Verso una letteratura generale? Riflessioni a margine del progetto Ex.it.

[Premetto che queste riflessioni nascono da un’adesione e una partecipazione all’incontro e al volume di cui si parla.]

di Andrea Inglese

Queste note non hanno come scopo di definire i contorni di un progetto ampio e ambizioso, come quello ideato da Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano. Tale progetto ha un nome, Ex.it, e ha già preso consistenza attraverso tre giornate di incontri ad Albinea (12–14 aprile 2013) e un libro di 249 pagine, che raccoglie i “materiali” grafici, fotografici e testuali dei 33 autori coinvolti. Gli incontri e il libro costituiscono, però, un punto di riferimento significativo e concreto, a partire dal quale cominciare a interrogarsi su ciò che siamo usi chiamare “poesia”. Innanzitutto vale la pena di soffermarsi su alcune delle caratteristiche più evidenti di Ex.it. Partiamo dal sottotitolo del libro: Materiali fuori contesto. Il termine “materiali” indica un’indecisione assunta consapevolmente, riguardo alle categorie che si vogliono mettere in campo. Sebbene gli scrittori fossero in maggioranza, alle giornate di Albinea hanno partecipato anche musicisti e artisti che lavorano con l’immagine, grafica o video. Nulla di nuovo o di particolarmente eccentrico. Proprio per questo Ex.it riconosce la necessità di rendere indifferente la questione delle forme, dei generi e dei media utilizzati. Vi è un’aria di famiglia tra queste diverse pratiche artistiche e di scrittura che trascende le partizioni istituzionali. L’indicazione “fuori contesto” ha poi un sapore esplicitamente polemico. Fuori da quale “contesto”? Quello della “poesia”, così come è concepita in Italia? Fuori dall’orizzonte letterario italiano tout-court? Fuori dagli angusti confini generazionali? In effetti, dei 33 autori coinvolti nel progetto Ex.it ben 11 non sono italiani. Tra gli ospiti stranieri, prevalgono quelli provenienti dagli Stati Uniti e dalla Francia. Lo spettro generazionale è ampio, e include autori nati dagli anni Quaranta agli anni Ottanta. Ciò non toglie che gli ideatori del progetto sono dei quarantenni. Fanno parte, quindi, assieme ai trentenni, di quella generazione considerata con ambivalenza: vittimisti, secondo alcuni, prime vittime certe della contro-rivoluzione neo-liberista secondo altri. Innegabile pregio degli ideatori di Ex.it è stato quello di rovesciare entrambe le prospettive. La ricchezza culturale del progetto affonda le sue radici in un preciso atteggiamento politico, quello dell’autonomia. E qui il termine autonomia può essere declinato in vari modi: autonomia, innanzitutto, rispetto ai finanziamenti pubblici e agli attori del mercato editoriale. Autonomia rispetto alle cornici critico-teoriche, che garantiscono generalmente una legittimità istituzionale. C’erano parecchi critici giovani tra il pubblico di Albinea, ma l’attenzione era incentrata esclusivamente sui testi e le opere. Autonomia dai padri e dai nonni, soprattutto quelli italiani. Nessuna volontà di eliminare padri o madri, semmai la voglia di trovarsi zii e zie fuori dai confini nazionali.

Globalmente, si può leggere Ex.it come un progetto di cartografia, che raccogliendo una costellazione di scritture, sia per ciò stesso capace di suscitare un nuovo sguardo su di esse. Uno sguardo, innanzitutto, autoriflessivo, che permette agli autori stessi di percepirsi a partire da un insieme più vasto e denso d’intrecci. Uno sguardo rinnovato, poi, da parte dei critici, come effetto di una verifica di strumenti a fronte di una geografia emergente. E sguardo, infine, inedito da parte dei lettori, che vengono confrontati a qualcosa di più coeso e radicato di una semplice collezione di eccentricità stilistiche.

A partire da un tale progetto, c’è almeno un’indicazione di percorso che si può fin da subito formulare. Vorrei saltare a piè pari la questione assai intricata della soggettività, che ruota intorno alla definizione dell’io lirico. Nonostante sia ancora uno dei nodi dirimenti quando si affronta il panorama della poesia contemporanea, propongo di abbracciare un’altra visuale, apparentemente più ingenua. Guardiamo alla marginalità editoriale della poesia come ad un’occasione per sottrarre la scrittura letteraria tout court agli imperativi di popolarità e di vendibilità, che condizionano il romanzo. Rovesciamo la retorica kitsch e nostalgica della poesia come “resistenza”. La poesia è il nostro lasciapassare verso la letteratura generale. Lo hanno capito per tempo in Francia i curatori della Revue de littérature générale, Pierre Alferi e Olivier Cadiot. A metà degli anni Novanta individuavano il territorio della poesia non come uno spazio residuale da difendere, bensì come una zona di frontiera, capace di combattere il “romanzo pensiero unico”. E s’intenda qui il romanzo nell’accezione normativa, che si è imposta nel mercato editoriale degli ultimi trent’anni.

La letteratura generale non celebra né un’avanguardistica abolizione né una post-moderna obsolescenza dei generi. Essa designa la scrittura come lo spazio in cui i confini tra i generi letterari così come il confine tra la “letteratura” e ciò che non lo è sono costantemente ridisegnati.

*

[Questo articolo è apparso su “l’immaginazione”, n° 276, luglio-agosto 2013.]

11 COMMENTS

  1. Progetto interessante e oserei dire necessario, ma fortunatamente non è l’unico: sono molti i segnali che riconducono a un’evoluzione in corso del confine… Lo stesso concetto di “contaminazione” risulta già superato se confrontato con questa successiva fase del cambiamento.

  2. Mi trova entusiasta questo articolo di Andrea poiché racchiude, sintetizza e allo stesso tempo propugna tutto quel che ho pensato ed attivamente promosso negli ultimi anni della mia attività. Ex.it è un progetto fondamentale per lo sviluppo di un pensiero libero degli artisti che si amalgamano, creando figli interdisciplinari (di cui anche nelle Marche da cui scrivo abbiamo tentato di rendere conto, attivando ibridazioni tra poesia e cinema, arte figurativa, musica, ecc), dalle molteplici facce e dalle voci variabili, che però tendano ad un unico scopo che è quello qui detto di rovesciare la “visione unica”, far traballare il “testo” ufficiale scrollandolo dal predominio di un racconto unicamente in prosa, deittico, sconsolantemente succube della realtà. E questo forse non poteva riuscire che alla generazione dei trenta-quarantenni che, più che di vittime o vittimisti, è una generazione di isolati, resi in molti casi muti dall’assenza di padri o figli con cui cucire una relazione di resistenza. Tuttavia, ora sembra proprio che essi abbiano capito che la reazione a questo contesto può essere fatta senza appigli, in volo libero senza temere di schiantarsi al suolo.

    mdp

  3. La proposta della “letteratura generale” è molto interessante, ma senza quella che qui si chiama “retorica kitsch e nostalgica della poesia come resistenza” (e che, sfrondata da elementi kitsch, evidenzia un rapporto tra letteratura e mercato, letteratura e politica, letteratura e realtà, etc., che è tutt’altro che “romantico/kitsch”) temo che la lotta al “romanzo pensiero unico” corra il rischio di scivolare nelle pretese egoiche di visibilità per i poeti-intellettuali già avanzate a suo tempo, in altre sedi, da altri attori, e che nulla hanno a che fare con la qualità della scrittura o della critica.

    [Quanto al postmoderno, “l’obsolescenza dei generi” è più che altro un portato attuale, e comunque di nicchia, mentre ne é (era?) il dato caratteristico il “ritorno e la commistione dei generi”]

  4. È senza dubbio la via giusta, la via necessaria. Aspettiamo dunque che si “canonizzi” senza per questo perdere la sua verve, la sua anima, il suo respiro. Aspettiamo che esca dalla sua nicchia, perché tale è ora, e che venga non già compresa, per quello c’è (giustamente) bisogno di tempo, ma accettata, valorizzata, rispettata. Come un nuovo genere musicale. Aspettiamo, confidiamo, lavoriamo.

  5. L’idea di letteratura generale mi piace.
    La letteratura non trova definizione a partire del romanzo.
    La scrittura nasce nel territorio onirico dei segni ambivalenti. Ormai La concezione di genere scompare.

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.