioni dell’estate,
la gigantesca tristezza che provavo,
i quaderni, le gomme, le matite,
il fottuto grembiule d’ordinanza.
Sprofondavo nel centro della stanza.
Davanti all’ oracolo-totem-focolare
sprofondavo nel centro del panino
lo zucchero non era per niente consolatorio.
Guardavo i miei cartoni preferiti:
un cane semi-handicappato,
adottato da un’orfana, innamorato di una gatta,
fidanzata, purtroppo, con un gatto molto grosso.
Così, per pomeriggi e pomeriggi,
stratificati, magliette tutte uguali in un armadio.
Una stupenda e sexy aliena con le corna
innamorata di un semi-debosciato,
innamorato di una gatta morta, a sua volta
innamorata del più bello della scuola,
innamorato della stupenda e sexy aliena.
Così per sempre. Nell’eterno dell’autunno
che si ripete in pomeriggi smisurati.
Un gigantesco suono di campane.
E solenni, dolorose, trascorrevano le ore.
Passi tutti uguali nei lunghi corridoi.
Si allineavano i pianeti nello spazio
formando trame delle nostre vite.
Cambiavano i compagni di banco, a giro ruzzolavano.
Nei cieli liquidi, amniotici, notturni
sfrecciavano pianeti, robot, astronavi.
Erano, questi colori, qualcosa di meraviglioso.
Soprattutto quando lottavano i robot.
L’arancione mi ha salvato dalla malinconia.
Pezzi di pianeti si staccavano, se li tiravano addosso,
anche le stelle venivano mangiate.
Così per tutti i giorni, eternamente. Andando.
Fino a che si sprofondava nell’inverno.
Le luci rinnovate del Natale, di nuovo, mi salvavano dal Male.

GITA A LAVENO

La funzione precipua di un amico
è accompagnarti, tra un amore e l’altro,
in gita. Qua e là. Di tanto in tanto.
Siete in novembre. Tra un amore e l’altro.
Si è appena chiuso il ciclo estivo e il sole.
Il tuo precipuo compito è astenerti
almeno fino al vischio dal baciare.
Il sole è rotto.
La terra è fredda. Tu, non tanto.
E fai una gita tanto per distrarti.
Cominci gite invece dello shampoo.
Roteando senza senso in mezzo all’aria
opalina. Da eterno minigolf.
Roteando il volante a destra e a manca.

Decidete di imboccare verso i laghi.
Molte visioni vi corrono di lato:
un raduno di alpini, hotel Romagna,
qualche incongrua palma scardinata:
“Sembra quei quadri che fanno gli psicotici”.
Ora e ore di derive di chilometri
mentre cala la mannaia della luce.
Ormai nel buio. Approdati a Laveno.
“È come fine agosto a Pietra Ligure”
Qualcosa di micidialmente triste e ossuto.
Nel lussuoso locale vista lago
non vi siete mai sentiti così uniti
sprofondati nelle sedie di velluto.

Bevendo una cioccolata che simboleggia la merda.

QUESTA È LA SITUAZIONE

sono a Genova. vicino alla stazione.
davanti alla vetrina di una tabaccheria
che espone decine di peluche.
Foche piccole, normali, cerbiatti,
tigri, marmotte, mamma mucca
e i suoi vitelli, una razza, una murena.
Grandi occhi supplichevoli, fissi
di domenica infinita, eterna, incastrata.
Io sono un topo grigio, questo è il mio umore,
quello che sento, sotto il cielo di marmo grigio.
È domenica, va detto, è questo non depone
a favore di niente, soprattutto del mio umore.
“Devo andarmene affanculo” penso, anzi dico
a tutti questi peluche. Mio pubblico meraviglioso.
“Sì, ma dove?” penso e dico. E mi rispondo:
“forse là, dietro al cassonetto, a destra del tossico
che si allaccia le scarpe, mi guarda,
cade”. Ridacchio. Lugubre: “forse dietro la lavagna.
Se andassi ancora a scuola, certamente”.
“Sui binari, questa è una trovata!
un grande classico è andare affanculo sui binari”.
Il cielo è grigio marmo, io sono grigio topo,
Questa è la situazione, qui, a Genova, questa domenica,
settembre duemilanove, prima di prendere il treno.
Questa è la situazione: il diapason interno
comincia a vibrare, ad accordare me con tutto e
tutto il resto si confonde nel grigio marmo e i topi.
Sono nata dotata di questo diapason.
Dalla nascita: guance pacioccone, diapason.
E voglia, ogni tanto, di andare affanculo.
E non sapere bene dove. Non essere qui e neanche lì.
Incastrata in una domenica lunghissima, eterna,
che dura ormai da trentaquattro anni.
Non so come farla smettere. Non so come
disinnescare questo e il diapason che poi è la mia vita,
che poi è la poesia, dominata da Saturno.
Puramente malinconica, pura Luna che decresce,
cala: “guardarla è troppo bello, troppo doloroso”.
Penso, forse dico anche questo ai peluche,
e la foca, soprattutto, sembra capirmi.
Parlo forte, a voce alta, me ne frego,
(per via dell’invenzione degli auricolari).
La situazione è questa: frana l’impalcatura
dentro di me, il diapason d’argento,
la luna, la poesia, una spirale, il respiro.
Come i pianeti si mette in movimento.
Come quei suoni che fanno impazzire i cani.

Nell’immagine di coda: “Orfana” di Francesca Genti

10 COMMENTS

  1. Poesia di una dolcezza triste,
    colorata di fantasia,
    come animata di una vita
    in una favola.

    Era mia lettura semplice :-)

  2. Bellisssima Orfana con il blu che passare di un mondo all’altro.
    La piccola non puo entrare nella casa rosa.

    Amo l’arte che fa ballare i cuori e i colori.

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francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Curo laboratori di poesia e fiabe per varie fasce d’età, insegno storia delle religioni e della magia presso alcune università americane di Firenze, conduco laboratori intuitivi sui tarocchi. Ho pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014). Dal sito Fiabe sono nati questi due progetti da me curati: Di là dal bosco (Le voci della luna, 2012) e ‘Sorgenti che sanno’. Acque, specchi, incantesimi (La Biblioteca dei Libri Perduti, 2016), libri ispirati al fiabesco con contributi di vari autori. Sono presente nell’antologia di poesia-terapia: Scacciapensieri (Millegru, 2015) e in Ninniamo ((Millegru 2017). Ho all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il mio primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto nell’oristanese fra il dicembre 2015 e il settembre 2016. Abito in un borgo delle colline pistoiesi.