Il più dolce delitto

di Francesca Bertazzoni

gianCarlo Onorato è cantautore di lungo corso, produttore, scrittore e pittore. Nel 2010 è uscito il suo quarto lavoro da solista, il disco “Sangue bianco”, con la collaborazione di Anna Lamberti-Bocconi per i testi. Oltre a “Il più dolce delitto” ha pubblicato il racconto “L’officina dei Gemiti” (Millelire/Stampa Alternativa, 1993) e la raccolta di racconti “L’ubbidiente giovinezza” (Il Sestante, 1999).

Il più dolce delitto è tutto fuorché una lettura facile, piuttosto un libro da percorrere concedendosi delle pause: si patisce, leggendolo, di eccesso di stimoli.

La scrittura è ingannevolmente tersa, elegante, mobilissima. Dico ingannevole perché l’estrema gentilezza (gentilezza, gentile sembrano essere parole molto care all’autore) non cancella la brutalità, l’efferatezza, la crudeltà dei fatti narrati: un medico che indaga su soprusi e violenze subiti dai pazienti di una clinica psichiatrica, dal nome beffardo di Porta del Sole. La casa è collocata sulle Alpi svizzere, affacciata su un lago, la cui presenza è a tratti ossessiva e ostile, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere. Anche i colori partecipano di una visione ridotta della realtà, quella cui sono condannati i malati: colori algidi, sfumature di luce e di bianco, di grigio e di buio, non colori, forse.
Il protagonista, Marlo, si lascia assorbire totalmente dalla vita della Casa e da una paziente giovanissima, il cui recupero è, a detta di tutti coloro che ci hanno provato, impossibile: invece Geli, inverosimilmente e immediatamente, ha fiducia in lui.

Il confine tra la vittima e il carnefice, tra chi decide e chi subisce la decisione altrui, è labilissimo, evanescente: questa consapevolezza distingue Marlo dai colleghi, sempre più ostili a lui e ai malati. La lingua del romanzo è specchio costante del franare dei confini: soavità che diventa oscena, biancori lattei, caldi che precipitano in ghiaccio acido, violenza che sconfina nella dolcezza. La bellezza salva, la bellezza uccide; il piacere è una ferita che si coglie in ritardo.
Marlo, dietro la marmorea sicurezza, si interroga continuamente sulla propria condotta, sui possibili errori, sul coinvolgimento emotivo e fisico che lo lega a Geli ma non solo: un percorso nelle sfaccettature della sensualità intenso, non banale, mai volgare.

Questo libro, con un titolo vagamente noir, una storia che parla di disagio mentale e che può far pensare, a tratti, di essere immersi nella lettura di un romanzo erotico, non è evidentemente né un giallo, né una denuncia, né una storia di sesso. E non c’è alcun tentativo di coinvolgimento attivo del lettore, nessun trucco narrativo: il lettore procede, avvinto, suo malgrado. E si trova, alla fine della lettura, non purificato, non rinato – non esiste palingenesi – ma con le mani piene di visioni, come fossero talismani.

Il libro è uscito nel 2007, edito da Sironi per la collana indicativo presente, ed è acquistabile tramite il sito della casa editrice; oppure tramite il sito di gianCarlo Onorato.

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antonio sparzani
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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato anche due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, pubblicato presso Mimesis. Ha curato anche il carteggio tra W. Pauli e Carl Gustav Jung, pubblicato da Moretti & Vitali nel 2016. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.