Zibald on line

La generosa impresa letteraria inventata da Enrico De Vivo, Zibaldoni e altre meraviglie, in una nuova serie, ancora ci sorprenderà. effeffe

Disegno di Mili Romano
Sopravvivenza degli Omini con la Scala

“Gli Omini con la Scala ascoltano con attenzione le domande e le perplessità indolenti, ma, non essendo dotati di parola, rispondono con ulteriori esercizi, con altri equilibrismi, fino a che qualcuno di loro cade stramazzando al suolo”.
di
Enrico De Vivo

La creazione è provocata dal moto discendente della pesantezza, dal moto ascendente della grazia e dal moto discendente della grazia alla seconda potenza”

Simone Weil, La pesantezza e la grazia

Gli Omini con la Scala disegnati da Franz Kafka sopravvivono, estinti, in una sorta di universo separato e parallelo, che gli esperti definiscono “Settima Dimensione”. Sono estinti perché qui, in questo mondo, nessuno più riesce a vederli distintamente, e per raggiungerli e incontrarli bisogna dunque fare un gran salto mentale, ovvero abbandonarsi a qualcosa di estremamente contraddittorio, che consente la coesistenza, nello stesso luogo e momento, della pienezza e del vuoto. Cosa per niente facile, e non da tutti.

Nella “Settima Dimensione” si legge, si studia, si fa di conto, si scrive; ma soprattutto si compiono, con tenacia e cura diaboliche, e senza soluzione di continuità, esercizi acrobatici con le scale. Gli Omini, nella loro dimensione paradossale (in quanto, nel mondo, sono isolati dal mondo) si esercitano indefessi a salire sempre più in alto, senz’altro scopo che quello di salire, cadendo spesso, ma raggiungendo a volte vette improbabili per le loro fermissime volontà, e inesplicabili per i loro deboli raziocini. Salgono, scendono, senza stancarsi mai. A guardarli bene si riesce ancora a percepire la misteriosa, antica utilità delle loro evoluzioni, eseguite peraltro con scale di ogni misura, in ogni dove: negli ospedali come nei parcheggi dei supermercati, nelle scuole come nei deserti, nelle stradine di periferia come nei boulevard delle metropoli. E anche sulle montagne, lungo i fiumi, tra i ghiacciai e nelle foreste.

“Che senso ha scalare, se poi devi scendere, o addirittura se rischi di cadere?” – commentano scettici alcuni astanti.

Gli Omini con la Scala ascoltano con attenzione le domande e le perplessità indolenti, ma, non essendo dotati di parola, rispondono con ulteriori esercizi, con altri equilibrismi, fino a che qualcuno di loro cade stramazzando al suolo. Solo allora sembra che manifestino una specie di pietà, perché restano assorti e immobili per pochi istanti. Anche se, a ben guardare, non si tratta di pietà – è forse un momento di riflessione più profonda sulla prossima evoluzione.

“Siete dei presuntuosi, siete degli arrivisti falliti! Morirete tutti!” – esclamano in molti.

Gli Omini, con sguardo leggermente torvo (che però non ha nulla di rabbioso, essendo essi concentrati soltanto sulla salita), sistemano con accuratezza il piede sul prossimo piolo, in preparazione di un triplo salto mortale con capriola finale.

“Siete dei dilettanti” – sbotta un tipo camuso, forse un professore di università pubblica.

Gli Omini con la Scala sorridono e porgono al professore camuso una scala, invitandolo con gesti gentili a provare anche lui un’acrobazia. Il professore camuso mette il piede sul primo piolo e cade; si arrabbia; riprova; ricade. Va avanti così, imprecando e fallendo, fino a sera; e anche il giorno dopo; e così via. Poi, da un certo punto in poi, nessuno ne ha sentito più parlare. Povero professore camuso!

Infine ci sono le obiezioni più atroci, quelle dei Servitori del Re, i Realisti: “Siete fuori dal mondo, non capite quali sono le cose veramente necessarie. Pentitevi!”.

Gli Omini, alle terribili obiezioni dei Realisti, provano una leggera prurigine all’inguine sinistro, che a volte effettivamente li blocca nel bel mezzo delle più arrischiate salite, costringendoli a grattarsi a lungo. Sanno bene che si viene fuori dalle prurigini realiste in un solo modo: intensificando l’ascesi, lanciandosi ancora più in alto, ancora più lontano. E così, puntualmente, fanno, provando immediato sollievo e dimenticando in un amen gli zelanti Servitori del Re.

Ricercatori e genetisti hanno provato a rifare la razza degli Omini con la Scala in laboratorio, per sottrarli alla “Settima Dimensione”, per ricondurli in un ambito più umano, più consono alla realtà, per rimetterli, insomma, con i piedi per terra. Nessuno, però, è riuscito ad acchiapparne nemmeno uno per strappargli quantomeno un capello, cavargli un dente, raccoglierne qualche goccia d’umore. Anche l’Omino più piccolo che poggiava sul piolo più basso della scala più corta, riusciva irraggiungibile per il più scaltro e determinato ricercatore o genetista, che rimaneva sempre troppo lontano dalle acrobazie indefinibili che si svolgono nella “Settima Dimensione”.

D’altro canto, avventurieri senza scrupoli e viaggiatori impenitenti, scopritori di nuovi mondi e sognatori persi, provano tutti i giorni a mettersi in contatto con gli Omini con la Scala, a penetrare nella fatidica “Settima Dimensione”, a volte con discreto successo. Non sono in molti a riuscire nell’impresa, ma quando qualcuno afferra il senso degli equilibrismi degli Omini, sembra che accada qualcosa di fenomenale che invoglia ad ascoltare cose nuove. Come l’apparizione di una falena in una casa d’inverno.

Gli Omini con la Scala, in attesa di tutti gli sviluppi possibili, immaginabili e inimmaginabili, salutano e riveriscono ricercatori e genetisti, avventurieri e scopritori, continuando le loro acrobazie meravigliose, leggermente indifferenti, vagamente felici.

Disegno originale di Franz Kafka
P.S.: Gli Omini con la Scala disegnati da Mili Romano per Zibaldoni si ispirano molto alla lontana, e con il dovuto rispetto, agli Omini disegnati da Kafka, del quale peraltro ricordano bene, con muto stupore, queste parole decisive:“La vera via procede su di una fune, che non è tesa in alto, ma rasoterra. Sembra destinata più a far inciampare, che a essere percorsa” (Franz Kafka, Lettera al padre).

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francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017