Lo strano colpo di Stato del Sultano

di Giuseppe Cossuto 

Una delle istituzioni più importanti degli Ottomani fu quella degli “Schiavi della Porta”,  i kapikulu.  Furono costoro a conquistare e sostenere una formazione statale che amministrava tre continenti fin dai tempi del sultano Murad I (1326-1389).

Erano un’efficientissima macchina burocratica e da guerra, sotto diretto comando del Sultano.

La particolarità di questa istituzione è che i membri della stessa provenivano essenzialmente dal devsirme, ovvero dalla “raccolta” periodica di ragazzi cristiani, da educare nella religione islamica e da selezionare, a seconda delle capacità e delle attitudini dei singoli, per i diversi servizi, sia militari che amministrativi.

L’istituzione venne fondata da Murad (probabilmente di madre greca) per avere una struttura di fedelissimi al fine di contrastare gli altri signori turchi che potevano mettere in discussione il suo potere e, nei primissimi tempi, quando ancora la Casa di Osman era una piccola dinastia turcomanna anatolica, nei ranghi dei kapikulu entravano i ragazzi rapiti durante guerre e, soprattutto, durante le scorrerie.

Gli “Schiavi della Porta” avevano generalmente  l’obbligo del celibato, il che permetteva allo Stato di disporre dei loro beni alla loro morte.

Una macchina efficientissima, quindi, che aveva come punto di forza una particolare fanteria, quella dei giannizeri (yeni çeri: la nuova milizia).

Tuttavia, con la crescita dell’impero, i membri del devsirme, che condividevano comuni caratteri morfologici, culturali e linguistici (dal XVI secolo erano ormai quasi prevalentemente di origine slava), erano diventati una vera e propria “nuova etnia” che si differenziava da tutte le altre dell’impero e che incarnava e rappresentava l’impero stesso, ovvero gli Ottomani (osmanli).

Questa consapevolezza si diffuse tra di loro, pienamente, verso la fine del XVI secolo e, nei primissimi anni del XVII già abbiamo delle testimonianze scritte da membri kapikulu che si identificano come unici “ottomani”. Sono uomini dello Stato, differenti dagli altri sudditi dell’impero, sudditi che essi amministrano e controllano militarmente come burocrati, poliziotti e persino vigili del fuoco.

E’ in questo stesso periodo che i giannizzeri riescono ad ottenere la fine dell’obbligo del celibato, a non fare più esclusivamente vita cameratesca, e a dedicarsi anche ad attività parallele, come il commercio. Allo stesso tempo fanno entrare nei ranghi dello Stato i propri figli.

In parallelo alla perdita di forza di combattimento, vengono autorizzati alcuni arruolamenti di turchi etnici e, nel 1683, il sultano Murad IV, abolì del tutto il devsirme.

Oramai tutto il sistema di controllo dello Stato era basato quasi esclusivamente sull’ereditarietà di una vera e propria casta di salariati dallo Stato capace di imporre il proprio volere, anche violentemente, addirittura ai Sultani e di organizzare colpi di Stato o di ritagliarsi territori da governare autonomamente.

Altresì, questa casta praticamente impermeabile di statali, era fieramente refrattaria a qualsivoglia innovazione, specialmente per quanto riguardava le istituzioni ed i costumi sociali.

In un impero che segnava il passo alle innovazioni tecnologiche dell’Occidente, costoro continuavano ad opporsi a qualsivoglia necessario cambiamento e miglioria.

Stanco di questa situazione il Sultano Mahmud II organizzò un’azione molto simile ad un colpo di Stato contro questi statali, il 16 giugno 1826.

Il Sultano inalberò lo stendardo del Profeta, e i muezzin chiamarono dai minareti il popolo per riversarsi nelle strade al fine di sostenere il rinnovato esercito imperiale ispirato alle armate europee e porre fine al secolare potere dei giannizzeri, che in quell’anno erano circa 135.000.

La strage dei giannizzeri fu terribile, e così le epurazioni successive nei ranghi dello Stato e, come atto fortemente simbolico vi fu la distruzione tramite cannoneggiamento delle caserme occupate dai giannizzeri.

Venne altresì dichiarato fuorilegge il loro ordine religioso, quello dei Bektashi, i confratelli dei quali vennero perseguitati e banditi, ma continuarono ad esistere vivendo in ambienti religiosamente sincretici, soprattutto nei Balcani, nei luoghi da dove gli antenati dei giannizzeri provenivano.

Questa sollevazione popolare diretta dall’alto venne chiamata Vaka-i Hayriye “Il Fausto Evento” a Costantinopoli mentre, al contrario, in alcune località balcaniche venne detta Vaka-i Şerriyye, “L’Evento Sfortunato”.

Dopo la distruzione delle caserme dei giannizzeri, la concezione di “ottomano” cambiò abbastanza velocemente ma quasi sempre traumaticamente: dapprima incluse i soli musulmani sunniti, in seguito tutti i sudditi dell’Impero, senza distinzione di confessione religiosa che poterono entrare gradualmente nei ranghi dei dipendenti dello Stato.

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