Oh, honey it was paradise

Lou Reed non è vero che Berlin è il tuo album migliore

Lou Reed non è vero che la droga aiuta a scrivere canzoni

Lou Reed non è vero che la droga aiuta ad ascoltare canzoni

Lou Reed non è vero che oltre alle canzoni scrivevi poesie

Lou Reed non è vero che Metal Machine Music non è un album da ascoltare sotto l’ombrellone

Lou Reed non è vero che la storia del rock si confonde con l’eternità del rumore

Lou Reed non è vero che sapevi essere triste come una rete metallica

Lou Reed non è vero che avevi una voce anomala e ammaliante

Lou Reed non è vero che hai nutrito le nostre più adolescenti malinconie

Lou Reed non è vero che sei morto

Print Friendly, PDF & Email

2 Commenti

  1. Mancavano solo la voce solista e una seconda chitarra, alla band che il Gran Bastardo ha allestito lì da lui.
    Jimi alla chitarra elettrica, Jorma al basso, Joe lo zingaro Zawinul alle tastiere, John mani di pietra alla batteria, Nico e Marvin ai cori, Miles Chet e ‘Trane ai fiati: loro c’erano già.
    Ora il concerto può iniziare.
    Non per noi, della razza di chi rimane a terra.

I commenti sono chiusi

articoli correlati

Le piccole città di provincia nella storia di ognuno di noi

di Pietro De Vivo Piccola città. Una storia comune di eroina di Vanessa Roghi, Laterza, 2018   Tutte le città felici si...

Wasted

di Gianluca Veltri "Qualcosa era andato storto , ma per quanto ci pensassi e ci ripensassi, non riuscivo a trovare...

Zuppa di testa di capra

di Gianluca Veltri   Sì, sì, ora comincerete a dire: “Ah, il disco di ‘Angie’”; “Ma i veri Rolling Stones sono...

Un ebreo americano nella Berlino di Hitler. Il diario di Abraham Plotkin (1932-1933)

di Davide Orecchio Questo racconto è la digestione del diario del sindacalista americano Abraham Plotkin (si veda la scheda alla fine), testimone...

The Betty Davis Variations (1)

di Andrea Inglese A 12 anni “Boy Music” (settimanale apparso nel 1979 e deceduto nel 1984) entra nella mia vita....

Pop is dead (but London isn’t)

di Helena Janeczek Il pop è morto e l’ho scoperto a Londra. C’ero stata quando le creste punk svettavano in...
andrea inglese
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.