Delle due, entrambe

marco-travaglio.jpgdi Marco Travaglio

L’11 luglio 2006 il sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, Giovanni Lorenzo Forcieri, dichiara al Senato: «Rispetto al sequestro di Abu Omar, riteniamo che non ci sia alcuna esigenza di porre il segreto di Stato». Il 16 luglio l’Ansa, citando fonti di Palazzo Chigi, scrive che il governo «si mantiene “in rispettosa attesa degli sviluppi dell’inchiesta”, chiarendo che sul segreto di Stato l’esecutivo non può intervenire e prendere una decisione (se mantenerlo o toglierlo) fino a quando non c’è una specifica richiesta dei giudici al riguardo. Se poi saranno accertate delle responsabilità, queste dovranno essere punite”». 

Da allora, nulla è cambiato. Senonché, il 14 febbraio, il vicepremier Rutelli comunica alla
Camera che «il governo ha ritenuto violato il segreto di Stato, attivando dinanzi alla Corte costituzionale il conflitto con l’autorità giudiziaria di Milano». Questa avrebbe «acquisito elementi informativi, anche documentali, attinenti all’identità di 85 dipendenti del servizio,
intercettandone le utenze cellulari, nonché elementi attinenti alla struttura e alle logiche di funzionamento del servizio, non direttamente afferenti al sequestro. Il Governo provvide ad apporre il segreto di Stato per impedire l’utilizzazione degli esiti di tali accertamenti». La Procura di Milano risponde che non è vero: Codice alla mano, il segreto di Stato scatta se un indagato lo oppone, ma sul materiale sequestrato al Sismi nessuno l’ha opposto, dunque non c’è alcun segreto di Stato; inoltre, nessuna legge vieta di intercettare agenti segreti, dunque averne intercettati 6 (non 85) è perfettamente legittimo. Come peraltro aveva detto lo stesso governo per bocca del sottosegretario Forcieri. 

Ora, per carità, può darsi persino che abbia ragione Rutelli: nel qual caso, i pm Spataro e Pomarici e il gip Interlandi vanno severamente puniti per aver violato il segreto di Stato. Se però, per disgrazia, dovesse aver torto Rutelli e ragione la Procura, dovremmo concluderne che Rutelli ha detto cose non vere al Parlamento, con tutte le conseguenze che ciò dovrebbe comportare, almeno nei paesi seri. Il segreto di Stato non è un fatto aleatorio, atmosferico, aeriforme. O c’è o non c’è. Non è un’opinione, è un fatto. Dovrà pur esserci un momento in cui sapremo con certezza se c’è o non c’è. L’impressione, invece, è che anche questa querelle finirà all’italiana: a tarallucci e vino. Il segreto non c’è, ma è come se ci fosse. O c’è, ma è come se non ci fosse. Visto da destra, visto da sinistra. Secondo me, secondo te.

Un po’ come l’accordo scritto tra Berlusconi e gli Usa per il raddoppio della base di Vicenza, che compare e scompare a seconda del tasso di umidità, senza che nessuno metta mai un punto fermo, magari mostrandocelo una buona volta. Un po’ come i compensi Rai ai consulenti di Sanremo, che violano la legge finanziaria, ma forse c’è una scappatoia. O come l’ennesimo caso Palermo.

Il 7 febbraio il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso dice alla stampa che il nuovo procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ha commesso una «violazione delle regole passibile di procedimento disciplinare» reintegrando a sua insaputa nella Dda gli aggiunti Lo Forte e Scarpinato (a suo tempo esclusi da Grasso): «Ho un potere consultivo che la legge prevede appositamente per sapere cosa ne penso dei nuovi assetti delle Dda… Penso di scrivere al Csm o al ministro». Messineo, che ha regolarmente inviato la bozza di circolare riorganizzativa del pool a Grasso (per posta) e al Csm (via fax), chiede al Csm di essere ascoltato sulla faccenda. Il 9 febbraio, con sua grande sorpresa, riceve in Procura la visita di un Grasso tutto affettuoso. Il 15 il sottosegretario alla Giustizia Luigi Ligotti, rispondendo alla Camera a un’interrogazione di FI, dichiara che la condotta di Messineo è stata «corretta», dunque niente procedimento disciplinare. Il 19 Grasso e Messineo vengono sentiti dal Csm, rispettivamente per due ore e per mezz’ora. Visto che non è questione da poco (stiamo parlando dei massimi responsabili della lotta alla mafia), sapremo mai se Messineo ha «violato la legge» o se Grasso l’ha calunniato? Nel primo caso dovrà risponderne Messineo. Nel secondo, Grasso.

Ma anche qui temiamo che finirà all’italiana: hanno ragione tutti e due, è stato tutto un equivoco. Nel qual caso sarebbe ora di aggiornare il lessico. L’espressione «delle due, l’una» è troppo netta. Va riformulata così: «delle due, entrambe».

 

(pubblicato su L’Unità, 21 febbraio 2007) 

21 COMMENTS

  1. “”Un cacciatore avea cieca fiducia nella lepre tantoché dopo corsa lunghissima raggiunse un gatto. Nel frattempo, sendosi dismemorate le genti che nel principio di chella corsa usava dar caccia alla lepre, plaudirono unanimi al cacciatore: perché insomma lepre o gatto fa lo stesso.
    Questa favola ne dice: che a bocca buona tutto è buono: e che il progresso non ferma.”” [Gadda, favola 56]

  2. grazie sergio di averlo postato oggi, così magari (a conti fatti) ci disperiamo un po’ meno della fine di questo governo…

  3. Qui non c’entra il governo, qui c’entriamo noi.
    Pataccari, approssimativi e cialtroni come sempre, a destra e a sinistra.
    Io amo questo paese, e anche i suoi abitanti, che sono davvero i più empatici e simpatici, tra gli europei, ma mi piacerebbe venirci in vacanza e lavorare altrove, essere amministrata altrove.
    E non posso dire nemmeno che è colpa della Chiesa che ci ha sempre assolti, perchè non siamo l’unico paese cattolico.
    Perché abbiamo inventato i tarallucci e vino? Perchè solo a noi è venuto in mente di inventare nello stesso tempo e in parallelo i guelfi e ghibellini e i tarallucci e vino?

  4. nessuno qui ha proprio niente da dire su quel che e’ successo in senato?
    no, cosi’ per curiosita’.

  5. Travaglio è sempre molto preciso e documentato, ancorché noioso, nulla scrivendo di fantasioso.
    Molti altri lo sono molto di meno, precisi e documentati: è un caro vezzo di questo paese coprire i fatti ed i documenti con parole e parole e parole..

    Poi, ognuno li valuterà come crede, i fatti. Ma conoscerli non è mai male.
    Credo.

    Mario

  6. Hai ragione Sitting, stasera mi va di lasciarmi un pò andare….e che bello, come sto bene!
    Respiro!

  7. sitting converti i tuoi ormoni, e pensa a me, piuttosto, non ne ho anta, ma enta, e vesto solo di seta, satanica seta, si, e parrucca, parrucca d’osso…

  8. OT
    Nessun commento su NI sul linciaggio mediatico di Rossi e Turigliatto, che non si sono astenuti ma han rinunciato al voto, abbassando il quorum da raggiungere?
    E’ un fenomeno credo importante da capire, il perché sia stata addossata tutta a loro la colpa della caduta di Prodi quando in verità il governo avrebbe avuto la sfiducia anche con il loro voto favorevole – al di là del giudizio che si può dare del loro non voto.
    Lorenz

  9. jenny carota, grazie per l’offerta, sono costretto a declinare causa mio apprezzamento esclusivo per il genere femminile… credo che per lei possa andar bene la signora eva risto, non so se mi spiego… auguroni vivissimi.

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sergio garufi
sergio garufihttp://
Sono nato nel 1963 a Milano e vivo a Monza. Mi interesso principalmente di arte e letteratura. Pezzi miei sono usciti sulla rivista accademica Rassegna Iberistica, il quindicinale Stilos, il quotidiano Liberazione, il settimanale Il Domenicale e il mensile ilmaleppeggio.