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I poeti appartati: Osip Mandel’štam

La conchiglia

di

Osip Mandel’štam

Forse non ti sono necessario,
notte; dalla voragine totale
simile a una conchiglia senza perle
sono stato gettato alla tua riva.

Di schiuma gonfi impassibile le onde,
canti scontrosa;
eppure l’amerai, l’apprezzerai,
la bugia dell’inutile conchiglia.

Le giacerai accanto sulla sabbia,
la indosserai come la tua pianeta,
tenacemente unite intreccerete
l’immensa campana delle increspature,

e le pareti della fragile conchiglia
come il guscio di un cuore inabitato
riempirai dei sussurri della schiuma,
di pioggia, nebbia, vento.

1911

Osip Mandel’štam , Poesie, a cura di Serena Vitale , collezione I Garzanti .1972 ,Garzanti editore.

L’anno scorso, sull’isola di Sevan in Armenia, passeggiando nell’erba che mi arrivava alla cintola, ammiravo il fiammeggiare ateo dei papaveri; vividi come il dolore di una operazione chirurgica, lievi pseudo-cotillons, grossi, troppo grossi per il nostro pianeta, incombustibili libellule dalla bocca semiaperta i papaveri crescevano su ributtanti steli pelosi.
Invidiavo i bambini che davano accanitamente la caccia alle ali di papaveri tra l’erba. Mi chinai una volta, poi un’altra; il fuoco mi divampava tra le mani, quasi un maniscalco mi avesse offerto carboni ardenti.

[Osip Mandel’štam, Sulla poesia, traduzione di Maria Olsoufieva, Milano, Bompiani 2003, p. 173]

Questa nota, il cui titolo è Troppo grossi per il nostro pianeta, l’ho letta sul blog di Paolo Nori.

3 COMMENTS

  1. Tutto sta nell’intendersi sull”appartato’. Mandelstam era ben conosciuto al punto che fu proprio una sua feroce critica feroce all’incipiente stalinismo a decretare la sua fine. Allo stesso tempo era figura struggente ed umanissima che aveva aderito con forza ed entusiasmo alla rivoluzione bolscevica la quale, al pari della Rivoluzione Francese rimane pagina fondamentale del faticoso cammino della Storia. Mandelstam per il suo epico lirismo, per la voce intima e insieme possente, per un ebraismo inteso come appartenenza all’universalità dell’uomo (senza distinzioni di razza o di nazione) è oggi (più che mai) una luce.

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francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017