post in translation : Pere Calders

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L’albero domestico*
di Pere Calders

traduzione dal catalano a cura di Alessio Arena

In questa vita ho avuto molti segreti. Ma uno dei più grossi, forse quello che era maggiormente in conflitto con la verità ufficiale, è il segreto che adesso trovo opportuno confessare.
Una mattina, quando mi alzai, vidi che nella sala da pranzo di casa mia era nato un albero. Ma non vi fate illusioni: si trattava di un albero vero, con radici infilzate nelle mattonelle e dei rami che si piegavano sotto al soffitto.
Pensai subito che quella cosa lì non poteva essere lo scherzo di nessuno, e, non avendo persone care alle quali raccontare certe cose, decisi di andare dalla polizia.
Mi introdusse il capitano, con dei grandi baffi, come sempre, e un vestito la cui eleganza non sarei in grado di spiegare, perché era coperto dai distintivi. Dissi:
– Vengo per farvi sapere che nella sala da pranzo di casa mia è nato un albero vero, al margine della mia volontà.
L’uomo, penserete, si sorprese. Stette un po’ di tempo a guardarmi e poi disse:
– Non può essere.
– Ma certo. Queste cose uno non sa mai come accadono. Ma l’albero è lì, a prendersi la luce e a darmi fastidio.
Queste mie parole irritarono il capitano. Diede un colpo sulla tavola con la mano aperta, si alzò e mi prese per il colletto. (Quel gesto che dà tanta rabbia.)
– Ho detto che non può essere – fece di nuovo -. Se questo fosse possibile, sarebbe possibile qualsiasi cosa. Lo capite? Dovremmo correggere tutto ciò che hanno detto i nostri saggi e perderemmo molto più tempo di quanto uno si immagina a prima vista. Saremmo ben conciati se nelle sale da pranzo di un cittadino qualsiasi accadessero cose tanto straordinarie! I rivoluzionari alzerebbero la testa, tornerebbero alla discussione della divinità del re, e chissà se qualche potenza, incuriosita, non ci dichiarerebbe guerra. Lo capite?
– Sì. Ma, nonostante tutto, ho toccato l’albero con le mie mani.
– Andiamo, forza, dimenticate questa faccenda. Condividiate solo con me questo segreto, e lo Stato pagherà bene il vostro silenzio.
Io stavo per considerare la possibilità di un assegno quando la mia coscienza ebbe una scossa. Chiesi:
– Ma è una cosa d’interessa nazionale, questa qui?
– Ovviamente!
– Allora non voglio nemmeno un centesimo. Io per la patria faccio qualsiasi cosa, sapete? A disposizione vostra.
Dopo quattro giorni mi arrivò una lettera del re, nella quale mi ringraziava. E con questo chi non si sarebbe sentito ben pagato?

Nota del traduttore

Pere Calders, vero maestro nel genere della narrativa breve in lingua catalana, si esiliò in Messico, dopo un’attiva partecipazione alla guerra spagnola scoppiata nel ’36, come tecnico cartografo dell’esercito repubblicano.
Per un catalano di forti radici come lui è duro adattarsi alla vita messicana degli anni cinquanta, ma è proprio qui che l’autore viene a contatto con il nascente realismo magico della letteratura hispano-americana che trasferirà alla sua opera, anche dopo il ritorno a Barcellona.
Ossessionato da quella “verità occulta” sulla cui base si appoggiano le schizofrenie della società attuale, anche nella letteratura di Calders l’uomo è considerato un mistero immerso in una serie di dati realistici. Per usare le parole del venezuelano Arturo Úslar Pietri egli è “Una divinazione poetica o una negazione poetica della realtà”.

8 COMMENTS

  1. E’ un racconto bellissimo. Credo tu lo abbia tradotto in modo incantevole.
    Due passaggi, in particolare, mi hanno toccato:

    “non avendo persone care alle quali raccontare certe cose, decisi di andare dalla polizia”: la consapevolezza di questo genere di solitudine affettiva, che implica la partecipazione dello Stato

    “al margine della mia volontà”: a parte che è un’espressione deliziosa, suggerisce che le cose belle e vive sanno dove spuntare. con precisone. anche se non non lo dichiartamo in modo esplicito.

    Complimenti sempre, mioadorato Alessio, e grazie anche a Effeffe.

  2. da catalana ogni tanto c’è qualcuno che mi stupisce a Nazione Indiana… grande Alessio! :)

  3. Molto interessante, lieve e magico.
    E’la prima cosa che leggo di Calders, ma da molto tempo non mi stupisco più della mia ignoranza.
    Giancarlo.

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francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017