Alfa Zeta per Alfa Beta: f come frustrazioni

«Forare la pellicola del paesaggio» scriveva il poeta Biagio Cepollaro nel secolo scorso. Così tra noi e il mondo, tra noi e le esperienze del mondo sembra oggi più che mai ispessito – al punto di sembrarci indistruttibile- un velo che pare aver sottratto al mondo, alla realtà la sua porosità, la capacità di assorbire e rendere, in ogni forma di vita partecipata, uno dopo l’altro i linguaggi in grado di comunicare le storie. Persino la poesia sembra una cosa dell’altro mondo, e i poeti extraterrestri – così Nanni Balestrini rispondeva alle febbrili domande di un critico d’arte, addossato a pareti di carta. E ci aggiriamo tra continue barriere visive e fisiche, divieti continui, come in un labirinto di suoni e visioni che non hanno nemmeno la malinconica dolcezza dei miraggi. Eppure, ci giunge l’eco dei versi, effeffe

35 COMMENTS

  1. Hirschman è un buffone! Che buffone Hircshman!
    Il solito protagonismo che cento anni fa aveva un senso.
    Oggi ( o l’altro ieri ) può impressionare soltanto i novellini.

  2. frustrante come aprire la porta ogni mattina e non riconoscersi per le strade e gli odori, i sorrisi, i titoli dei giornali, la monnezza, il frastruono.
    poi si continua a scrivere, e giù altre frustrazioni, ma almeno scrivendo so chi sono… bum. considerazioni gratuite di poco conto.
    il tutto per dire: bello. avrei potuto sintetizzare in effetti.

  3. Commento rivolto a maria e treno, e scusatemi le banalità ovvie che sto per dire

    Beh la funzione principale della poesia non è mai direttamente denotativa, la comunicazione non è mai diretta, anzi al messaggio ci si arriva per vie traverse (anche se segnate e indicate) e il piacere della poesia è proprio di essere guidati, dalla forma, al messaggio che è sempre metalinguistico. Sarebbe pazzesco, anzi da incubo se lo stesso sistema lo si praticasse quando dialoghiamo, informiamo, spieghiamo, facciamo politica, dove l’obbligo chiaramente è di farsi capire in maniera la più economica, diretta e comprensibile possibile. Un critico o un giornalista in versi (o comunque incomprensibile) sarebbe da mondo infernale.
    Mi sembra un po’ingenuo dire non ho capito nel caso di una qualsiasi poesia, per capire bisogna usare numerosi traduttori … poi esistono poesie vuote e allora quelle sono sì incomprensibili, ma a me sembra (poi posso sbagliare) che questa video poesia di effeffe non sia una forma vuota o un affastellamento di immagini fastidiose(come spesso succede in questotipo di collage)
    Su di me ha fatto l’effetto di una poesia (messaggio strutturato in rimandi e echi) con paronomasie, allitterazioni, rime ecc. certo l’oggetto (in immagine) è il vero protagonista e non la parola (che non parla più da tempo se non come oggetto anch’essa) , un oggetto che si è mangiato la parola, ma che ne fa le veci. La cosa naturalmente avrebbe fatto inorridire Leopardi che pronosticò (come incubo moderno) la sostituzione diretta degli oggetti al posto delle parole poetiche, per lui era, e a ragione, il massimo della barbarie e della distruzione di una civiltà … il che però è già puntualmente accaduto :-).
    Visto che però ormai da diversi decenni siamo dei barbari … apprezziamo (e riconosciamo come nostre) queste poesie in forma di immagini o, viceversa immagini, in forma di poesia.
    In fondo lo scopo della poesia è sempre stato di tenere in vita il linguaggio, di ripulirlo, di salvarci dalla retorica grezza, dalla violenza del parlato, dall’immondizia non differenziata …in un mondo di immagini la poesia per immagini ha lo stesso ruolo… ripulire e ri-significare il mondo delle immagini quotidiane, usurate, manipolate.
    Una cosa è lasciarsi andare all’immagine shock e splatter manipolante un’ altra recuperare l’immagine a un ruolo più alto.
    A me forlani interessa perché ci noto una forma di autenticità poetica, anche nel tentativo di strutturare le immagini come versi, con tutte le tecniche di ripetizione, allitterazione, immagini-specchio, echi ecc.
    Bellissimo il “ritornello” (ora non mi viene in mente il termine più serio) delle strisce, gialla bianca grigia, che si ripetono ossessive in un gioco di movimento, bellissimo quando la striscie mobili diventano quelle delle valigie all’aeroporto che si intersecano perpendicolari davanti a noi. Una piena e una che scorre vuota … valigie-oggetti che scorrono come parole che arrivano in movimento, si fermano si accumulano e … osservano lo scorrere del silenzio e del vuoto della striscia orizzontale tra noi e loro.
    Bisogna mettersi di fronte alla poEsia con ingenuo stupore pensando che ogni immagine, ogni oggetto, è una parola piena di significato e come tale può essere analizzata …

  4. o santo cielo, addirittura una lezione su cosa sia la poesia e su come ci si debba porre davanti ad essa, troppa grazia.
    maria

  5. Prima di tutto poEsia e non poesia e poi ..
    ma va … maria, ma ti sembra che farei una lezioncina di poesia qui? non sarei in grado di farla da nessuna parte per la verità, però so leggerle (come te penso) e quindi il mio è stato solo un tentativo di dire cosa c’è (anzi cosa ho visto io) nella poesia di effeffe visto che tu e treno non ci avevate trovato nulla …
    STOP, alla prossima.
    geo

  6. (infernet ale: è una birra? fortuna ciàbbiamo le paradisiache georgie a segnare i bordi del pitale … )

  7. Perchè tante parole per un video da terza elementare?
    Signor Effeffe, comunque non si scoraggi e persista: non sempre le ciambelle riescono col buco.
    Ma nel caso,non le metta in vetrina.

  8. Piergiorgio Pistelli, ciambellano sarà lei. Di elementari oltre alle particelle come lei, non ne vedo in giro. comunque si salvi chi può.
    Georgia, hai espresso come meglio non si poteva quello che tutto il progetto dei photoshoperò, vuole cercare di dire (e fare). Si può cogliere (raccogliere eventualmente) o lasciare cadere. Ecco, la bellezza di questo tipo di lavoro è che può cadere ma non si rompe. Comunque quanta frustrazione c’è in giro…
    effeffe

  9. p.s.: la poesia recitata da Jack è New York New York, un testo bellissimo che si concentra tutto nella ripetizione “elementare” ed ossessiva di que “never never never”, che incollo qui per chi non fosse riuscito a seguirlo, leggendo (sempre dello stesso) “One day”.

    p.s. 2: credo che questo sia tra i photoshoperò più riusciti, quasi la summa di un cammino, pieno di simbologie, dai mappamondi e le sfere (vedi archivio dei photos), ai piccoli giocattoli a corda, fino alle foglie secche quasi in chiusura di questo video. I percorsi e il viaggio, i carrelli (come è stato già detto), gli oggetti, i segnali, i collage di parole che si imprimono nell’immaginario creando e richiamando altro, assumendo significati via via diversi lungo il percorso. In definitiva, non posso che appoggiare il commento di Georgia, che non è certo una maestrina, ma un’ottima osservatrice. Poi la poesia è elementare se è pura.

    New York New York

    It’s big
    It’s ugly
    I hate it
    I love it
    I’m free
    O
    Talk to me
    Can’t you hear mi
    I’ll do anything for it
    It’s so big
    It’s filthy
    It’ so sweet
    I adore it
    I’m staying
    I’ll never leave
    It’s in me
    It’s so cruel
    I have it
    I love it
    It’s mine
    I own it
    It’s mine
    Again and again
    I say I hate war
    I love it It’s disgusting
    It’ awesome
    I love it
    I won’t go
    I promise
    It’s beautiful
    Talk to me
    Can’t you hear
    Me loving
    O it’s so brutal
    It’s so shit
    Talk to me
    Tell me
    What I should do
    Anything
    It’s marvellous
    I’ll never stop
    Loving it
    Never never
    Never never
    Never

    E’ grande
    E’ brutta
    La odio
    L’amo
    Sono libero
    O
    Parlami
    Mi senti?
    Non posso andarmene
    Farò di tutto per lei
    E’ così grande
    E’ sporca
    E’ così dolce
    La adoro
    Rimango
    Non me ne andrò mai
    E’ in me
    E’ così crudele
    La odio
    L’amo
    E’ mia
    Ne sono il proprietario
    E’ mia
    Di nuovo e ancora
    Dico di odiare la guerra
    L’amo
    E’ disgustosa
    E’ spaventosa
    L’amo
    Non ci andrò
    Lo giuro
    E’ bella
    Parlami
    Non senti
    Che amo?
    O è così brutale
    E’ una tale stronzata
    Parlami
    Dimmi
    Cos’è che devo fare
    Qualunque cosa
    E’ meravigliosa
    Non smetterò mai
    Di amarla
    Mai mai
    Mai mai
    Mai

  10. Io mi credevo,signor Effeffe, che anche su questa rubrica, vigesse l’usanza di poter esprimere le proprie opinioni con urbana educazione.
    Vedo che purtroppo, la libertà di parola, di stampa,e di pensiero vi è sconosciuta.
    O quantomeno invisa.

  11. Dal maestro,il magister-redattore, ci si aspetterebbe il beneficio della discussione.
    Dai redattori illuminati ci si aspetterebbe l’intenzione congenita di aprirsi al dialogo.
    E non che si stizziscano come zittelle.

  12. caro lei, signor pistelli
    non mi sembra che abbia cercato il dialogo o un confronto. Lei è un buffone, un commentatore da terza elementare, un ciambellano…
    ecco, se io le dicessi così penserebbe che si stia cercando un dialogo ( come per esempio ha fatto invece Maria che delicatamente chiedeva lumi) o che si voglia entrare a gamba tesa su una cosa che forse una gita al parco proprio non è, anzi, diciamolo, una partitura di dolore elementare, forse. Comunque io il dialogo con quelli come lei non lo desidero anzi esca subito dall’aula e non bighelloni per i corridoi
    effeffe
    ps
    grazie Nat, dovevo scegliere tra i due testi da far scorrere insieme al reading e mi piaceva l’idea di farli contaminare. bene poterlo avere qui nei commenti.

  13. se addirittura un lavoro che costruisce ora e nel tempo futuro ciò che di noi passa, fatto con l’impegno che solo la passione sa dare viene anche qui criticato mi vien voglia davvero di scivolare
    sarà dura svegliarsi dalla matrice.
    intanto credo che questi brevi videoracconti siano una nuova frontiera per parlare ddi POESIA e della vita
    due cose pure semplici elementari
    e che sono grato ad effeffe per tutte le cose che mi ha fatto conoscere così!
    bisognava vederla la passione quel giorno e quella notte e ascoltare i racconti sui montaggi per capire la sua anima
    felice cime sempre di vederti e sentirti
    ce ne fossero
    un caro saluto
    c.

  14. Vedo che lei cerca la rissa,signor Effeffe.
    Mi chiama buffone.
    Mi chiama ciambellano.
    Mi butta fuori.
    Mi emargina.
    Mi avevano detto che lei era un progressista.

    Se vuole soddisfazione,a lei la scelta dele armi,signore.

  15. Mi sembra che il comportamento di Piergiorgio Pistelli è stato corretto: ha detto, forse un po’ bruscamente, che il post non gli è piaciuto e ha spiegato il perché. In linea con le regole del blog Nazione Indiana espresse anche recentemente. O no?

  16. Vorrei saltare nell’arena anch’io, se tutto non fosse stato già detto, e il BENE ed il MALE,su questo glimpse-video cosmopolitan style di Francesco Forlani,alias Effeffe on the road !! Fantastico!! Allora, pistelli e non pistelli ( mi scusi, mister ) allora quanto gli diamo al nostro vecchio FF per le sue video-frustations? Direi 8 e mezzo?Bè,diciamo 9 – (se ci promette,da bravo,di spiegare tutto ammodino alle classi differenziate da ora in avanti?)
    Keep going ffff e linea allo studio…..

  17. Bella poesia multimediale. Effeffe ha una vena romantica, asciutta, dall’occhio vigile, l’accento ironico. Scrive con una semplice camerina a mano, monta dapprima con la sensibilità dell’occhio interno e poi con i mezzi poveri dell’handmade&homemade, in/consapevole erede – o pronipote- di ciò che lucidamente profetizzata Zavattini ormai sessanta e più anni fa “cinema, arte, poesia, sarà una faccenda fatta in casa, la pellicola sarà acquistabile all’edicola dietro l’angolo e potremo svilppare in casa tutti i film costruiti a mano, frutto dei pedinamenti della realtà quiotidiana” o giù di lì. Ecco, Effeffe in/consapevole agente di quella estetica zavattiniana: sì un po’ Zavattini, un po’ Beckett.Che parte dal “reale” per evidenziare “altro”, che ha a che fare coi territori del simbolico. E allora dài con le zoomatine e i brevi travelling destra-sinistra fatti con mano tremolante, l’inquadratura/occhio tesa a “catturare” il materiale dal “reale” ( qui l’incessante fluire della città monstre, emblema d’un “sistema” che detta regole e proibizioni, sensi vietati e indicazioni, scansioni, ammonizioni, perturbazioni…frustrazioni, appunto, che impediscono di gridare/godere fino in fondo del ritmo/respiro metropolitano, emblema del mondo futuro che è già nell’oggi e nell’oggi si confonde e si dissolve …e dunque via a seguire “la linea gialla”, nel pedinamento/sconfinamento da una stazione all’altra, come a ritrovare il “bandolo” di quell’essenza dell’essere/non esserci in quel futuro che è già nell’ oggi, passo a passo, come a carpirne finalmente il senso); ed ecco dunque le “povere”- elementari- dissolvenze, in giustapposizione di senso :ora il balletto dei tronchi di manichini incellofanati e subito dopo il brevissimo e “annebbiato” traveling a mano dell’uomo in trench, quasi sfuocato, che si muove al di fuori di una stazione, nel flusso urbano di un giorno qualunque di “questa” realtà”; e l’edicola/colonnina della stampa quotidiana contrapposta alla “pop art” monumentale della carta a macero, monumento urbano nel flusso urbano d’una mostra d’arte; e il quasi fermo immagine della conferenza d’arte con alle spalle il “muro” di carta da macero, come se quegli intellettuali/artisti fossero gli “alieni” che da un’astronave dall’outer space sbarcano in “questo reale urbano”; e il suono caotico in presa diretta del quotidiano contrapposto al cadenzato e melanconico commento musicale. E il “blog” delle scritte e indicazioni e prescrizioni, come un puzzling del meta/senso, nel gioco dei rimandi e delle citazioni, e c’è Kounellis, Koons, la conceptual art e il postmosaico. E via di giustapposizione in giustapposizione, fino a che non imploda/esploda la grande “ellissi” del significato di questo film/poesia, che sta tutta nella reiterazione del testo di presentazione con le immagini dell’inizio ( il blob delle indicazioni, dei cartelli dei divieti e prescrizioni, le tabelle dei turni e delle file dei post-office o di un qualunque altro pubblico servizio), che costituiscono la premessa, “l’indicazione” di sviluppo della trama del significato che si va a costruire, e il gioco di ellissi e montaggi alternati ricavati dalle semplici zoomate e fuori fuoco, che portano a intraprendere “il percorso di guerra” quoitidiano contro/nel sistema della città/mondo che tende a spersonalizzare, a inquadrare, inglobare, tritare, distruggere, macerare, ottundere il respiro dell’imprevisto/imprevedibile, che tende a ignorare la variabile poesia, il sogno di una libertà/espressione/arte sempre cercata sull’orlo della gabbia /follia (“un uomo nero siede sul mio letto…tutta la notte..un uomo nero..nero..nero. non mi fa dormire” recita l’ectoplasma televisivo di Carmelo Bene, e subito dopo il commento ironico dell'”uomo nero” sorridente e reale della stazione, che ha magari da trovare dove dormire quella notte); e le belle accensioni di poesia pura, come il dolcissimo “balletto” dei mappamondi contrapposti; o il vento che scuote le lenzuola stese alle finestre del casermone popolare, fantasmi di una libertà senza ali, che riportano subito dopo al “motivo” della linea gialla, con l’occhio di camera piegato in traveling a pedinare forse quel “sentiero” che condurrà a “forare la pellicola del paesaggio”, come è detto nell’intro/citazione da Biagio Cepollaro, cui questo video/film/poesia non è che l’illustrazione/dimostrazione, a mo’ di didascalia per immagini.Reiterazione di tutto questo fino all’acme tronca della poesia di Hirschman, che raddoppia e riassume il senso di “forare la pellicola del paesaggio” urbano, nell’emblema della Metropoli per eccellenza, New York. Forare la pellicola delle frustrazioni per riconciliare la sola e povare vita con il senso di vero e di libertà che pure in essa v’è nascosto; questa la “mission”, sarei tentato di dire, utilizzando quest’orrendo lemma. Fino all’urlo reiterato di Jack Hirschmann, confuso, eppure vitale e disperato
    “Talk to me
    Tell me
    What I should do
    Anything
    It’s marvellous
    I’ll never stop
    Loving it
    Never never
    Never never
    Never”
    (Parlami
    Dimmi
    Cos’è che devo fare
    Qualunque cosa
    E’ meravigliosa
    Non smetterò mai
    Di amarla
    Mai mai
    Mai mai
    Mai”
    Sì, con effeffe , non si smetterà mai di amare questa città/mondo che è la vita che ci è data, e continueremo ad ammirare Effeffe che tenta di “forarla (sempre)la pellicola” del paesaggio del reale, alla ricerca delle stille di poesia nascoste.
    Sì, credo proprio che questa sia poesia. In forma semplice, da “terza elementare”,che sotto l’abito dimesso, ha “garments” di raffinata cifra stilistica, “pasoliniana” nella confezione, nella “scrittura”, ma bella e di grande dignità. Un Effeffe qui forse “at its own best”. Prima o poi bisognerà rendergli omaggio con una “personale” dei suoi miglori Photoshoperò”. Amen.

  18. comunque non desideravo la levata di scudi né di lettere. mittente sconosciuto destinatario anche. Le cose espresse però finora mi sembrano utili per il work in progress, conservatore, innanzitutto, anarchico conservatore.e di questo vi ringrazio davvero tutti
    effeffe

  19. Questo fotoshopero è uno specchio dei fotoshoperi eterni.
    Immagini veloci o lente. Nella retina oro le farfalle gialle
    senza possibilità di alzarsi in volo, me in eterna bellezza,
    i lenzuoli danza le nozze dell’amore nel vento, napulitana
    danza, quello che trovo di più da voi in rosso (amore, libertà),
    la linea agile gialla, non la supero mai, frustazione penso
    a Freud (l’uomo della mia vita).

    Effeffe è un poeta, Salvatore d’Angelo l’ha scritto con poesia e sensibilità.
    Chi conosce Effeffe sa della delicatezza, del sogno, della poesia.
    E la sua opera assomiglia a lui.

  20. Ragazzi fate i bravi… questo e’ un sito d’arte & dintorni e le persone che stanno dietro -per quanto ci si possa discutere condividendo pochissimo- fanno parte di una associazione culturale… non di una associazione a delinquere.

Comments are closed.

articoli correlati

Mots-clés__Montessori

Montessori di Francesco Forlani Vasco Rossi, Asilo Republic -> qui ___ https://www.youtube.com/watch?v=E2pWbYaTc_o ___ Da L.-F. Céline, La bella rogna, trad. Giovanni  Raboni e Daniele Gorret, Milano, Guanda, 1982 Tutto...

Comunisti dandy: le retour

  Moda uomo, “classica”come la vanità maschile Nell’inserto che La Provincia di Como ha dedicato alle recenti sfilate della moda uomo...

Overbooking: Titti Marrone

Nota di lettura di Francesco Forlani al romanzo La donna capovolta di Titti Marrone Dei libri mi piace cogliere i segni che sono...

Il postino di Mozzi

brani di Guglielmo Fernando Castanar (in corsivo) e Arianna Destito Cominciai questo lavoro di raccolta dopo il terzo o il...

Penultimi ( note fuori dal coro )

    Nota (continua) di Francesco Forlani     I Può capitare alla fine dei corsi quando mi aggiro tra i banchi vuoti, di ritrovare dei tappi di penne righelli...

NApolinaire Sud n°18- Editoriale + Pasquale Panella

Editoriale effeffe   Diciotto   18 Novembre. Una data importante per noi ex allievi della Nunziatella. Anniversario della nascita del Real Collegio, anno...
francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017