Verso una società solare – 2

di Giorgio Nebbia

Uno sviluppo umano può essere meno insostenibile dell’attuale soltanto ricorrendo in maniera crescente e determinata alle fonti di energia rinnovabili che tutte dipendono dal Sole.
(…)
La radiazione solare, e le fonti di energia da essa derivate, si prestano a fornire energia in tutte le forme a cui siamo abituati: si può ottenere calore a bassa, media e alta temperatura direttamente dal Sole; con questo calore è possibile scaldare l’acqua, le abitazioni, è possibile azionare frigoriferi e condizionatori d’aria, è possibile distillare l’acqua di mare per ottenere acqua dolce, con un contributo decisivo, così, del Sole alla sconfitta della sete che affligge molte zone tropicali e equatoriali costiere.
Anche l’energia solare, mettendo in moto il ciclo dell’acqua e scaldando diversamente le varie parti del pianeta, crea le condizioni per cui è possibile ottenere energia meccanica e elettrica utilizzando lo scorrere delle acque sulla superficie terrestre; o utilizzando le differenze di temperatura fra gli strati superficiali caldi e quelli profondi freddi dei mari tropicali; o utilizzando la forza del vento o il conseguente moto ondoso, anch’essi alimentati dalle differenze di temperatura provocate dal Sole sulle varie parti della Terra.
È possibile con i sistemi fotovoltaici ottenere energia elettrica direttamente dalla radiazione solare; è possibile trasformare l’energia elettrica di origine solare in altre forme, per esempio, in idrogeno utilizzabile come combustibile o come materia prima per prodotti chimici.
La radiazione solare, attraverso la fotosintesi, produce nella biomassa sostanze chimiche utili come materie prime o carburanti.
La letteratura su queste utilizzazioni dell’energia solare è sterminata; molte invenzioni risalgono a decenni fa e vanno dissepolte dall’oblio e sperimentate di nuovo alla luce dei progressi nei materiali e nelle tecniche.
Se il Sole è davvero il nostro grande amico e alleato verso uno sviluppo meno insostenibile, i nemici della transizione stanno nella pigrizia delle idee correnti.
L’energia solare ha comunque vari limiti; è distribuita irregolarmente nelle varie parti della Terra, nelle varie parti del giorno e dell’anno, è molto diluita rispetto alla concentrazione delle attuali società industriali. Ma proprio qui potrebbe stare anche la sua forza: è ormai chiaro che molti squilibri ecologici derivano proprio dalla concentrazione in spazi ristretti delle attività umane, dal superamento violento, in molti territori, della carrying capacity, della capacità che ciascun territorio ha di “sopportare” presenze umane e urbane, per cui una società solare offrirebbe l’occasione per una ridistribuzione e diffusione delle attività umane, per un uso più razionale dei grandi spazi che pure il pianeta Terra ancora offre.

“Introduzione” a ADER (Association pour le Développement des Énergies Renouvables), L’energia al futuro, BFS Edizioni, Pisa 2000

Per informazioni sulla “letteratura sterminata” e i carteggi di Giorgio Nebbia e altri studiosi sull’energia solare dal 1957 ad oggi: Fondazione Luigi Micheletti (Brescia), Fondi d’Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia e GaiaItalia.

Chi è l’autore?
Giorgio Nebbia, nato a Bologna nel 1926, laureato in Chimica; assistente di merceologia nell’Università di Bologna dal 1949 al 1959; libero docente di Merceologia dal 1955.
Professore ordinario di Merceologia nella Facoltà di Economia e Commercio (oggi Economia) dell’Università di Bari dal 1959 al 1995, ora professore emerito. Dal 1972 al 1994 ha tenuto per incarico l’insegnamento di Ecologia nella Facoltà di Economia dell’Università di Bari. Medaglia d’oro dei benemeriti della cultura e della scuola.
Ha ottenuto la Laurea honoris causa in Discipline economiche e sociali nell’Università del Molise (1997) e la Laurea honoris causa in Economia e commercio nell’Università di Bari (1998).
È stato deputato (1983-1987) e senatore (1987-1992) della Sinistra indipendente.
Nebbia ha orientato i suoi studi nel campo della Merceologia verso l’analisi del ciclo delle merci, cioè dei materiali prodotti dalle attività umane, agricole e industriali: un ciclo che comincia dalle risorse naturali, passa “attraverso” i processi di produzione e di consumo, e comporta il ritorno alla natura dei residui delle attività economiche.
Nel campo dell’utilizzazione delle risorse naturali si è dedicato a ricerche sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua; ha contribuito, anche nel periodo parlamentare, all’elaborazione di una analisi del flusso di acqua e di materiali nell’ambito dei bacini idrografici.
Nei suoi studi sulle analogie fra i processi economici e quelli naturali, Nebbia ha esteso l’analisi dei flussi di materiali e di energia all’economia, redigendo delle tavole intersettoriali in unità fisiche, da sovrapporre a quelle tradizionali in unità monetarie; queste ricerche sono state l’oggetto delle “tesi” discusse quando gli sono state conferite le due lauree honoris causa.
Nel corso di tali ricerche Nebbia ha studiato il rapporto fra le attività umane e il territorio, con particolare riferimento al metabolismo delle città, allo smaltimento dei rifiuti – merci anch’essi – e al loro recupero, ai consumi di energia.
Giorgio Nebbia è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di alcuni libri: Il problema dell’acqua (Cacucci, 1969), La società dei rifiuti (Edipuglia, 1990), Sete! (Editori Riuniti, 1991), L’energia solare e le sue applicazioni. Lo sviluppo sostenibile (Cultura della Pace, 1991), Merci da sogno (Licorno, 1999), Giano pace ambiente problemi globali (Cuen, 1999), Risorse naturali e merci: un contributo alla tecnologia sociale. Risorse merci e ambiente (Progedit, 2001), Le merci e i valori: una critica ecologica al capitalismo (Jaca Book, 2002).
Si è impegnato anche nella divulgazione dei problemi della scienza e della tecnica, con particolare riferimento alla scienza merceologica e ai problemi ambientali. Si è occupato anche di storia della tecnica e dell’ambiente.
È stato inoltre attivo nei movimenti per la difesa dell’ambiente e per la pace.

(qui la prima parte)

10 COMMENTS

  1. Messa così, sembra facile.
    Soprattutto è un discorso che va bene a tutti perché fa a meno della politica.
    Sembra quasi un’esigenza etica.
    Come se l’argomento energia non fosse tutto interno al binomio tecnica-politica.
    Su solare, nucleare, petrolio, fonti alternative, eccetera, non è possibile disporre di dati certi e condivisi sui quali farsi un’opinione qualsiasi.
    Non appena si fa cenno al solare salta su qualcuno a dire che il fabbisogno energetico delle nostre economie è tale che il solare non può soddisfarne che una minima parte.
    Stessi dati contraddittori sul nucleare, sulle risorse petrolifere restanti, eccetera.
    Ci sono terrificanti potenze economiche in ascesa che usano ancora prevalentemente il carbone.
    Tuttavia non si possono fronteggiare col solare.
    Credo che non si possa fare nulla: le risorse mondiali sono destinate all’esaurimento, nessuno può fermare il treno in corsa del capitalismo selvaggio.
    La tendenza all’accumulazione illimitata è strutturale.
    Il comunismo è morto, il capitalismo è disperatamente aggrappato alla vita come un malato terminale e ci distruggerà trascinandoci alla rovina.
    Ai voglia a fare specchi solari, pannelli, roba fotovoltaica.
    L’economia sembra tenersi fuori dal territorio della ragione.

  2. Per rispondere ad un commento di Maria Luisa alla prima parte: è vero quel che dici, circa lo scrivere di ecologia, ma per fortuna proprio in questi ultimi anni sta finalmente nascendo, anche se tra mille difficoltà, una cultura ecologica in grado di scrivere senza quelle semplificazioni alle quali ti riferisci.
    Mi auguro che questa fase porti a buoni risultati…
    Staremo a vedere :)

  3. “(…) le risorse mondiali sono destinate all’esaurimento, nessuno può fermare il treno in corsa del capitalismo selvaggio.
    La tendenza all’accumulazione illimitata è strutturale.
    Il comunismo è morto, il capitalismo è disperatamente aggrappato alla vita come un malato terminale e ci distruggerà trascinandoci alla rovina.
    (…)
    L’economia sembra tenersi fuori dal territorio della ragione.”

  4. Forse l’età, forse le riflessioni, tutto mi ha portato ad essere meno schiavo delle euforie e meno propenso alla tristezza, anche in questo argomento voglio essere a metà fra il tragico e l”ingenuo entusiasmo.
    Le cose scritte sono sacre, davvero, però ho un’idea fissa: dal basso si può fare molto e quei maledetti politicanti devono fare di più. A volte credo che sia giunto il momento, in ambito ambientale, di andare con una grande manifestazione davanti al Parlamento, non solo nei tranquilli borghi di provincia lontani dal potere, a minacciare con serietà e intelligenza tutti quei faccioni affettati e tronfi che si dividono gli scranni come i punti della spesa.
    Chiedere proposte serie e verificarne i passi ottenuti. Pena del fallimento: a casa, via, fuori, rauss!
    Ma lo sapere che in Svezia il Ministero dell’Ambiente è fondamentale e molti altri Ministeri devono rispettare per qualsiasi scelta durissime leggi ambientali per muovere un solo passo.
    Infatti, solo per fare un esempio, il fiume centrale di Stoccolma è acqua pura se lo confrontiamo con i nostri fiumi insozzati.
    Mettiamocelo in testa, usciamo dai nostri confini con la zucca per ragionare e osservare, siamo davvero governati da gente impreparata che deve essere sbattuta fuori a calci nei c….i senza indugio.
    Parlano di contenitori (esempio il grande partito democratico o il polo delle libertà), contenitori, non contenuti. E’ un dramma. E sempre la solita gente che non sa dov’è il Darfur, che non ha idea di che cosa sia un affitto da 800 euro e più da pagare con uno stipendio misero, che se gli chiedi chi era Mazzini non sa neppure in quale secolo è vissuto… drammi culturali e conseguentemente di sensibilità.
    Lo possiamo accettare in mille lavori, ci mancherebbe, ma non nella cosa pubblica. Ci vuole serietà e cultura. Punto.

  5. Beh, non è del tutto esatto che non ci siano dati condivisi, per quanto incompleti. Per esempio, è noto che l’energia solare che colpisce la terra in 1 ora è superiore a quella consumata da tutto il genere umano in un anno. Ma è anche indiscutibile che al presente il costo dell’energia solare non è assolutamente competitivo con quello dell’energia fossile (carbone, petrlio, ecc).

    “Ora è arrivato il momento di costruire una città solare” (commento al post precedente) credo sia un’affermazione azzardata.

    Cominciare a pensarci e a lavorarci è semplice buon senso.

    Il capitalismo, dal canto suo, non aspetta altro che roba nuova da vendere…

    Il numero del 9 febbraio di Science è dedicato a Energia e Sostenibilità. Qui sotto un breve estratto. Posso fare a meno di tradurlo? Dite di si, vi prego. So’ TROPPO pigra…

    Da: Science, Volume 315, Issue 5813, Sustainability and Energy, pag 789 – February 9 2007

    “Toward Cost-Effective Solar Energy Use”

    […] More energy from sunlight strikes Earth in 1 hour than all of the energy consumed by humans in an entire year. In fact, the solar energy resource dwarfs all other renewable and fossil-based energy resources combined (1). With increasing attention toward carbon-neutral energy production, solar electricity—or photovoltaic (PV) technology—is receiving heightened attention as a potentially widespread approach to sustainable energy production. The global solar electricity market is currently more than $10 billion/year, and the industry is growing at more than 30% per annum (2). However, low-cost, base-loadable, fossil-based electricity has always served as a formidable cost competitor for electrical power generation. To provide a truly widespread primary energy source, solar energy must be captured, converted, and stored in a cost-effective fashion. Even a solar electricity device that operated at near the theoretical limit of 70% efficiency would not provide the needed technology if it were expensive and if there were no cost-effective mechanism to store and dispatch the converted solar energy upon demand (3). Hence, a complete solar-based energy system will not only require cost reduction in existing PV manufacturing methods, but will also require science and technology breakthroughs to enable, in a convenient, scalably manufacturable form, the ultralow-cost capture, conversion, and storage of sunlight. […]

    1. World Energy Assessment Overview, 2004 Update, J. Goldemberg, T. B. Johansson, Eds. (United Nations Development Programme, New York, 2004) (www.undp.org/energy/weaover2004.htm).
    2. Basic Research Needs for Solar Energy Utilization (U.S. Department of Energy, Washington, DC, 2005) (www.er.doe.gov/bes/reports/abstracts.html#SEU).
    3. M. I. Hoffert et al., Science 298, 981 (2002

  6. @ala-nina
    la mia sensazione, per esempio, è che oggi sarebbe possibile, a costi altissimi, costruire ex novo una “città solare” o comunque bio-climatica.
    se ne possono costruire svariate, ma ciò non sposterebbe di un millimetro la traiettoria auto-distruttiva in atto.
    e poi: che fare delle città attuali, non-solari?
    le possiamo adeguare, ma in quale misura? a quali costi?
    e poi: chi le costruisce se la sensazione comune è ancora quella di risorse illimitate?
    la politica si fonda sulle emozioni: una cosa è sapere in via teorica che il petrolio tra trent’anni è finito e una cosa è constatare che alla pompa non c’è più.
    si possono riporre speranze sulla capacità di auto-riparazione della scienza del capitale, sulla sua capacità di cambiare rotta?
    cioè di immettere nuove tecnologie alternative sul mercato e a prezzi convenienti?
    nella logica globale di mercato nulla di rilevante accade fuori di esso.
    se la salvezza di quello che resta del pianeta potrà farsi business e dunque merce, allora sì.

  7. ehi! pensieri oziosi ha appiccicato i PDF!
    …nessuno dica nulla: prima o poi ci arrivo da me… :-)

    mr. tash: “se la salvezza di quello che resta del pianeta potrà farsi business e dunque merce, allora sì.”
    veramente, è suppergiù quello che spero io. non sarà il massimo dell’ottimismo, ma è il massimo del mio ottimismo.

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