Tang Jitian e Liu Wei: l’emergenza e il lato oscuro della legge

di Flora Sapio – via Cineresie

Tang  Jitian e Liu  Wei sono avvocati. Hanno difeso migranti, agricoltori privati della terra, persone sieropositive, le vittime dello scandalo del latte alla melamina – ed i membri del movimento Falungong. In Cina, la maggior parte degli avvocati non accetta di occuparsi di questi o simili casi. Sono casi considerati ‘sensibili’, in quanto potrebbero indurre il verificarsi di emergenze: proteste, cortei, dimostrazioni o altri comportamenti che sfidano apertamente la legittimità del governo e del partito. Tang e Liu fanno eccezione. Sono avvocati per la difesa dei diritti civili (weiquan lüshi): un piccolo gruppo di professionisti che accetta casi ‘difficili’, abbinando quest’attività alla normale professione forense o all’insegnamento del diritto.

La loro storia ha seguito le ben note vicende di qualsiasi sfida che contrappone gli avvocati per la difesa dei diritti civili allo stato-partito.

A dicembre del 2008, Tang Jitian firma la dichiarazione ‘Carta 08’, documento con cui 2.000 intellettuali richiedono la democratizzazione del regime politico Cinese.

A marzo 2009, Tang e Liu sono tra quanti presentano una denuncia contro il capitolo di Pechino dell’Associazione Nazionale degli Avvocati Cinesi, sostenendo che l’istituzione di una tassa per la registrazione annuale della licenza costituisce, in realtà, un atto di estorsione.

A fine maggio, Tang non supera la valutazione annuale per il rinnovo della licenza di avvocato. Il 4 giugno, nel cuore della notte Tang è svegliato dallo squillare del campanello di casa. Alla porta, vi sono quattro agenti che lo caricano malamente in un’auto e lo conducono in una stazione di polizia.  Tang è condotto nel seminterrato di un albergo, ove trascorre quattro giorni. ‘Qualcuno’ riesce inoltre a persuadere il suo padrone di casa a rescindere in anticipo il contratto di affitto, così Tang è costretto a traslocare. Il rinnovo della licenza è temporaneamente negato anche a Liu Wei.

A questo punto, l’acuto osservatore ha colto i segni premonitori, e sa che è solo questione di tempo prima che a Tang e Liu accada qualcosa di irreparabile. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbero sparire, oppure essere indagati con l’accusa di evasione fiscale, corruzione o reati contro la sicurezza di stato. Nel migliore dei casi potrebbero essere espulsi dall’ordine degli avvocati.

E’ solo questione di tempo

Per questo è importante che l’opinione pubblica internazionale sia attenta, pronta a far rimbalzare il messaggio da account Twitter ad account Twitter ed inviare lettere alle autorità. L’attenzione internazionale può fare qualcosa per Tang e Liu, perché se tutti guardano ai due avvocati, forse non saranno nuovamente spintonati entro un’auto dai vetri oscurati e su di loro si abbatterà la vendetta, pur sempre dura ma sopportabile, di una temporanea disoccupazione. In questo gioco del gatto e del topo è chiaro fin dall’inizio chi avrà la meglio.  Se qualcosa spinge Tang e Liu ad andare avanti, questa è solo la fiducia nella giustizia, una giustizia che dovrebbe essere garantita dal diritto.

La Giustizia, in quanto valore morale, è però qualcosa di ben diverso dalle norme che è possibile utilizzare per avere ragione di Tang e Liu, al di là dei meriti specifici del caso e dell’opinione pubblica internazionale. Chi ha detto che Giustizia e diritto, Eguaglianza e diritto, Libertà e diritto debbano procedere di pari passo?  La norma giuridica può ben essere utilizzata per cercare di realizzare il valore della Libertà. Ma possiede anche la potenzialità – oscura ed angosciosa – di limitare le libertà in modo non troppo giustificato.

Il lato oscuro della legge

Il 27 aprile 2009, la Corte Popolare Intermedia della città di Luzhou (provincia del Sichuan) celebra il procedimento di secondo grado contro Yang Ming, un membro del movimento Falungong, accusato del delitto di ‘sabotaggio dell’attuazione delle leggi ad opera di setta eretica’. Tang e Liu sostengono l’innocenza di Yang, cosa che evidentemente non è gradita al giudice Li Xudong. Dimentico delle norme disciplinari, il giudice consente a ‘qualcuno’ di videoriprendere il processo. Inoltre, rispondendo ad un segnale convenzionale lanciato da un uomo di mezz’età seduto in prima fila, prende a battere freneticamente il martelletto ogni volta che Tang e Liu cercano di prendere la parola.

I due avvocati comprendono di essere burattini in un processo fasullo, consegnano al giudice un documento contenente la difesa di Yang Ming, e si allontanano dall’aula mentre persone non identificate riprendono la scena.

L’uscita di Tang e Liu dall’aula ha di fatto reso impossibile proseguire l’udienza. Si è quindi realizzata l’ipotesi diviolazione disciplinare prevista dall’art. 40(8), Legge della RPC sull’Avvocatura,

“Gli avvocati, nella loro pratica professionale non devono:

(8) turbare l’ordine dei tribunali e delle corti arbitrali, disturbare la regolare celebrazione delle udienze processuali ed arbitrali.”

Secondo la Legge sull’Avvocatura, a Tang e Liu può applicarsi la sanzione della revoca (diaoxiao) della licenza, se la “turbativa dell’ordine del tribunale” o il “disturbo della regolare celebrazione dell’udienza processuale” sono stati commessi “in circostanze gravi” (art. 49 (6)). La corte Intermedia di Luzhou quindi, richiede all’Ufficio di Giustizia di Pechino l’adozione di provvedimenti disciplinari contro Tang e Liu. L’Ufficio della Giustizia di Pechino il 22 aprile 2010 tiene un’udienza, e decide di revocare la licenza a TangLiu. Entrambe le decisioni (jueding) sono pubblicate sul sito internet dell’Ufficio.

La revoca della licenza a Tang e Liu può essere considerata un atto moralmente ingiusto, incompatibile con norme internazionali che – se violate dalla Cina – possono per loro stessa natura indurre la sola condanna morale del Paese, ma non l’adozione di sanzioni. Se si guarda al diritto interno, però, la decisione resa dall’Ufficio di Giustizia appare del tutto coerente. Le norme che rendono possibile punire Tang e Liu sono norme illiberali, moralmente ingiuste, e fortemente lesive dell’indipendenza dell’avvocatura. Questo  giudizio morale però non intacca la loro formale validità – la Legge sull’Avvocatura è stata approvata ad ampia maggioranza dal parlamento di uno stato sovrano, in conformità alle norme sulla produzione giuridica.

L’uso strumentale del diritto può sembrarci aberrante, poiché immaginavamo che trent’anni di riforma giuridica avrebbero prodotto un risultato diverso, una transizione della Cina verso una forma di stato di diritto ricalcata sul prototipo ideale delle democrazie occidentali. Invece, ci confrontiamo con uno stato abile nell’usare il diritto per limitare i diritti in nome di un più ampio e vago interesse comune. Non è un caso, quindi, che Tang e Liu siano stati puniti. Così come non è un caso che le proteste dei lavoratori,  i cortei e le manifestazioni possano essere qualificate come emergenze, rendendo  possibile l’arresto dei manifestanti in deroga ad ogni garanzia della libertà della persona.

Abbiamo forse peccato di ottimismo, quando credevamo che norme favorevoli agli investitori stranieri avrebbero prima o poi garantito al cittadino libertà diverse dallo scegliere cosa consumare, e come divertirsi? La sorte toccata a Tang e Liu lascia comprendere come il ricorso a stati di emergenza, reali o artefatti, ma sempre e comunque ampiamente intesi, sia ormai diventato uno strumento normale dell’arte di governo.

Flora Sapio è affidataria del corso in Storia ed Istituzioni della Cina all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Ricercatrice attiva in ambito italiano e internazionale, membro della European China Law Studies Association, è autrice per Brill del volume “Sovereign Power and the Law in China”, e di articoli sul sistema di giustizia penale nella Repubblica Popolare Cinese.

Foto di Andrew G. Carter su Flickr qui. Foto di un gruppo di persone – normali cittadini – venuti a Pechino per una petizione contro le ingiustizie subite e la corruzione dei funzionari statali; vivono come possono in metropolitana.

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