Post in translation : Régis Jauffret (seconda)

dandy

Dandy
di
Régis Jauffret
(traduzione di Francesco Forlani)

– Sono razzista, ma nel senso buono del termine.
Non ho mai condiviso la violenza, la distruzione delle sinagoghe, delle moschee, neppure il boicottaggio dei prodotti provenienti da Cina e Giappone. Sono scandalizzato dalla tratta dei Neri, e anche dalla colonizzazione, l’ avventurosa impresa portata avanti e istigata da filantropi illuminati che rende ridicola la nostra storia. Tanto meno credo alla diseguaglianza delle razze, delle culture, e ho il fermo convincimento che tutte le lingue si equivalgano.
– Il mio razzismo è più elegante

Sono giovane, e anche un po’ dandy. Il mio odio va alle persone anziane, capolinea di razza, che, invece di trovarsi in via d’estinzione, come si potrebbe credere gettando un’occhiata divertita all’elenco dei convogli funebri, continuano a rinascere dalle loro ceneri propagandosi manco avessero scoperto un funesto segreto che gli permetta di riprodursi alla velocità dei conigli o delle formiche.
– Questa immigrazione interna è di un selvaticume inverosimile.
Si direbbe che venuti dal centro della terra, i vecchi si facciano strada attraverso le fogne, e si organizzino in blocchi per sollevare i tombini di ghisa e invadere le nostre vie. A meno che, utilizzando le condotte, non sbuchino nei nostri bagni facendo saltare il tappo del lavandino o ci facciano sobbalzare per aria come fuscelli, sbucando proprio quando ce ne stavamo esattamente seduti sulla tazza.
Invece di trattare l’Occidente con un prodotto specifico, che sia assolutamente innocuo per i giovani e che elimini i vecchi a intervalli regolari, noi si sta lì a proteggerli, arrivando al punto di dispensare loro delle cure manco si trattasse di animali di compagnia o addirittura di neonati prematuri in pericolo di vita. Li sistemiamo in appartamenti a volte immensi dove possono trotterellare a loro piacimento, quando poi i giovani se ne stanno compressi tra quattro mura così strette che fanno perfino fatica a muoversi abbastanza da poter condurre a compimento un coito e riprodurre la specie. Noi gli si versa perfino una rendita, in cambio del loro far niente assoluto, del loro parassitismo, e della loro bruttezza. Si arriva al punto di sotterrarli invece di gettarli nell’immondizia insieme ai resti dei rifiuti domestici.
Un Occidente progressista veramente moderno, dovrebbe unire le sue forze per sradicare il vecchiume. Non sperate che un mutamento climatico ce ne sbarazzi, è una razza con una capacità di adattamento, di mutazione, simile a quella dei virus più subdoli. Quando la Terra ne sarà ripulita, raggiungeremo finalmente la felicità. Il mio razzismo è quello di un saggio, di un umanista.
Diffidate di quei viziosi che amano i vecchi.

da Microfictions 1

NOTE
  1. ‘Microfictions’ , Gallimard Aprile 2008; raccoglie 500 micronarrazioni, di una pagina e mezzo, 500 frammenti di vita di gente comune al cui interno si trovano migliaia di personaggi. Nate da una medesima pulsione alla scrittura , in un determinato tempo e tutte in uno stesso formato, identica struttura, queste storie brevi (ognuna dotata di un narrante, molto spesso una narrante) raccontano i loro amori, crimini, vigliaccherie, piccoli fascismi ordinari, qualche momento di felicità o di gioia familiare, il tutto offrendo il proprio punto di vista sull’esistenza, sull’educazione dei figli, ma anche su quella dei vecchi.🡅

32 COMMENTS

  1. Furlen, mi piaci cattivo! Il tuo cinismo ha una forza veritativa!
    e fa ridere la verità…

  2. E’ una traduzione ottima, anche se non una professionista.
    Hai trovato il tono giusto, crudele, mordace, e nello stesso tempo
    l’analisi fredda del dandy della condizione dei vecchi ( e non anziani)
    nelal società. Si sente un’osservazione quasi animalistica.
    E mi sono trovato a gustare lo stesso piacere un po’ perverso a leggere
    un testo satirico.

    Ma credo che sono una viziata perché amo i vecchi ( non tutti).

    Bravissimo effeffe!

  3. l’immagine che crea mistero e eleganza.

    Mani che cercano a frugare il cuore,
    a rubare il mondo,
    non so…

  4. verò dici non professionale perché non pagata?
    certo anche a me piacerebbe che fosse professionale…
    effeffe
    a meno che non volessi dire
    è una traduzione ottima, anche se non sono una professionista…
    verò,
    bambino viziato Enfant gâté
    vizioso, par contre, Incline al vizio; anche, caratterizzato da cattive abitudini e da depravazione:

  5. effeffe,

    Je voulais dire que j’ai trouvé la traduction excellente, même si je ne connais rien à la traduction.

    Lapsus révélateur viziata, non?

  6. concordo con tash :)
    ma come la mettiamo coi giovani vecchi?
    molti baci, io la leggo sempre seppur a sprazzi
    la funambola

  7. ..Mah..

    .. ma chi li cura?..

    non ci è concesso ..

    .. li mortifichiamo..

    .. gli rendiamo, gli ultimi anni della loro vita, delle merde d’uomo(d’essere umano).

    .. ogni volta che incrocio un anziano, i loro sguardi sono sempre bassi, sanno cosa intimamente la gioventù produttiva pensa di loro.

    poi, tutti gli anziani non sono uguali, hanno fortune diverse, chi sa di quali inziani stà parlando l’autore?

    .. alcuni anziani poi sono piu’ che utili nella società, e non vengono neanche pagati, tranne che dal vitalizio che, peraltro, loro stessi si sono guadagnati.

    .. adoro i vecchietti incazzati che con il bastone rompono i fanali delle auto parcheggiate sui marciapiedi, che brontolano costantemente contro le inefficenze dell’amministrazione pubblica, e che fomentano le folle quando le file durano troppo.

    Spero di diventare presto uno di loro, così non posso più essere accusato di teppismo.

  8. mi concerne eccome.
    odio tutto questo vecchiume di cui faccio parte.
    le sale cinematografiche piene di teste bianche.
    le gallerie e i musei rigurgitanti di anziani con nient’altro pensiero in testa che non sia quello della morte.
    ancora dopo tanti anni seguono le guide perché mai si presero la briga di vedersele da sé, di leggere e studiare un po’.
    tutta la vita hanno (abbiamo) seguito uno/una che spiegava, indirizzava, disceva come stanno le cose, come sono, ci diceva quello che dovevamo pensare: ci siamo abituati.
    quindi niente saggezza.
    solo anzianità pregressa.

  9. a. per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali.
    b. si nasce vecchi e si muore giovani.
    c. per tradurre dal francese è più utile pensare in francese o in italiano?

  10. Pensare in francese, credo, aparrag aculnaig, per sentire tutto il piccante della scrittura, l’ironia, la cattiveria.

    Se potrebbe scrivere il testo di un dandy che odia la giovinezza.
    Credo che non mancherebbe di pepe.

  11. aparrag
    a mio modestissimo parere non esiste un piano di traduzione (francese italiano) a prescindere dai testi. Ogni opera (racconto, articolo…) presuppone un universo linguistico e soprattutto una visione del mondo dell’autore che il traduttore deve tenere ben presente. Ad ogni modo quello che conta è eliminare l’odore – o profumo che sia- della traduzione. Diciamo traduzione bella e quasi fedele. Premesso questo, su un piano più generale, la prossimità delle due lingue presenta molti rischi. Io per esempio tendo ad eliminare aggettivi possessivi e dimostrativi che i francesi usano naturalmente più di frequente degli italiani. J’ai pris ma voiture…se lo traducessi alla lettera avrei, ho preso la mia macchina, quando in italiano si omette il possessivo a meno che non si lavori in un autonoleggio o che si pratichi il furto sistematico di vetture altrui.
    Così traduco sistematicamente demander con chiedere pur sapendo che domandare funzionerebbe comunque. Quando poi leggo Tu parli! traduzione di tu parles! ci resto un po’ male.
    effeffe

  12. Ciao effeffe,

    Credo che i francesi affermano il senso della propietà :-)

    Dunque si deve pensare la traduzione dal vicolo dell’autore con la sua propia lingua.

  13. Mais je suis une mauvaise conseillère :-), je suis trop attachée littérairement, affectivement à ma langue natale;
    j’en suis trop amoureuse.

  14. il divertente è che si è già “vecchi” a trent’anni, licenziati dai precari posti di lavoro. giovani e vecchi uniti dal fatto di non essere entrambi più produttivi, che volete di più? salti di generazione che si ritrovano a parlare in quella panchina di un parco;-)

  15. Dare le colpe è sempre tanto semplice e rassicurante… però non basta mon amie, non basta affatto puntare il dito… o le braccia, che di questi tempi pare tornare di moda…

  16. Bah, preferisco la modesta proposta di swift.
    Ma li trovi tutti te, furlèn?
    Cmq. digli al tuo amico régis di andarsi a vedere whatever works di w. allen. Cambierà subito idea.

  17. Parodie de dandy

    Je suis l’ultime fleur de ma race, j’en exhale le parfum désuet et l’élégance poudrée.
    Ma haine va aux jeunes, à cette génération atrofiée, qui, au lieu d’être en voie d’extinction, comme le laisserait supposer les courbes démographiques, ne cessent de peupler nos salles de classe et de se propager comme un essaim d’insectes prêt à nous assaillir.
    On dirait que venus des centres commerciaux où ils aiment promener leur vacuité d’esprit et leur appétit grossier, les jeunes se fraient un passage pour investir nos voitures, nos rues, nos maisons.
    Au lieu de traiter l’Occident avec un produit spécifique, qui, tout en étant d’une parfaite innocuité pour la vieillesse, les éliminerait à intervalles réguliers, nous assurons leur paresse, allant jusqu’à leur offrir des ordinateurs, des consoles, des Ipod et à subir leur insatisfaction.
    Nous subissons la vulgarité de leur langue, la brutalité de leur syntaxe, le viol répété de l’orthographe.
    On les loge dans des appartements où ils trainent leurs pantalons descendus sur les fesses comme des hippotames, arborant une figure toujours bougonne, tandis que la vieillesse, pleine d’énergie, part le matin très tôt dans des bureaux confinés qui poussent quelques uns au suicide.
    Ils nous infligent le spectacle déguelasse de leurs baisers à pleine bouche et les remugles de leur coït animal, alors que nous avons toujours préféré l’élégance de l’amour platonique.
    On leur verse des rentes dont il abuse sans l’ombre d’un remords.
    On va jusqu’à supporter leur laideur affichée partout comme modèle.
    Un Occident progressiste devrait éradiquer la jeunesse.

    Méfiez-vous de ces vicieux qui aiment les jeunes.

    J’ai écrit d’un jet avec le livre. Il y a sûrement des maladresses, mais je me suis bien amusée…

  18. grazie per il bel testo…
    personalmente ho sempre detto di pensarla come i greci, che l’unica cosa che conta sono forza, bellezza e giovinezza, e il resto sono solo alibi compensativi…
    tuttavia una mia amica omocognonima sostiene con buone ragioni che un corpo vissuto ha più valore…

  19. Ciao Effeffe,
    ogni generazione è in genere incazzata nera con le precedenti, soprattutto con quella tentacolare che al momento (ai tempi) governa… in età moderna questa compressione dell’odio s’è presentata molte volte, appunto ogni generazione. Ma così come è vero che non tutti sono così, non tutti coloro che – viziosi – amano i vecchi come non tutti gli stessi vecchi sono esclusivamente “vecchi”, nemmeno tutti i giovani sono per forza costretti: ci sono anche giovani che stretti in quelle quattro mura ci stanno bene, magari ogni tanto si lamentano, ma ci stanno perchè è meglio così (per loro, per i loro interessi). Noi che si scrive siamo la specie umana più prossima ai lupi che esista: viaggiamo con la nostra testa e talvolta ci si schiera in gruppo per sopravvivere. Un abrasso

  20. Ajout à Dandy(pastiche)

    Un Occident progresiste devrait éradiquer la jeunesse. Au lieu de financer des campagnes publicitaires de sécurité routière, nous devrions les encourager à leur bêtise tribale en leur fournissant des voitures de sport avec lesquelles ils s’éclateraient la gueule en fin de semaine, histoire de mettre de l’animation dans les villages français vers les trois heures du matin. On pourrait même organiser des installations à partir des carcasses. On pourrait les encourager à abandonner le préservatif et à baiser entre eux.
    Nous nourrissons un espoir pour cet hiver. Nous avons mis au point un vaccin pour la grippe A qui au lieu de contrer la maladie, la décuple. Nous organiserons des campagnes de vaccination obligatoire dès le mois prochain.
    Une fois la jeunesse éradiquée, nous pourrons goûter le plaisir de dilapider les énergies, de polluer, de semer nos ordures partout, puisque nous serons l’ultime génération sur la planète et nous en aurons fini une bonne fois pour toute avec le réchauffement climatique.

Comments are closed.

articoli correlati

Mots-clés__Montessori

Montessori di Francesco Forlani Vasco Rossi, Asilo Republic -> qui ___ https://www.youtube.com/watch?v=E2pWbYaTc_o ___ Da L.-F. Céline, La bella rogna, trad. Giovanni  Raboni e Daniele Gorret, Milano, Guanda, 1982 Tutto...

Comunisti dandy: le retour

  Moda uomo, “classica”come la vanità maschile Nell’inserto che La Provincia di Como ha dedicato alle recenti sfilate della moda uomo...

Overbooking: Titti Marrone

Nota di lettura di Francesco Forlani al romanzo La donna capovolta di Titti Marrone Dei libri mi piace cogliere i segni che sono...

Il postino di Mozzi

brani di Guglielmo Fernando Castanar (in corsivo) e Arianna Destito Cominciai questo lavoro di raccolta dopo il terzo o il...

Penultimi ( note fuori dal coro )

    Nota (continua) di Francesco Forlani     I Può capitare alla fine dei corsi quando mi aggiro tra i banchi vuoti, di ritrovare dei tappi di penne righelli...

NApolinaire Sud n°18- Editoriale + Pasquale Panella

Editoriale effeffe   Diciotto   18 Novembre. Una data importante per noi ex allievi della Nunziatella. Anniversario della nascita del Real Collegio, anno...
francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017