pop polar #1 – Giampaolo Simi

Spinoza encule Hegel copy

di
Giampaolo Simi

Mai stato uno di quelli che muove le dita nelle scarpe quando gli danno del noirista o del giallista. Non l’ho fatto quando pareva di ammettere uno stato di minorità culturale, né quando poi faceva figo dirlo, non lo faccio ora che viene avvertito di nuovo come riduttivo (questa volta non dai critici, nel frattempo estintisi, ma dagli scrittori stessi).
Ho anche partecipato a delle tavole rotonde sulla differenza fra il noir e il giallo che non sono terminate in suicidi collettivi per torpore comatoso.
Piuttosto, mi opprime l’idea di essere sempre in un dopo. È troppo tempo che stiamo tutti in un dopo qualcosa, come se non riuscissimo a pensare di essere prima di qualcosa e a guardare avanti.
Se parliamo di post-noir saremmo inoltre di fronte al post di qualcosa che a malapena c’è stato. Nessuno dichiara mai di credere alle etichette, forse per timore di somigliare a un farmacista pignolo. Io comunque credo alle parole, specie quando sono parole vive. E noir è una parola che avendo vissuto per più della metà del Novecento, ha conosciuto una certa stratificazione di significati. Ma mi sento di dire che quanto si è visto nel panorama italiano degli ultimi dieci anni, con questa parola, anche nel suo significato più estensivo, ha poco a che vedere.

Nel noir si è sicuramente svolto l’immenso lavoro di Luigi Bernardi, di noir più propriamente detto si può parlare per Carlotto, per il primo Ferrandino, per alcune opere di Lucarelli e De Cataldo, per i recenti esordi di Petrella, per poi ritrovarlo come timbrica o sfumatura, e quindi diluito in percentuali variabili, in altri autori. Ma l’approccio più radicale, quello di raccontare la storia di un patto con il diavolo, senza sapere neppure se il diavolo esiste, si è fatto con il tempo e con l’accrescersi della produzione sostanzialmente minoritario. Se proprio dobbiamo inaugurare una nuova stagione post-qualcosa, direi che dovrebbe essere il post-giallo, o il post-neo-giallo, dato che il giallo, termine autoctono molto vago ma di cui esorterei a non avere vergogna, ha continuato a tenere il centro della scena nelle sue varie sfumature, da Camilleri a Carofiglio, dalla prof della Oggero al Soneri di Varesi.
Personalmente non fremo di piacere nel crocifiggere il giallo accusandolo di essere consolatorio e rassicurante. Direi che tende a raggiungere delle certezze, quando non oggettive, almeno interiori. Non lo dipingo nemmeno come un mastino più o meno furbo o dell’ordine costituito. Ironia della sorte, uno degli scrittori che più sembrava intercettare certi pruriti spicci della maggioranza silenziosa degli anni ’60, cioè Giorgio Scerbanenco, è ancora oggi esempio di una prospettiva rude e sporca raramente eguagliata da fior di anticonformisti.

Direi poi che il nostro giallo tende a ricostituire, se non un ordine, almeno un equilibrio. Io non giudico certezze ed equilibrio dei disvalori. Anzi. Come tutte le cose preziose sono rarissimi, è questo il problema.
Da lettore giudico di volta in volta la qualità, la ricchezza, la plausibilità, di questi punti di arrivo. Se una storia mi conduce a un’armonia finale profondamente diversa, sorprendente e più autentica di quella da cui è partita, credo sia una buona storia, non necessariamente consolante e conformista. Ecco perché, quando Serino su Satisfiction affermò che i noiristi italiani erano tutti dei “lecca-lecca sociali”, mi parve che l’affermazione fosse costruttiva come certi, ben noti, bombardamenti chirurgici.

Ora sembrerà che salti di palo in frasca.
Giorni fa ho ascoltato Paolo Virzì dire che la commedia all’italiana è tramontata perché il suo cinismo corrodeva la patina ipocrita dei buoni sentimenti e del pietismo cattolico. E magari anche di certe virtù repubblicane sbandierate solo a parole. Oggi, in pieno basso impero, siamo così spudoratamente cinici che quel tipo di storie non smaschererebbero più niente.
Torno al palo: forse il noir italiano ha ceduto porzioni di territorio a forme di indagine più tradizionali e rassicuranti anche perché si trova in un Paese sprofondato in una drammatica crisi di legalità e in un disorientamento etico tutt’altro che negato o nascosto. Senza più patine da corrodere o finzioni da smascherare. Un Paese dove l’agire illegale o para-criminale è difeso e rivendicato a suon di “non mi farò intimidire”. Dove l’assassino più improvvisato non crolla mai, elude il senso di colpa come il più scafato dei tagliagole. Oppure, se confessa, poi chiede candidamente: “ora posso ritornare a casa?”.
Penso che molti lettori esprimano quindi un bisogno, assai sbrigativo, di certezze, di punti di riferimento. Condivisibile? Salutare? Io non credo, ma questo è un altro problema.
Il punto che mi interessa ora è che il noir, se vogliamo isolare almeno uno dei suoi elementi costitutivi basilari, non è nato per dare certezze. Ad esempio, adotta fin dagli albori una soggettività rigorosa, rivoluzionaria, che si rivela fonte di dubbi (e di ricerche) continui. Cosa so davvero? Cosa credo di sapere? E quindi cos’è la realtà che percepisco? Basta pensare a Woolrich e al cinema che ha ispirato.
Da rivoluzionarie, quelle domande sembrano oggi diventate insostenibili. Perché se nel secolo scorso erano domande che tentavano di illuminare il buio, oggi sono interrogativi che scivolano su un rutilante, incessante overload di dati contraddittori, in gran parte né veri né falsi, ma piuttosto simili al cibo spazzatura, che non è né velenoso né disgustoso: contiene semplicemente calorie vuote che simulano il nutrimento tramite la sensazione di sazietà.

Proprio questa radice fortemente soggettiva che il cinema noir condivide, all’inizio della sua storia, con il romanzo hard-boiled, può a mio parere condurci lontano. Può regalarci un racconto onesto e impietoso della crisi che stiamo vivendo, dato che emerse, guardacaso, proprio nel 1929, in un periodo di crisi profonda oggi spesso richiamato come termine di paragone. Può restituire al romanzo (senza etichette) una delle sue vocazioni più importanti: la tridimensionalità del personaggio.
Può anche liberarci da certe ipertrofie della trama, da tentazioni di grandi affreschi non così inediti né convincenti. E infine dal concepire una storia solo come una catena di montaggio di colpi di scena, in cui i personaggi paiono risorse umane da dislocare strategicamente e da sfoltire sbrigativamente alla bisogna, prima di chiudere.

131 COMMENTS

  1. Credo che la parola che ho trovata la più interessante è quella:

    “Torno al palo: forse il noir italiano ha ceduto porzioni di territorio aforme di indagine più tradizionali e rassicuranti anche perché si trova in un paese
    sprofondato in una drammatica crisi di legalità …”

    Il noir è sempre un rifletto della società del paese, anche se i sentimenti, pulsioni dei protagonisti sono universali.

    Consiglio la lettura di Didier Daeninckx e Thierry Jonquet. Penso che sono tradotti in italiano.
    Non ho mai letto Jean Bernard Pouy. Lo leggero.

    Ma per il momento leggo l’ultimo romanzo poetico di Lafferière: è un romanzo magnifico, ma un po’allontanato del noir, anche se il poeta evoca
    Haïti con simplicità, dolore e luminosità: finalmente si parla anche di maginalità e di appartenenza a una cultura, una società.

    Il nero chiede a noi lettori dove si trova la marginalità.

  2. Consigli benissimo, Véronique. Jonquet è stato tradotto in italia proprio per opera di Bernardi, per esempio. E “La morte non dimentica nessuno” di Daeninckx è stato per me una lettura importante. Per non parlare dei fumetti con Tardi? “Le der de ders”, bellissimo.

  3. Sarebbe bene rispolverare un articolo di un tempo remoto,
    cioè tre o quattro o anni fa, comparso proprio qui, su Naz.Ind.I , ove Carla Benedetti parlava diffusamente del genere noir, e per quel che ricordo, affermava esso fosse il più adatto per rappresentare questi, attuali, tempi cupi, o da basso impero, come dice Simi.
    L’articolo d’allora non mi piacque affatto,
    aveva toni dogmatici,
    questo di Simi assai di più,
    sarà per l’understatement che ci vedo, e che mi garba

    MarioB.

  4. ciao giampaolo, piacere di ritrovarti. soprattutto con questo articolo.
    in sostanza, senza giri di parole, io penso questo: il post noir è una cagata pazzesca, e qualcuno deve avere il coraggio di dirlo. quello che si vuole spacciare per post noir è naturale evoluzione ‘noir’ calata nel contesto contemporaneo. ergo, chi utilizza certe atmosfere, lo fa nel 2009 e non più nel 1938. se tale balzo temporale vale il “post”? mah, credo si possa ascrivere nella sfera narcissica, niente a che vedere con esigenze dei lettori ma con la vanità di qualche scrittore desideroso di mettersi assiso in qualche paginetta di antologia; certo, un’intersezione con logiche di marketing la si riscontra, ma questo non è sufficiente a battezzare un nuovo movimento. ma non è che si ha questo desiderio di emulare la new italian epic (oddio, mò che ci penso, alcuni autori – alcuni testi, per la verità, di – vengono ‘buttati’ sia nel post noir che in NIE… un conflitto transletterario di interessi?) ?
    grazie per aver citato pericle in nero (ferrandino; suppongo ti riferisca a quello)

  5. Carrino, ti prego. Tanto quanto il pezzo di Giampaolo è critico ma non rabbioso, altrettanto il tuo commento è davvero fuori luogo, qui dove la discussione poteva prendere una colorazione meno sgomitante.
    Conta fino a dieci e rileggiti, t’accorgertai da solo che non ne valeva la pena usare quel tono e quelle frasi. Indisponi a discutere (e ti giuro, te lo dico senza ironia alcuna né supponenza).

  6. questa moda delle etichette… adesso mi tocca: “rabbia”. niente rabbia signor gianni biondillo, solo quello che penso. e senza filtri, come faccio sovente, da 10 anni a questa parte, sui siti di letteratura/scrittura. indispongo a discutere? mi spiace. sul valere la pena non sono d’accordo: lei sa perfettamente che mi sono espresso anche fin troppo elegantemente, finora. questo sopra che ho scritto non è rivolto a lei, né rivolto a chicchessia. è una costatazione che parte da una mia convizione.
    una convizione sbagliata? bene, se vuole discutere, discutiamo pure. avevo già provato a farlo in altri luoghi, ma qualcuno si è sentito in diritto di insultare, denigrare, trascendere. lei, e in quel momento, signor biondillo, dov’era? non ho visto nessun suo intervento.
    adesso viene a farmi la tiratina d’orecchie? no, mi spiace. non è così che si discute. quando lo si fa, ci si ascolta, si argomenta e, nel caso in cui non si hanno posizioni comuni, quantomeno ci si rispetta.

    lrc

  7. Ecco, vedi?
    Dov’ero? Magari fuori Milano? (è un caso che oggi ti leggo, sto partendo ancora).
    Perché qui trovo il tempo? Forse perché questa è casa mia? Forse perché in casa d’altri devono essere i padroni di casa a chiedere moderazione? Con quale diritto dovrei farlo io?
    Dove io ti avrei appiccicato l’etichetta: “rabbia”?
    etc. etc.

  8. giampaolo simi ti ringrazio perchè il tuo intervento, pur cercando di decostruire il post noir , è civile e corretto. assai raro nel mondo dei blog. e trovo che il tuo scritto dimostra ancora una volta che hai l’intelligenza più corta del cognome.

  9. Biondillo, il post relativo al “post noir”, dall’altra parte, recita anche il suo di nome. Questo, a mio avviso, le dà il diritto intervenire. Ovvio, non ha ritenuto necessario farlo… Nemmeno al suo rientro. Ha preferito deflagare le sue cartucce webpunititive qui, ‘a casa sua’. Questo è un fatto.
    Per quanto riguarda la rabbia… L’omogeneità logica della congiunzione correlativa può avermi tratto in inganno, sebbene la relazione tra i due elementi (tanto… quanto… ) lascia poco spazio all’interpretazione. Tuttavia, dal momento che sono persona onesta e buona, le concedo il beneficio del dubbio dovuto al mezzo… Pertanto, mi scuso per l’inferenza.

    Signor Serino, è davvero curioso. Lei parla di correttezza e civiltà, nella websphera. Nel blog da lei fondato, Satisfiction, nel thread sul post noir, lei ha permesso insulti e attacchi gratuiti (non solo nei mei confronti). Questo è un fatto (anche questo). Nel web succede, ma è raro ormai. Siamo presenti con nome e cognome, il nick è un’età superata. Vorrei analizzare la civiltà del suo commento: “trovo che il tuo scritto dimostra ancora una volta che hai l’intelligenza più corta del cognome”. Mi aiuterebbe per favore? Ho qualche difficoltà a detectarne l’esegesi…

    Sono obstupefatto. Dovremmo prendere questo post noir come assioma? Si possono muovere delle osservazioni senza essere tacciati di ignoranza, inciviltà, scorrettezza, etcetera etcetera? Pare di no… Se nella proposta avanzata da Montanari c’è della ‘carne a cuocere’, è possibile comprenderne la provenienza o dobbiamo dire “sì, vero, il post noir esiste!”, bruciando lindi reggiseni o proclamando l’affiliazione al genere come purissimo atto di fede?
    Che valore ha chiedere: “Ha senso provare a promuovere questo termine?”, se in realtà il suo promotore ha già deciso che il senso c’è eccome, ed è generato dai libri scritti da se medesimo?
    E dov’è il signifcato (manco mi domando il significante) di un mero elenco di titoli (fatto da Bono) per avallare l’ipotesi della nascita di un nuovo genere? Dove stanno le fondamenta? Da cosa stiamo partendo?
    Non mi pare ci sia maleducazione in queste domande.

    Stanotte ho letto quasi metà de “La mano sinistra del diavolo” (premio Camaiore di letteratura gialla e poliziesca, edizione 2007), di Roversi, comprato ieri a via Galvani, a Milano. Ero curioso.
    Per me è un testo retorico, didascalico, sia che si tratti di post noir (come si dice) sia che si tratti di romanzo d’appendice rosa verde arancione (a me pare più un giallo…). E’ la mia opinione, non è una legge. Ad esempio, non scriverei mai ‘malloppo’ nel 2009 (nemmeno in America; roba da doppiaggio, da film del grande Leone, per esempio). Ma io.
    Sto divagando, mi rendo conto. Ma è questo il punto. Se la valenza del post noir passa per l’avallo di tutti gli allievi della scuola di Montanari, mi permette Serino di avere qualche dubbio? Di fare qualche domanda?

    In tutto questo a me Montanari, come scrive, mi piace. Ma “questo non va con quello”, come si dice dalle mie parti.

    Giampaolo Simi in questo articolo dichiara la sua oppressione per la permanenza in un ‘dopo’. Questa sua oppressione – immanente, anche per me – la trovo giustificata, se si pensa al ‘noir’ contestualizzato in periodi storici e con una distanza che ci permette l’analisi. A posteriori, appunto.

    Adesso, signor Serino, dal momento che la distanza ‘storica’ non c’è, e si dovrebbe accogliere qualsiasi opinione nel rispetto e nel dubbio.

    non rileggo, ho sonno.
    carrino

  10. Caro Carrino, a me possibile fare una battuta? Magari un’ironia che molti possono non accettare ma nella sintesi, 2 parole, esprimeva il mio pensiero.
    Si può avere un pensiero?
    Non amo il livore e in questo pezzo ne ho trovato molto. E mosso, credo, piùda invidia che da motivazioni. Io credo che il problema sia che in Italia non esiste la letteratura. Nei gialli o noir, poi. Scerbanenco? Un genio della topomastica suggestiva milanese e nelle idee ma un cane a scrivere. Abile a copiare l’intuizione di Pasolini che nel ’59 scrisse una sceneggiatura uguale ai libri che Scerbanenco scriverà 20 anni dopo, da cani. Sceggiatura, che da amante di Pasolini, ho scoperto tra l’altro io(puoi trovare “La nebbiosa” su google). Come ora ho trovato un inedito noir di Fusco. Poi chi c’è? Olivieri: l’avevano dimenticato tutti e l’ho ritrovato io pubblicando un’intervista esclusiva sempre su repubblica. Poi? Amo il vIchi di Bordelli, la coppia guccini- machiavelli (che da solo con il suo Sarti lascia il tempo che trova). Poi? Pinketss? Un cabarettista? La Bucciarelli?Romanzi nemmeno da ombrellone ma da ultima spiaggia. Cappi? Un fallito: sono 30 anni che cerchi di scrivere e sei ancora in Alacran. Biondillo? Giallista mediocre ma intelligente? Colaprico? Accettabile (ma il motore era Valpreda, basti leggere TREDII A LUI, edizioni Ponte della Gisolfa?) Roversi? Bello blue tango,piùpremettente che promettente: ilresto da buttare. Corpo 12 per ipovedenti. Adele Marini? Una gran signora che ho recensito positivamente perchè silegge- Ma letterariamente? Da “Intimità” Andrea Villani, forse se non scrivesse unlibro al giorno. Grugni? Disastroso all’inizio grandissimo negli ultimi? KAI ZEN? Puntano tutto sulle atmosfere delle vie e le sbagliano. Picozzi? Bravo sulla scena del crimine ma lasci le impronte digitali del mistero ad altri? Philopat? Gran uomo ma scrittore fallito. Genna dilopez? Un genio. Carmen Scotti? Ne sentireteparlare.Patrick Fogli? L’unico chescrive romanzi più brutti di lui,che,non mi attaccate,è un uomo bellissimo: neanche Picasso sarebbe riuscito in tanto? Lucarelli? A parte uno, di cui non ricordo il nome, il resto? Credoli scrivano i suoi cartonati.Camilleri? Per l’amor del cielo, ho la prima edizione di un Filo di fumo, 1983 Garzanti. Bravi Cassani e straordinario quel rompiballe appassionato di TREGIORNI DI UN CRONISTAPADANO. Bravo Montolli: perchè gronda verità. Un genio da romanzo criminale De Cataldo di cui mi onoro di aver intervistato per primo su Mucchio Selvaggio cinando una definizione a lui molto cara: “Ilpassaggio dalla strategia della tensione a quella dellafinzione”. Semper a Milan: De Angelis, bravino ma chepalle. Stefano Di marino, sempre sentito mai capito cosa faccia. Inchiostro simpatico.Il buon Kraspenhauer con ERA MIO PADRE ha tagliao i ponti, fortunatamente con il genere, e il romanzo è intenso. Sarasso? Belle le terze di copertina, poi? 70, 80, 90. Volete mettere con LA CITTA’ DEGLI UNTORI di Stajano? con FIORI MALEDETTI di bonini e vallanzasca? L’ultimo (scritto 10 anni fa e pubblicato da Aragno del grande Crovi) di Vitali, con Garzanti che ben se ne guarda neanche di accennare all’edizione precedente (esistono anche le biblioteche), con un giallo il cui unico mistero è la sua trasformazione in uno scrittore seriale: ogni 6 mesi in libreria. Piero Chiara? Mario Soldati? ma scherziamo? E’ intrattenimento: storie che scaldano il cuore senza scadarlo. La Verasani: le prime 2 Cantini da dare giustamente a Salvatores l’ultimodiversissimo e intenso. Bernardi? Un genio come editore come autore boh, è un autore? Il re dei giallisti Giulio Mozzi: ma chi compra i suoi libri? Bravo Di Fulvio con L’impagliatore,un romanzo chenon lascia tracce ma lividi. Altrogiallista Moresco: di cui curai nel 99 per KKP la conversazione con Carla Benedetti: altissimo livello,come LETTERE A NESSUNO (1a edizione) poi? Sudoku per intellettuali. Carrisicon IL SUGGERITORE:boh, a pagina 1 sono passato a charles cros,mentre bravissimo nei racconti (ne ho presentato un inedito domenica su Il giornale,notevole), come Diego Cugia. I Carofiglio? Altro mistero, tipo Giuttari o la Vallorani o Evangelisti (che non ho mai capito se è un Salgari postmoderno o un harry potter format(o) conosco. Dazieri? A mò in giro con Il Gorilla? Illeokavalloquattroschiaffi ed è finito. Fruttero&Lucentini: bravi per quegli anni lì, per laTorrinodella collina e per gli italiani da autogrill. Volete mettere conGadda, Maganelli, Bontempelli, Sciascia. Affatto giallisti ma che brividiad ogni pagina! Bravo il Soria di Kodakrome. Un genio Domanin, come Bertante: il giallo qui è perchè non li abbiano spinti di più. BravoSavatteri, ottimo Beccati:gransenso della storia. Carlotto? Nonsonoun giudice ma credo che se scampi allapena e diventi fuggiasco non vedo perchè infliggere supllizi ad altri. Ma negli autogrill è un must, come Gigi d’alessio. Corpo 16, qualche dubbio, vittimismo da titani(c), scrittura da scuola elentare con la Q sulla lavagna e via in classifica. Faletti?L’unico furbo: Montecarlo, location, radio, quindi media, e topoi dell’hard boiled. Io uccido e ci ha sterminati. Al limite meglio, al limite, Gomorra, con Saviano eroe che però in inghilterra lo censura se no non lo pubblicano. non c’è che dire, un giovane holding, ma la scorta la darei a gambarotta o augias (Storia di Roma, capitolo CasatiStampa, confrontate: è il primo, il primo risultato di Google. Uguale identico. Bravo era Federico Zeri, unico giallo bellissimo, bravo guin con “un amore…” book edizioni, se proprio devi perdere tempo allora lo perdi bene, contento. Daria Bignardi grandissima giallista: un romanzo di dolore da HM o formato ikea(ma vuoi mettere con già solo Krauspenhauer, senza scomodare altri). Doppio, triplo mistero familiare: luca Sofri è peggio di albero angela, pieno nepotismo. Adriano Sofri: esempio che viviamo in un paese che se ti condanna ti assolve. cioè sei in galera e fai lìopinionista. Boh, quadi peggio di Mario Calabresi: sarà anche vravo ma lì è un risarcimento di Stato con la K.
    Bravissimo Morucci, gran bei racconti, e la voglia di tornare non alle BR (oggi bisognerebbe colpirne 100 per educarne 1) ma ad una società civile (di cui è cantore unico con De Cataldo, Genna e con il Pasolini di oggi, DAniele Biacchessi: eroe vero dei nostri tempi), bravo Lugli (ex aequo con Scurati, un giallo digitale terrestre che non ha preso). Un giallo perchè ogni volta vedo la Sgarbi e divento Benigni (forse per ringraziarla deLa Milanesiana, che accoglie tantissimi spettatori contenti dell’aria condizionata e presentatori sempre imbalsamati, tipo Chiaberge, Armando Torno, etc. Un giallo perchè nessuno abbia pensato ad un giallo dove Berlusconi sostituisce ecopass con egopass e puoi entrare a Milano solo se hai Hammer, sai che numero di piede ha la canalis, con chi sta adesso Bobo Vieri e dove puoi trovare la SAntanchè o Afef in giro per Milano (il giallo di Cova che ti siedi e arriva la vecchia ad offrirti non solo il caffè: mitologia meneghina.A chi me lo dimostra l’opera completa di spillane che trovi ovunque e dvd della Signora Fletcher). Il vero giallo è che le piazze sono deserte: guardiamo Fede, un mito, o la donna bionica di Rai3 che ogni volta apre la bocca fa tremare le Bratz o le 2 trans di Marrazzo, un chiamata Fabiona. SE siete di MIlano: seriamente Vi consiglio Efe, splendida creatura minuta e chic; MArzinha, via melchiorre Gioia 56, ex pornostar o, la mia preferita, non conosco il nome KUNTA KINTE di Piazzale Lagosta: le mancano i ceppi, che immagino abbia già ma per questo chiedete a Chiaberge che, secondo me, sudato, con la moglie al mare, mentre ricorda i bei tempi quando lavorava come dirifente della Brodo Star, si affianca e chiede ogni sera se preferisce Manzoni o i graffiti del Leonka). A onor del vero non amo il sesso, non mi interessa, lo trovo cosa che lascio volentieri ai cavalli o ai poeti, sapete quelli che si riproducono insieme come koala, tipo cucchi e cucchi, sono una società di rime baciate rimasti all’800 e alla gente che legge il Tasso nella Ricciardi. Altro giallo: Cucchi e gli amici della Casa della poesia non potrebbero lasciare spazio, chessò, a una scritta cubitale da Croce: Fino a 20 anni tutti scrivono poesie. Poi rimangono i poeti e i cretini.
    Beh cmq sono andato fuori tema: LR, tipo JR, era solo per dimostrare che si può anche sbagliare nell’esprimere le proprie opinioni o esprimerle ermeticamente o non essere compresi. echidi a me di difenderti su SAtisfiction, mi siano testimoni Gianni e Raul, su 400 commenti forse 20 sono stati irruenti e qualche volta fastidiosi. da padrone di casa forse avrei dovuto difenderti ma in quegli stessi giorni, avendo trovato come diicevo 2 settimane fa a marco e matteo di meridiano, il tuo romanzo scritto divinamente, dopo il successo di acqua storta chiunque sarebbe passato, immagino le richieste, con un editore più grande- quindi stavo preparndo una piccola recensione che dovrebbe uscire domani su il venerdì di repubblica e una molto più ampia prossimamente su un quotidiano. difenderti non mi andava proprio. spero sia comprensibile.

    @giampaolo simi

    è il mio modo di comunicare, sintetico nel primo caso, ciò che penso.
    il tuo intervento non è motivato, e in tanti me l’han fatto notare.
    è come leggere uno spartito di donizetti con la lavapiatti che rumoreggia.
    va beh, non avrete capito, io ci ho provato.
    non è colpa mia se da anni, e non postnoir, ha centinaia di commenti e nazione indiana e lipperatura 4 misericordiosi. userò un linguaggio pubblicitario, come mi accusa sempre loredana lipperini, che perdono perchè la seguo sempre quando scrive le sue 3 righe sul venerdì e comprendo il suo burqa esistenziale, ma facevo il copyrigt, lavoro per vasco rossi e x 10 teste diversissime tra loro. se vi sta sulle palle che io condidero la letteratura qualcosa di vivo!!!!!!! non morto, come siete morti voi, che dirigo un free press satisfiction con 40 collaboratori a cui tutti collaborano volentieri, io ci perdo insiem a dei soci 4 mila euro. chiedo scusa, sbaglierò, ma credo sia passione.
    susate il papiro.

  11. Caro Serino,
    sono assai dispiaciuto di quello che scrivi.
    Prova a cambiare commercialista.

    gp

  12. Carrino, dai, se ti chiedo scusa sinceramente per essere stato irritato dall’inconsistenza e da quella che mi è parsa la compunzione un po’ ridicola dei tuoi argomenti su SF, la smetti di scrivere cose come “obstupefatto” e “detectarne l’esegesi”? Questo terrorismo linguistico fa tenerezza. Te lo dico davvero con un sorriso. Chiudiamola qui e non credere che non noti, in tutto questo, l’eleganza con cui hai sempre accompagnato le critiche con espressioni di stima; il vero Carrino sta lì e nei suoi libri.
    Ah: Roversi non c’entra proprio nulla con il post-noir, è letteratura poliziesca ortodossa e basta. A chi piace, piace. Se il PN ti sembra addirittura una cagata pazzesca, tu hai diritto di dirlo ma io non posso farci niente. Non lo è. I fatti sono fatti, e anche le discussioni nate sulla proposta, presenti sui media e con oltre 300 interventi su Satisfiction, sono fatti.

    Per quanto riguarda la differenza che passa fra il fare una cosa, la STESSA cosa (che poi non è mai la stessa!) nel ’38 e nel 2009, suggerisco a tutti di rileggere il racconto di Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte”. Non lo dico affatto con ironia: lì è svolta un’argomentazione decisiva. E poi è un racconto così bello.

    I riferimenti al marketing sono di una noia tale che non li commento più, anche perché è evidente, a chiunque abbia occhi e orecchie, che i più spaventati da questa idea del PN sono gli editori.

    Simi, davvero hai scritto un pezzo garbato e intelligente, pieno di stile, il che vuol dire tanto. Peccato che la ricostruzione che fai sembri basata su pochissimi titoli e pochissimi autori, e manchino quelli che sono stati decisivi ormai quasi vent’anni fa. Sembri uno che fa la storia del campionato di calcio ignorando, non so, Juventus, Genoa e Milan. Per integrare la tua ricostruzione rimando a Satisfiction, mi sono stufato di ripetere tre volte le stesse cose. Lo “stufato” non si riferisce a te.

    Serino, direi che sei pronto per scrivere il TUO romanzo! La violenza letteraria del tuo intervento è una cosa da Baccanti, lascia senza parole per energia e potenza. Basta con la critica, passa dall’altra parte.

    Ciao a tutti.
    Raul M.

  13. a proposito di calcio, di quello guardato o giocato, conosco Giampaolo Simi per via delle partite giocate con la nazionale scrittori. Una pratica che consiglierei vivamente ad ogni scrittore e scrittrice – fantastico il calcio giocato dalle donne- per la possibilità che tale pratica “nei fatti”offre di tenere la letteratura lontano da quella che io chiamo sindrome del tifoso e che non credo possa portare un contributo utile tanto alle pratiche letterarie quanto a quelle calcistiche.
    Ringrazio Giampaolo per avermi dato la possibilità di pubblicare delle considerazioni , le sue, che per stile e per contenuto corrispondono a quello che io ritengo imprescindibili in questo tipo di questione. L’idea poi che alcuni di voi si incazzino su un blog, satisfiction, e facciano la pace su NI, non può che farmi piacere. un abbraz à todos e a todas
    effeffe

  14. una precisazione per gianpaolo serino, che saluto con stima. io nel noir, su 4 romanzi pubblicati (il quinto è in tipografia, sta per uscire) ci sono entrato solo una volta, con un libro che si chiamava (o si chiama?) “Cattivo sangue”, edito da BCD. dunque con “Era mio padre”, il libro seguente, non sono uscito dal genere, in verità, perchè nel genere (e anche qui penso che quel libro fosse sul filo del rasoio del genere, qualcuno parlò di “metanoir”) ci ho fatto solo quella incursione. questo per la precisione, come diceva qualcuno che non ricordo chi fosse.

  15. Perdonami GianPaolo (Serino),
    trovo il tuo commento, quello rivolto a Simi, davvero inutile e maleducato. Era una battuta? Be’, non solo non mi fa ridere, ma sono stufo che tutto si risolva in battute.
    (Così prevedibilmente berlusconiane, poi…)

  16. Uffa! Bastaaaaaaaa!
    Parliamo d’altro. Parlate d’altro.
    Giocate a calcio, non prendetevi a calci.
    ( il tempo e lo spazio di parlare dei libri vostri lasciatelo a noi librai. siamo noi che possiamo-dobbiamo parlarne. è il nostro lavoro.)

  17. Io AMO Gian Paolo Serino.
    Se qualcuno non avesse compreso i termini del suo intervento, beh, lo spiego IO: è qualcosa di EPOCALE.
    Una rivoluzione copernicana nella Repubblica delle Lettere in Italia.
    Uno spunto che mette in discussione il ruolo della critica letteraria e scuote, dall’ interno, tutto un mondo, reiventandone le REGOLE. Inventa un nuovo canone e lo fa con uno sfogo che è, insieme, delirio alcoolico e profusione di GENIO allo stato puro.
    I Soloni della critica, gli stessi che da oggi lavoreranno per delegittimare Serino, sono avvisati.
    Serino, per la prima volta (dai tempi di Marinetti?) fa NOMI e COGNOMI.
    Esprime giudizi che sono bordate.
    Siluri che mirano e centrano il bersaglio grosso (Biondillo, Carofiglio, Carlotto).
    Prende alcune cantonate pazzesche, questo va detto (un GENIO assoluto come Mozzi cosa ci fa tra i giallisti?; rivaluta “Valium” Olivieri e lancia un salvagente a Antonio “Falqui” Scurati).
    Sprizza coraggio da ogni poro quando mette in evidenza un fenomeno poco conosciuto come Valter Binaghi.
    E’ politicamente scorretto (ma quale verità inconfutabile che nessuno aveva MAI osato affermare!) quando mette sul piatto Bucciarelli, Sofri e Calabresi.
    Ha una caduta di tono con Simi (ottimo scrittore, peraltro).
    Ma, in mezzo a tutto questo, che CORAGGIO, ragazzi!
    Che violenza, che RIVOLUZIONE culturale!
    E’ la prima volta che un critico si espone in maniera così netta. Non ci mezze misure. Non vi è possibilità di mediazione. E’ finito il tempo dei compromessi: da oggi la parola d’ordine è: SCHIERARSI.

    Sono in imbarazzo (come molti, credo) perché il suo J’accuse tocca persone e affetti letterari. Il giudizio su Cappi (grandissimo traduttore e formidabile agitatore culturale), per esempio, è durissimo. Quello su Pinketts, ingeneroso (non tiene conto del Pinketts che va dagli esordi fino a “L’assenza dell’assenzio”).
    Di contro ha il coraggio di dire quello che molti pensano e pochi dicono.

    L’affondo di Serino è trasversale. Colpisce tutti. Lobbies, cricchette, amicizie. Non risparmia bastonate a chi era stato suo ospite, sulle colonne diSatisfiction, cinque minuti prima.
    Questa forza dirompente (e qui Biondillo/MEDIOMAN, al solito, prende un granchio pazzesco, invitandolo alla calma; ci ricasca un’altra volta, prendendo sberle a destra e a manca, da Serino prima e da L. R. Carrino poi), inarrestabile, deflagrante rappresenta il vero PUNTO di forza del suo intervento.

    Immagino lo stato d’animo di Raul Montanari, dilaniato tra il voler sostenere il “coraggio delle idee” e il desiderio di non rovinare amicizie consolidate.
    Caro Raul, è arrivato il tempo delle scelte.
    Io ho letto il pezzo e sono rimasto sconvolto. Ieri sera ho buttato giù due righe. Poi, per un attimo, ha prevalso il caro, vecchio democristiano che c’è in me. Quel vecchio farabutto mi ha suggerito prudenza: vediamo quello che succede. Ci ho pensato tutta notte. Poi stamattina ho deciso. Chissenefrega delle porte che si chiuderanno. Chissenefrega delle amicizie di convenienza.
    Chissenefrega di quello che ho fatto fino a qualche anno fa.

    Oggi individuo in un percorso di rigore, SILENZIOSO e COERENTE, il vero discrimine tra intelligenza e paraculaggine.
    Detto in maniera post-adolescenziale: ho deciso di stare dalla parte di chi ha un’idea ed è disposto a battersi per quell’idea.
    Ho deciso di stare dalla parte di chi ha posto al centro del proprio percorso, sopra ad ogni altra cosa, l’URGENZA NARRATIVA.
    Individuo modelli e punti di riferimento in Franz Krauspenhaar, Giulio Mozzi (lo scrittore, non il consulente editoriale), Giuseppe Genna, Raul Montanari, Mauro Desiati, Mauro Covacich, Umberto Casadei, Aldo Nove, Giorgio Vasta, Tommaso Pincio, Matteo Galiazzo, Marco Drago, Edoardo Nesi, Wu Ming.
    Sto dalla parte di Serino.
    Ne ho già parlato diffusamente QUI: http://giovannicoccoaliasjohnny99.wordpress.com/2009/09/28/genesi-work-in-progress/

    In conclusione..
    GP: se la smettessi di mettere in mezzoVasco Rossi, ogni volta, saresti perfetto.
    Sgombreresti il campo, in maniera definitiva, dagli equivoci.

    Ad ogni buon conto, GP, da oggi la scorta ce l’hai bisogno tu. Se hai bisogno di un Gorilla, lascia perdere Dazieri e fai un colpo di cellulare al 3497007996.

  18. Di solito non rispondo alle critiche perché i critici hanno il diritto di pensare quello che vogliono e di fare il loro mestiere senza interferenze. Ma su questa critica – che potrebbe sembrare quasi un attacco personale – mi trovo, paradossalmente, d’accordo.
    E’ vero, sono un fallito, e peraltro da quasi un anno sono anche FUORI da Alacran – ho solo completato i libri che avevo promesso di far uscire con loro, perché sono un gentiluomo; quindi, dal momento che Alacran l’avevo fondata io e vi avevo portato personalmente quasi tutti i suoi autori, sono doppiamente fallito in quanto ne sono stato estromesso.
    Sono un fallito che scrive dall’età di sette anni (quindi fanno ben 38 anni, non solo 30) e che negli ultimi sedici anni ha pubblicato non so quanti racconti e oltre venti libri – anche con Mondadori, Sonzogno, Addictions e prossimamente Vallardi.
    Sono un fallito perché ho sempre SCRITTO (non “cercato di scrivere”) quello che sentivo di dover scrivere e che i miei lettori (occasionalmente qualche decina di migliaia) volevano e vogliono leggere.
    Sono un fallito perché non sono mai sceso a compromessi e non ho mai chiesto favori a nessuno. Sono un fallito perché sono ancora amico di chi mi è stato (ed è) amico e non lo sono più di chi mi ha tradito.
    Sono un fallito perché posso vedermi allo specchio ogni giorno e, anche se mi trovo sempre meno giovane e meno in forma, posso guardarmi negli occhi senza avere nulla di cui pentirmi. Per questo motivo – oltre che sul piano letterario – sono un fallito anche sul piano economico e sentimentale. Sembra anzi che tutti si siano dati convegno in questo mese di ottobre del 2009 per ricordarmelo.
    In effetti, c’è solo una cosa in cui sono certo di essere superiore a G. P. Serino: reggo l’alcool molto meglio di lui. In questo sono un autentico uomo di successo.
    Felice Halloween a tutti, il vostro K

  19. @Cocco Giovanni:

    “….e qui Biondillo/MEDIOMAN, al solito, prende un granchio pazzesco, invitandolo alla calma; ci ricasca un’altra volta, prendendo sberle a destra e a manca, da Serino prima e da L. R. Carrino poi…”

    Ho un quaderno. Ad ogni cliente che compra un libro italiano chiedo un commento: dai 38 clienti su 40 ( presenti nel quaderno) che hanno comprato i libri di Biondillo apprendo ottime considerazioni. (io sono un libraio. non lascio numeri di cellulari a nessuno. consiglio solo bei libri.)

  20. @Cocco Giovanni:

    “….e qui Biondillo/MEDIOMAN, al solito, prende un granchio pazzesco, invitandolo alla calma; ci ricasca un’altra volta, prendendo sberle a destra e a manca, da Serino prima e da L. R. Carrino poi…”

    Ho un quaderno. Ad ogni cliente che compra un libro italiano chiedo un commento: dai 38 clienti su 40 ( presenti nel quaderno) che hanno comprato i libri di Biondillo apprendo ottime considerazioni. (io sono un libraio. non lascio numeri di cellulari a nessuno. consiglio solo bei libri.)

  21. Biondillo, infatti, fa OTTIMI libri come dici tu. MAI detto il contrario.
    Di più. Quello che fa per la promozione della narrativa italiana è straordinario.
    Di più: mi pare che sia una persona seria e disponibile.
    Ancora. Parte sempre con intenti e propositi ammirevoli.
    Solo che
    la Letteratura è un’altra cosa.
    Compro i suoi libri, leggo i suoi libri. L’ho definito uno “straordinario artigiano della parola”.
    Ma la Letteratura è un’altra cosa.
    “Il suicidio di Angela B.” di Umberto Casadei è LETTERATURA.
    “Fiction” di Giulio Mozzi è LETTERATURA.
    “L’esistenza di Dio” di Raul Montanari è LETTERATURA.
    “Fiona” di Covacich è LETTERATURA.
    “Woobinda” di Aldo Nove è LETTERATURA.

    Il passo che tu hai citato è esemplificativo di quello che volevo significare precedentemente: Biondillo non si accorge della grandezza dell’intervento di Serino e lo riprende come si fa, a scuola, con gli alunni indisciplinati.
    Il resto è la cronaca di quanto era successo nei post precedenti.

  22. Intervengo qui solo per interesse personale. Due precisazioni.
    1. Non mi risulta di essere “il re dei giallisti italiani”, come scrive Serino: non vedo come potrei, non avendo mai pubblicato né un romanzo né un giallo. Tuttavia è vero che i miei libri di racconti si vendono poco.
    2. Non mi risulta di essere “un genio assoluto”, come scrive Cocco. Benché sia convinto, alla fin fine, di non essere del tutto stupido.

  23. Riscontro con divertimento che avete DELIBERATAMENTE censurato la mia risposta a Mario.
    Una nota metodologica. Quando scrivo e posto, in genere, giro sempre in copia, via FB o via mail, a Mozzi, Montanari, Genna, Krauspenhaar etc.
    Grazie, comunque, per l’interessamento.

  24. La definizione “burqa esistenziale” data da Serino sulla sottoscritta denota la persona che è. Quella che ha invitato a mandare al macero Gomorra. Non ho altro da dire.

  25. Ma com’è che tutti nell’ambiente letterario (compresi molti scrittori che compaiono come autori dei precedenti commenti) in privato dicono peste e corna di Serino (cose non ripetibili pubblicamente pena una immediata querela) e poi pubblicamente lo omaggiano sul suo bloghettino, “ma che bravo critico” qui, “ma che fine saggista” là? Perché nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente quello che di lui dice sparlandone in privato? Che ipocrisia!!!

  26. “Ma com’è che tutti nell’ambiente letterario…”
    l’asserzione è falsa, riprovi sarà più fortunato. E se provassimo a riflettere un poco su quanto scritto da Giampaolo? per esempio su una dimensione popolare della letteratura che le è propria (e ci potrà salvare) e non considerarla come una cenerentola tra le varie Muse (les amuse-gueules) di una nuova e ancora più terribile cultura di massa? Quella che “Vi” fa correre di blog in giornale, dicendo vedete che avevamo ragione, lo dice il giornale, azz quanto siamo à la hune (i giornali) a sentire quelli dei blog…
    effeffe

  27. Francesco: questa non è dimensione popolare, insisto. E insisto anche sul fatto che il bel gesto provocatorio “getto Gomorra al macero” non ha nulla di popolare. Non sono ossessionata da quell’episodio: lo cito per ricordare, semplicemente, di cosa e di chi stiamo parlando. Mi sembra che parecchi se ne dimentichino.

  28. Credo di averla già detta, Francesco, alcuni giorni fa. Concordo con quanto scrive Simi. Ma, ancor di più, insisto sul fatto che più che di nuove etichette abbiamo bisogno di macrogeneri. Di dissolvimento di noir e giallo dentro il mainstream: se ne discusse già due-tre anni fa, ai tempi di Distruggere Alphaville.
    Pardon per lo scambio di consonante: che Simi mi perdoni.

  29. Loredana, ma tu sei davvero sicura che abbiamo bisogno di macrogeneri? Ovvero di altri paradigmi in più di quelli snocciolati in questi due anni? A mio parere no. Su questo mi sento davvero in sintonia con quanto scritto da max rizzante qui https://www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l’annuncio-del-grande-onanista/.
    Ritorno ai testi, dicono più voci, le pagelline e le etichette le si lascino ai maestrini della Litterature School! o a pessimi giornalisti sportivo letterari.
    effeffe

  30. @ giovanni cocco
    i commenti a volte come tutti sanno vanno in moderazione in automatic
    colui che posta va nel retro e libera le gabbiette. quando ho letto
    “Una nota metodologica. Quando scrivo e posto, in genere, giro sempre in copia, via FB o via mail, a Mozzi, Montanari, Genna, Krauspenhaar etc.
    Grazie, comunque, per l’interessamento.”
    mi sono detto: “ma il senso del ridicolo non è dato a tutti?”
    effeffe
    ps
    Caro Giovanni ti lascio anche il mio indirizzo postale, via catania 15 torino per dei commenti raccomandati con ricevuta di ritorno
    francesco forlani

  31. Francesco Forlani, non diciamo sciocchezze.
    Fino a tutto ieri (anzi fino a pochi minuti fa) i miei post non erano visibili e, MAGICAMENTE, quelli di EFFEEFFE, Mozzi, Temptative, Lipperini, Uno che sa, lo erano. Peccato che siano stati postati molto tempo dopo i miei (basta guardare l’orario di inserimento).
    Vuoi sapere i commenti di ieri pomeriggio (quando i miei interventi erano ANCORA in fase di censura) sulla mia mail privata da parte di Mozzi, Krauspenhaar e Montanari al proposito? BASTA dirlo ( e basta che gli interessati siano consenzienti).
    Ridicolo è censurare interventi che non siano offensivi e denigratori. Ridicolo è lasciare in stand by un intervento fino all’approvazione di QUALCUNO.
    Ridicolo è che l’intervento al quale io rispondo (quello del tale che si firma MARIO) oggi, magicamente, raddoppia, diventando anche di un secondo mittente (NORA V).
    Erano andato in loop tutto?

  32. tardiva risposta a gps.
    invece è proprio colpa sua. lei è responsabile della quantità di commenti che intasano i suoi post, come chiunque è responsabile di intasare la diffusione delle idee con la effusione dei pareri personali, che essi siano idiosincratici, innamorati, interessati eccetera. lei non sa scegliere, si capisce da quanti amici ha. (un blog è di natura democratico, ovvero tutti contano uguale. ma se la rete è una fotocopia malriuscita del mondo, scelgo il mondo, almeno si fa toccare).

  33. Ehi
    per due giorni ero in trasferta a Casola impegnato in una valorosa impresa calcistica. quando i commenti erano in moderazione non ero collegato punto. stamattina la prima cosa che ho fatto collegandomi è stata di liberare diversi commenti e perfino il tuo nonostante contenesse illazioni e inesattezze come ho già scritto. delle tue mail private non mi interessa una cippa e cosa che forse ti sfuggirà non credo che interessino ai lettori. La differenza tra me e te è che io dico la verità tu ti inventi cose. salutami gli amici eh…
    @temptative
    i don_t understand
    effeffe

  34. Tagliamola su, Forlani, hai PERFETTAMENTE ragione: non interessa a nessuno.
    E’ talmente evidente che dici sciocchezze. Mentre ti prodigavi sulla fascia, evidentemente, gli altri commenti entravano in automatico, i miei NO. Ma va là…
    Al punto che, ripeto, stamattina, qualcuno ha dovuto intervenire sul sistema, creando un msg “pacco”, quello di “NORA V” (o quello “pacco” era quello di “MARIO”), per ripristinare i miei.
    Si, ti saluto TUTTI gli amici usciti da Nazione Indiana.
    Un consiglio: la prossima volta che accusi qualcuno di “illazioni e inesattezze” vedi di specificare bene a cosa alludi. Non si capisce.

  35. sono abituata. darò delucidazioni a caso perché non ho capito cosa non si è capito. serino elenca libri che gli sono piaciuti e libri che non gli sono piaciuti, anzi li mette l’un contro l’altro armati. ma non si sa di cosa, poiché serino non lo dice.

  36. @ Uno Che Sa
    Al di là della carta stampata, dove si leggono recensioni di libri mai letti, o letti per una pagina e mezza, o “annusati” (Li annuso, i libri io li annuso, e che dovrei farci? leggerli tutti? e poi? regalarli alla parrocchia? regalarli alla biblioteca di zona?), io mi porrei anche qualche interrogativo etico: perché frequentiamo (o frequentate, o frequentano) individui che fanno cose che nei nostri scritti stigmatizziamo, deprechiamo, schifiamo? Io ho perso qualche amico per overdose, e non frequento neanche per caso gente che potrebbe ricordarmeli, soprattutto se so che mi potrebbero offrire della polvere come se niente fosse. E così in ogni singolo caso o ambito della mia esistenza. Questo probabilmente riduce le mie frequentazioni, forse vedo un numero ristretto e abituale di persone. ma quelli che frequento (compresi alcuni amici Indiani, quando capita) sono tutti esseri umani.

  37. @ girolamo
    @uno che sa
    ma perché, voi credete davvero che in Italia esista una comunità letteraria?
    Insisto su “in Italia…
    seconda domanda, rivolta a tutti i lettori,
    ma sono l’unico pirla che dopo aver letto un thread così si dice, più o meno a voce alta, che la letteratura (come la vita) è altrove?
    effeffe

    effeffe

  38. Grazie per i maestrini della letteratura school …
    Quando spiegare un testo con gli alunni significa vedere la complessità della scrittura e il punto di tensione tra tradizione e creazione.
    Insegnare, aprire la curiosità, entrare nella richezza del testo non è mettere etichette o fare entrare in una categorie come un prodotto in un reparto.
    Forse ho mal interpretato la parola.
    vv

  39. Se puo fare una risposta anche se non sono scrittrice…
    La comunità letteraria non esiste, perché uno scrittore traccia un cammino di solitudine. Per l’eco che ho dell’ambiente letterario (in Francia), è un “panier de crabes.” Si sente gelosia, narcisismo, invidia.
    Un scrittore veramente nella sua creazione non si abbandona al litigo o alla mondanità, è dentro, in dialogo con sé e il silenzio.
    Trovo anche che è un peccato che su un post si trovi una sola voce femminile, cio che è già una risposta in sé.

  40. @ FF
    Letteraria non so, non all’altezza di altre, forse: ma una comunità in rete si. Quello che mi chiedo è perché taluni individui, etichettati come troll (perché di fatto lo erano) sono stati più o meno invitati a non postare su alcuni lit-blog sui quali noi ci si ritrova periodicamente, avendo codesti folletti violato alcune elementari regole dell’etichetta (il che era vero), e ad altri invece si consente ben altro. Per essere chiari: il signor I. è stato preso a puzzolenti pesci in faccia, qui su NI e altrove, per aver scritto cose infami su Roberto Saviano senza peraltro averlo mai letto (però, per dire: mica mi risulta che sia, chessò, uno che ci gode a riempire di botte le donne); perché lo stesso non accade con chi, sempre senza aver letto Saviano, gli ha dato l’imbeccata (a lui e ad altri non-lettori, poi mollati col cerino acceso dopo averli sollecitati ad “accendere le polveri”)?
    Tutto qui.

  41. Va bene.
    Faccio fatica a seguire tutto, sono, da due mesi a questa parte, sempre in giro per lo stivale e leggo poco i commenti.
    Ammetto di aver saltato quelli molto lunghi. Ora mi sono rimesso in pari.
    Vi dirò.

    SONO D’ACCORDO con COCCO.
    Sono uno scrittore mediocre. Io NON faccio letteratura. Che senso ha allora che perdi il tuo tempo su di me? Non hai altro da leggere? Aria, aria….

    SONO D’ACCORDO con RAUL
    Il commento di Serino è letteratura, non certo critica.
    E’ un elenco del telefono con commenti lapidari. Ottima, forse, come pagina di un libro, pessima come critica operativa.

    NON SONO D’ACCORDO con A.C. CAPPI
    A meno che non sia d’accordo con me che possiamo essere fieri solo dei nostri fallimenti.

    A SERINO DICO:
    mia madre m’ha insegnato: chi si loda s’imbroda. Valutare, come fai tu, la notorietà del proprio blog in funzione dei commenti ricevuti è davvero un parametro aleatorio (e sono generoso con te). Non mi sono mai permesso di venire a casa tua ad insultare e poi a promuovere il mio blog, come stai facendo tu qui.
    Non m’è mai piaciuta l’autopromozione, ma questo posto di morti che è Nazione Indiana è il blog letterario più letto nella rete, e lo sai. Veleggia da sempre fra i primi 10/15 blog più letti in Italia. Il tuo, secondo la classifica di blogbabel sta (ed è persino in risalita!) al 377mo posto. Se urlare e ironizzare è la tua strategia di marketing è una strategia sbagliata. Come copy, mi dispiace dirtelo, non buchi.
    Poi: l’elenco che fai nel tuo commento è una serie di idee personali (discutibili, ma personali) e insulti. Le idee, quando vuoi, le posso anche discutere. Gli insulti alle singole persone te li rimando al mittente. A partire da quello a Cappi e arrivando a quello sessuofobo indirizzato a Loredana Lipperini.

  42. Faccio una proposta a Loredana Lipperini: creare una squadra di calcio femminile con altre donne. Mi propongo come supplente nel gioco.
    Mettere un po’ di tranquillità in questo terreno investito dagli uomini.

    Per Gianni Biondillo: faccio parte dei tuoi lettori che hanno amato i libri che hai scritto. Non ho mai visto un autore mediocre tradotto in Francese.

  43. …ho ‘visto’ molti autori (francesi) mediocri tradotti in ITALIANO
    la vedo nera, anzi noir…

  44. Scusami, Véronique, a parte che hai un bellissimo nome sono molto d’accordo su una cosa che dici e in disaccordo su altre due.

    1. Anch’io ho trovato stranissimo il riferimento ai maestrini e ho il sospetto, come te, che Francesco abbia scritto qualcosa che tradisce (nel senso che distorce) il suo pensiero. Pure io faccio il maestrino, fra l’altro, nella mia ultradecennale scuola di scrittura, dove parlo pressoché zero dei miei libri e faccio leggere Nove, Scarpa, Doninelli, Andrea Carraro (grandissimo), Laura Bosio, lo stesso Biondillo, Ammaniti, la Highsmith eccetera, insieme ovviamente ai classici. Se tu sei una docente, come mi pare di capire, tutta la mia solidarietà. Ogni volta che faccio un reading o una conferenza dove parlo di altri libri (mai dei miei, ripeto), salta su un ragazzo o una ragazza che mi dicono: “Eh, magari il mio professore fosse come lei!”. Rispondo regolarmente che per me è facile andare lì a fare il figo, mentre il difficile è mettere insieme creatività e routine, firme sul registro e Dante, campanella (minuscolo) e Pirandello, cioè il lavoraccio che si fa a scuola ogni giorno.

    2. Proprio per questo mi stupisco un po’ che tu parli del silenzio e della solitudine in cui dovrebbe stare immerso lo scrittore, in compagnia della sua opera, come se questo silenzio fosse qualificante di qualcosa. Sai perfettamente che gli scrittori si sono presi per i capelli da quando la letteratura esiste, che le liti le facevano anche ad Atene e a farle erano scrittori che stanno nelle antologie e nelle storie della letteratura… tutti o quasi tutti, insomma. Per non parlare delle beghe epocali fra classici recenti, come Testori e Montale: beghe a cavallo fra pubblico e privato, perdipiù.
    3. In terzo luogo, la mistica delle narratrici no, ti prego. Sono abbastanza vecchio per dirti che ho visto molte autrici fare esattamente le carognate che fanno i maschi. Lo stesso sgomitamento, le stesse ripicche, le stesse alleanze per farsi strada e dare la polvere ad altre autrici che invece queste cose non le volevano o non le sapevano fare. Ne ho saputa una freschissima che ti farebbe rizzare i capelli. Ti ripeto: uguali identiche ai maschi. E ripeto di nuovo perché sul web la ridondanza è d’obbligo: non sto parlando di TUTTE le scrittrici ma di una percentuale di scorrettezze identica a quella dei maschi. Esistono anche un sacco di persone perbene, in entrambi i generi (sessuali, non letterari), indipendentemente sia dal loro valore artistico sia dal successo editoriale – che, come diceva fra gli altri il vecchio Pontiggia, sono due criteri molto diversi.
    Se poi ho interpretato male a mia volta quello che intendevi dire, visto che siamo già nella fiera dell’equivoco, chiedo scusa. Forse il tuo riferimento alla “sola voce femminile” voleva dire altro.

  45. Grazie Raul di avere preso il tempo di farmi una riposta. Sono insegnante in scuola media. Insegno il francese e provo un immenso piacere nel mio lavoro: dare il gusto di leggere e di scrivere. Ho avuto una reazione di colera, perché ho l’impressione che si delinea la frontiera tra quelli che scrivono e gli altri che sono insegnanti e dunque nell’incapacità di sapere che cosa è la scrittura.

    Per il silenzio dell’autore ( non dei libri: i libri cantano, gridano …), credo che sono nel vero di una situazione particolare. La solitudine vuole dire per me strappare il fragore del mondo immediato per entrare nel brusio o nell’ eco dell’emozione interiore. La scrittura scortica la pelle. Non si puo uscire nel mondo, quando sto scrivendo, perché sei a nudo. Ogni percezione diventa intensa fino al dolore, non hai rifugio. Sei nel tuo libro.

    Il libro è entrato nella pelle, nella mente: è un ‘ossessione come un’ amore.

    Per le scrittrici sono d’accordo con te :-)

  46. a Biondillo
    “Scrittore mediocre” lo hai detto tu, QUI e in un intervento di qualche tempo fa. Non attribuirmi cose che non ho mai detto.
    Dire che “Nel nome del padre” non è LETTERATURA non è un giudizio di merito: è una constatazione.
    Il mio parere, tra l’altro, è che è pure una macchina narrativa che funziona bene, sai?
    Lo vedrai sul mio BLOG, a breve.
    Quanto all’educazione, Gianni Biondillo, l’espressione “Aria, aria…” se permetti, lo dici ai tuoi amici o a qualche tuo familiare.
    Io, in maniera educata, dico ciò che voglio e dove voglio, sempre che le regole che avete messo in bella mostra qui a fianco valgano per tutti.
    Cordialmente
    Giovanni Cocco (alias Johnny 99).

  47. Ringrazio Raul per essere entrato in risonanza con Veronique e Gianni in dissonanza con Serino. Gianni una sola precisazione, da oggi in poi dici casa nostra, quando parli di NI altrimenti passa un messaggio distorto.
    Detto questo oltre che confermare quanto appena riportato da gianni, sull’attenzione ai lettori che esercitiamo costantemente qui su NI, va detto che per quanto il nostro stile (di pubblicazione, impaginazione, apertura commenti, gestione ecc) sia lontano anni luce da quelli rivendicati qui a più riprese e non solo dai nostri detrattori ( che per la maggior parte ha la faccia come il culo visto che da una parte ti corteggiano in modo imbarazzante per avere un postillo sul sito e dall’altra dileggiano e criticano NI) la nostra casa continua ad accogliere proposte italiane e non nel vero e più autentico segno che la letteratura deve portare con sé. Quale? Lo scoprirete solo leggendo… Per tornare a quanto detto da Raul NI è un atelier aperto a scritture spesso giovani, inedite, per niente sponsorizzate, e traduciamo autori che non leggerete da nessuna parte se non quando, per uno strano miracolo della Machinerie Italia, altri se ne ricorderanno. Questo è letteratura. Per avere quattrocento e passa commenti basta poco, vi assicuro.
    Un esempio, ecco una decina di post che farebbero esplodere la colonnina dei commenti ma anche l’idea di letteratura che noi abbiamo per questa nostra casa:

    – I veri frutti del sottobosco.
    (viaggio nel mondo del chi non siamo della letteratura italiana contemporanea)
    – A Litteratur Serinade
    – Black market – storia dei flop editoriali annunciati come grandi successi dalle majors italiane
    – Cartografia dell’odio
    Primo amore vs carmilla vs satisfiction vs nazione indiana vs lipperatura vs vibrisse
    – Vietato l’ingresso ai critici e ai cani
    – Fallo sui muri
    (pubblicità ed eversione)
    – Wu ming sei. Il ghost writer che rivelerà ogni retrostoria del gruppo bolognese
    – Nouveaux miserables d’un ancien regime. chi sono gli scrittori proletari in italia
    – Quanto pagano? Quando pagano…
    come pagano le istituzioni in italia. ecco la carte dei cattivi paganti
    – Sfiga e letteratura. E se quell’agente porta male?

    essì, come si scriveva sul noto settimanale satirico Charlie Hebdos ecco a voi tutte le prime pagine che avrete (per fortuna) scampato
    effeffe

  48. Non si potrebbe fare uno strappo alla regola e pubblicare almeno “A litteratur serinade”?

    Sai, sono un appassionato di testi da cui si potrebbe trarre un film con protagonista alvaro vitali.

  49. Hai ragione Cocco. Hai detto che sono Medioman, che non ho una stilla di genio, che scrivo in maniera scolastica, che non ho argomentazioni originali, e tante altre amenità, che banalmente, pensavo fossero sinonimi di mediocrità. E da mediocre quale sono non me ne rendevo conto che significavano altro.
    Infatti mica mi sono accorto che tu, come dici, scrivi in maniera educata.

  50. a Biondillo, filologicamente.
    Medioman altri non è che quel simpatico personaggio, inventato dalla Gialappa’s, che nel tentativo di fare del bene, talvolta s’impappina. E’ un personaggio simpatico, bonario.
    “Mediocre” riferito a te come scrittore lo affermano, rispettivamente, Gian Paolo Serino nell’intervento qui sopra e un certo signore che si firma Gianni Biondillo sempre quassopra.
    Ho scritto che “Nel nome del padre” (e non gli altri tuoi libri) è scritto in maniera SCOLASTICA perchè non vi ho riscontrato, ed è un parere personale, nessun tentativo in quella direzione (“la ricerca linguistica è la mia vera ossessione”) che tu MI avevi indicato.
    Ho scritto che non hai argomentazioni originali riferito a due episodi e, segnatamente:
    1) il dibattito sul POST-NOIR su Satisfiction; in cui il gioco era condotto da Raul Montanari e Grazia Verasani (la tua posizione, sulla questione, non si è ancora capita e mi pareva solo un susseguirsi di “Caro Raul, Cara Grazia”;
    2) una tua recensione qui su NI riferita a “L’ubicazione del bene” di Giorgio Falco in cui, a mio parere, non dicevi nulla di NUOVO.
    Segnalami un passo, un brano, un qualcosa di poco educato che ho scritto e mi vedrai gettarmi ai tuoi (Vostri) piedi implorando clemenza.
    Un abbraccio.
    Giovanni

  51. Di tutte le banalità, le trivialità, le scemenze che sto leggendo in giro riguardo questa discussione, la più grottesca è quella che si può riassumere così: “Non esistono i generi, esistono solo i libri buoni e cattivi; ERGO non ha senso proporre nuove definizioni”.

    Il tutto mentre su certi blog vengo allegramente definito “il giallista Montanari” e avanti popolo. Il tutto mentre la prima domanda che mi fa chiunque, nel condominio, o all’ufficio postale, o dopo avermi visto dire sciocchezze in tv, venga a sapere grosso modo che sono uno scrittore è: “Scrittore di cosa?” “Di romanzi.” “Sì, ma romanzi di che genere?”.

    Ma queste sono allucinazioni acustiche mie, sciocchezze, pinzillacchere, fanfaluche.

    Certo che hanno ragione quelli che dicono che i generi non esistono e che se esistessero andrebbero aboliti! Infatti nelle librerie ci sono reparti “Libri buoni” e scaffali “Libri cattivi”. Si mormora, addirittura, che i libri cattivi siano i più ricercati.

    Anche nelle pagine letterarie di quotidiani e periodici mica c’è scritto ogni tanto (ogni spesso) in occhiello o come titolo di sezione: “Noir” o “Fantascienza”. Ma no! “Libri belli” e “Libri brutti”.

    Anche le case editrici! Ma dove sta questo “Stile libero noir” di cui mi parlano persone male informate, dove le collane dedicate di Marsilio e così via? Sciocchezze! Ci sono le collane “libri buoni” e le collane “libri del cazzo”, che vanno in ristampa soprattutto sotto Natale e prima delle ferie estive.

    Mi piacerebbe mettere un microchip nell’aristocratico culo di chi liquida questa discussione parlando di “eccesso di etichette” e vedere come si comporta quando entra in libreria. Se ne trovo uno, dico uno, che non si orienta con i generi e le famose etichette, ritiro tutto: i generi non esistono, non esiste il noir e men che meno il post-noir.

  52. le collane “libri buoni” e le collane “libri del cazzo” m’ha fatto proprio ridere. Grazie, Raul, ne ho bisogno.

  53. Posta così la questione, Raul, permettimi, apre tutt’altri scenari. E se si legge con attenzione l’articolo di Giampaolo, non si mette alla porta il paradigma genere, quanto il suo declinarsi in nuove definizioni che rischiano soltanto di far perdere d’efficacia al genere stesso ovvero all’idea di genere che un autore aveva in testa.
    Ogni autore sa perfettamente di fronte alla risma di fogli immaculi che ha davanti quale genere guiderà la sua narrazione, non c’è un cazzo da fare. Una tale consapevolezza è imprescindibile e infatti orienta i materiali letterari e non che studierà, le fonti della propria storia, la tradizione letteraria da cui attingere o nella caratterizzazione dei personaggi e questo a prescindere dal plot che avrà trovato, dalla felice intuizione del cosa raccontare, e poi come. Per esempio sappiamo benissimo che un genere non si identifica dallo stile dell’autore, ma piuttosto dai temi, dal passo, dalla fabula. Sul come si svilupperà la narrazione, ovvero attraverso quale stile, frase, non è il genere a dettare legge, lo sai Raul, e non necessariamente un giallo si porrà come popolare – quello che in francese si chiama litterature de gare, alla Maigret per intenderci – perché altrimenti come potrebbero convivere due poetiche – e due pubblici – così diverse come quella di Fruttero Lucentini da una parte e Gadda dall’altra? Gramsci definisce – e a ragione secondo me – i romanzi di Dostoevskij come di genere avventura, ovvero alla stregua di Salgari o di Jules Verne. La categoria noir in realtà è una categoria recente, per sè già ibrida, composta di poliziesco, e di giallo. E il polar allora? Per esempio si può pensare l’equazione Luigi Bernardi – Carlotto, Fois…- e Jean bernard Pouy- considerato come il caposcuola del polar?
    Allora, perchè non rileggere quanto dice in una sua intervista sul sito europolar, sulla fine del genere Polar (che non è la fine dei generi)?

    E. M.: Hai parlato della fine di un gruppo di scrittori noir. Però voi continuate comunque a scrivere.

    J-B. P.: Sì, ma si tratta di una fine normale, e comunque è durata tra i 15 e i 20 anni. Si invecchia, si diventa dei vecchi rimbambiti, bisogna fare attenzione a quello che si dice. E poi ci sono un sacco di giovani che arrivano. I tempi cambiano. Noi continueremo. Tra di noi c’è chi ha lasciato subito, io ho scritto 40 libri, altri dopo il terzo libro hanno provato a fare altre cose. Può darsi che ci sia anche una stanchezza nel lettore, che non ci siamo saputi rinnovare abbastanza, ci sono i tempi che cambiano. Ci sono tanti fattori. Io non credo che gli autori più interessanti e i più importanti di questo movimento spariranno del tutto, ma credo che l’effetto ‘gruppo’ sparirà. Perché abbiamo parlato troppo, abbiamo fatto il nostro lavoro, forse è tempo che altri facciano il loro, che probabilmente non sarà lo stesso, ma occorre che si trovi qualche cosa. Noi siamo sempre tentati di dire “bisognerebbe fare così e cosà”, e non dobbiamo farlo. Sta anche a loro trovare qual è il loro posto, qual è il loro cammino. Una cosa che abbiamo imparato nel ’68 è che bisogna fare attenzione a non diventare dei vecchi rimbambiti che danno lezioni. Mi dispiace che non ci sia all’orizzonte una scuola diversa. Ma in letteratura non bisogna mai aspettare qualcosa, arriva contro ogni speranza. Mi piacerebbe, però, che ci fosse qualcosa di un po’ radicale, al limite ancora più radicale di noi, letterariamente. Il giallo è stato una sotto-letteratura, per cui abbiamo avuto il tempo di imporre le nostre cose poco a poco. Ad ogni modo il Poulpe è morto. Il capitalismo ci ha divorati. E va bene così

    effeffe

  54. Sempre amabile Pouy. Comunque non mi riferivo all’estensore di questo pezzo (per andare incontro ai suoi costumi, applico anche a lui la damnatio nominis che lui ha risevato cortesemente a me), ma a commenti trovati in giro nei blog. Roba messa giù con quell’ariettina di superiorità che viene direttamente dagli sfinteri, interventucci di gente che non ha niente da fare nella vita. E a cui non è mai capitato, come a me, di entrare in una Feltrinelli e trovarsi rappresentato in sette posti diversi:
    – Sezione Letterature (scaffale in ordine alfabetico + banco novità);
    – Sezione Gialli (idem);
    – Sezione Tascabili, che nelle librerie Feltrinelli sono considerati una specie di genere a parte;
    – Sezione Poesia per il libro fatto con Scarpa e Nove, e questo ci può stare;
    – Sezione Religioni per il romanzo L’esistenza di dio (giuro che è vero).
    Ora, se mi vieni a dire che sarebbe più logico un ordine alfabetico assoluto per autore, chi sarebbe più felice di me? Invece queste divisioni esistono e contano; di conseguenza contano anche le discussioni e le proposte di distinguo e ulteriori divisioni. Lo stesso noir, storicamente, in Italia è stato presentato come un sottocomparto del giallo.

  55. @montanari
    Quello che dici è in parte vero, ma forse non in assoluto. Mi spieghi, ad esempio, a che genere appartiene IL PASTICCIACCIO? E INFINITE JEST? E IL MONDO SECONDO GARP? E IL QUINTO EVANGELIO? E IL SOCCOMBENTE? E ORCYNUS ORCA? E UOMO INVISIBILE? ULISSE? LA METAMORFOSI? L’UOMO SENZA QUALITA’? MOLLOY? E ancora: dando per scontato che AMLETO appartenga al genere teatrale, come possiamo definirlo? Una tragedia? Una commedia? Una tragi/commedia? E LA TEMPESTA cos’è? Commedia? Dramma? Meta-commedia? Non sarà che a volte – spesso – dinanzi a certe complessità la catalogazione è assolutamente insufficiente?

  56. Una volta ho visto F. Krauspenhaar e H. Janeczek nel reparto letteratura tedesca.
    Il mio “Manuale di sopravvivenza” nel reparto pedagogia ancora mi inquieta.
    “Gomorra” nella sezione viaggi fu mitologico, quasi quanto “L’esistenza di Dio nella sezione religione!

  57. Caro Raul
    da quel che scrivi sembrerebbe che il problema sia tuo perché a te è capitato di entrare in una Feltrinelli e trovarsi rappresentato in sette posti diversi etc. mentre a quelli che non hanno niente da fare nella vita queste cose non capitano mai e quindi non si rendono conto. A te ma anche agli scrittori nelle tue condizioni naturalmente. Dai commenti in Satisfiction mi era sembrato di capire invece che il post noir fosse anche un’esigenza/urgenza del lettore. Mi piacerebbe capire meglio in che modo il lettore beneficierebbe della nascita del post noir.
    Il fatto di trovarsi qui e là in un libreria può essere anche una responsabilità del libraio. Tu potresti ritrovarti nello scaffale della religione con L’esistenza di Dio, anche se domani Il Corriere della Sera aprisse con un pezzo a otto colonne dal titolo “Il Post Noir esiste”. Io potrei dividere la sezione narrativa italiana della mia ipotetica libreria per “regioni” o “anni di nascita” perché mi gira così… Ma a parte questo, a me sembra che la comparsa del “post noir” come genere, etichetta, insomma quel che l’è, non è una bomba atomica, ci si sopravvive. Se alcuni scrittori ne sentono la necessità che male può fare? Io ho percepito una certa insofferenza generale nei commenti, qui e in Satisfiction, solo per il fatto che la proposta sia giunta da uno scrittore e non da un critico. Se 3 o 4 critici avessero scritto la parola post noir nelle loro recensioni sdoganandone l’esistenza, una volta qui e una volta là, io credo, modesto parere, che la cosa sarebbe stata assorbita senza problemi. Forse è la cultura del sospetto che ci frega, non lo so…
    Un’altra cosa: a portare avanti la battaglia in modo deciso, a sbatterti ci sei sopratutto tu e un giornalista. Non credo che l’urgenza sia solo tua… altrimenti coniare un genere per uno scrittore non so mi sembrerebbe un po’ esagerato ma non impossibile, per carità, in un certo senso controcorrente… one man genre… quello che volevo capire è: gli altri scrittori? Non mi interessa sapere quali scrittori siano post noir, ma quali scrittori a parte te, condividono l’idea di post noir.
    Grazie
    Buona serata

  58. Sabato uscirà un pezzo di Pent su TTL, sempre sul post-noir. Da notare che Pent aveva in animo di recensire semplicemente il mio ultimo romanzo, poi in redazione (se non ho capito male) gli hanno proposto di allargare il discorso.
    Io vedo in opposizione netta solo gli editori: non una sola parola di incoraggiamento da loro, incluso il mio che non a caso pubblica Faletti. Sono tutti spaventati perché stanno tutti puntando sul noir. E naturalmente quei giallonoiristi (non tutti, bisogna sempre specificare non tutti) che percepiscono tutto questo come un attacco al loro hortus conclusus, in tutti i sensi.
    Il lettore beneficia di questa proposta in due semplici modi.
    Anzitutto questo suggerimento di collocazione – ma anche di procedimenti narrativi – può liberare energie nella scrittura, incoraggiare divagazioni, esperimenti, allargamenti di orizzonte. Se io fossi un ragazzo esordiente, penserei: Be’, che figata, ma allora non ci devo mettere per forza l’ispettore claudicante o il commissario “rude ma bonario” (ho trovato questa definizione due volte, oggi: riferita a al Soneri di Varesi e nella scheda dell’ultimo libro edito da Sironi; sono tutti rudi ma bonari, proprio come immaginiamo i poliziotti nei nostri sogni infantili). Faccio notare che io ho sempre considerato i generi come trasversali alla produzione di un autore. Santo dio, Kubrick ha fatto film di guerra, noir, peplum, fantascienza, film in costume, horror, fantapolitica, fantasociologia… Scarpa ha scritto tre romanzi, una raccolta di poesie, una guida turistico-letteraria, raccolte di racconti, testi teatrali, un poema in un dialetto inventato, canzoni. I generi e i formati letterari possono coesistere benissimo nella produzione di un autore.
    L’altro vantaggio, per me puramente illusorio (nel senso che non avverrà mai, è una battaglia perduta in partenza) sarebbe che un autore per esempio come il sottoscritto potrebbe vedere i suoi titoli più compattati in libreria. E vicini ad autori più affini.
    Adoro il tono di Francesco, la sua apertura, il suo why not? E’ tutto lì: perché no?

  59. Ciao, Raulone, stasera a cena con Brioschi e Doninelli. Al ritorno in taxi con Luca abbiamo parlato della tua cultura classica e della tua bontà. Averne come te!

  60. Da semplice lettore, cioè da uno che non ha mai scritto un libro, confesso una mia debolezza. Per me esiste un genere letterario di serie B. Non è il giallo, la teoria del complotto o il postnoir. E’ quello in cui l’autore racconta la sua visita in una libreria alla ricerca di dove hanno posizionato i propri libri. Ma il peggio del peggio è quando nel finale s’incazza e prende per il culo il commesso ignorante che ha sbagliato scaffale. Quella sì che è “litterature”, da litter, spazzatura.

  61. Caro Raul
    grazie per l’esauriente risposta.
    Sulla posizione degli editori: come ce ne sono di spaventati perché stanno puntando sul noir forse ce ne sono di coraggiosi, o meglio di possibilisti. Forse, dico. Se fossi un editore senza un’identità precisa, per esempio, e ce ne sono molti, o con la voglia di emergere, non mi farei scappare l’occasione. Chiamerei il sig. Raul Montanari e gli proporrei di dirigere una collana di post noir. Visto che la Todaro, per fare un esempio, è esteticamente gialla, per la collana post noir proporrei un arancione, gradazione “post”, successiva, al colore giallo. Sto un po’ correndo con la fantasia ma è davvero piacevole. Kubrick ma anche Spielberg sono un buon esempio di autore che attraversa i generi. A me, personalmente fa paura questo: che in questo paese se giochi in porta, poi non puoi pretendere di voler fare anche l’attaccante. Per cui se Federico Moccia domani publicasse un romanzo storico con i controcazzi o un un romanzo di fantascienza degno di Asimov o un poliziesco qualcuno storcerebbe il naso… Come se uno che gira Indiana Jones poi non potesse girare Schindler’s List…

  62. @montanari
    Non mi sembra d’aver ricevuto risposta al mio intervento del 3 novembre, ore 17,29. Ripropongo i medesimi quesiti. Grazie.

  63. Macioci, a parte che se vuole qualcuno a sua disposizione ha sbagliato indirizzo e anche mestiere, le sue non sono domande. E’ un intervento che si risponde da solo. Anche i cretini sanno che ci sono libri per i quali non esiste un genere, stop. Se vuole la mia opinione, ne ho parlato qui e altrove, diffusamente, negli anni. Si faccia una piccola ricerca. E’ anche vero che Mario Missiroli diceva che nulla è più inedito della carta stampata, figuriamoci la rete. Ah, si informi: l’Amleto è una tragedia.

    Sergio, sono abbastanza sorpreso dalla stupidaggine che hai scritto. Una sequela di stupidaggini, per essere precisi, in un tono che mi sbalordisce.
    1. L’autore di litter non andava alla ricerca di un cazzo. Credo di avere il record negativo di visite in libreria alla ricerca di miei libri: mi capiterà di farlo forse due volte l’anno, ma non tutti gli anni. Biondillo può testimoniare di avermi segnalato lui, tre anni fa, che L’esistenza di dio era nello scaffale dei dieci più venduti in Fnac: io non lo sapevo perché non ero andato a controllare, benché alla Fnac vada a comprare i cd.
    2. Quella volta invece sono andato in una Feltrinelli milanese perché un lettore insisteva a dirmi di aver cercato un mio titolo e di non averlo trovato; l’ufficio commerciale del mio editore, da parte sua, era sicurissimo che in quella libreria il romanzo in questione fosse presente. Incuriosito, ho fatto un giretto e ho scoperto quella dispersione. Ti basta, come giustificazione, o vuoi sapere, non so, con chi ero fidanzato allora, come stavo di salute, che tempo faceva…?
    3. Non mi risulta né di essermi incazzato né di aver preso in giro il commesso, né mi pare che ci sia traccia di queste emozioni nelle poche righe che ho dedicato all’episodio. Magari una risata sulla sezione Religioni me la sono fatta e l’ho condivisa con voi. Mi pare il minimo, visto che sembra una barzelletta. Di tutte le persone che lavorano nel mondo dei libri, i librai sono quelli che rispetto di più.
    Fammi la gentilezza di non usare l’espediente retorico odioso, squalificante, idiota di mettere in bocca agli altri cose che non hanno detto e costringerli così sulla difensiva.
    Se tu ti sei svegliato con la luna storta non so cosa farci. Se il post-noir ti annoia, fatti tuoi. Se dopo aver fatto l’amicone con me per anni hai deciso improvvisamente e unilateralmente che il mio dopobarba ti infastidisce, amen.
    Ho perso un quarto d’ora a scrivere questo inutile post in risposta a due inutilissimi post altrui.

  64. perché vi appassionate tanto? è un falso problema.
    la scaffalatura non è un problema del critico, dello scrittore o, mi voglio rovinare, del lettore. è esclusivamente un problema dell’editore.
    la letteratura di genere nel linguaggio corrente dei non lettori rimane una letteratura popolare priva di ambizioni artistiche. una letteratura appunto di serie b, e come tutte le cose di serie b preesistenti al postmoderno, è una pappa pronta per diventare di secondo grado. imprestare il genere per farne “letteratura di serie a ma però popolare” è una scommessa che a quanto mi consta è stata, salvo rarissimi casi, persa. sapete chi ha dato il colpo di grazia a questa manna dal cielo per scrittori? murdoch.
    sono un lettore alieno, perché non mi sento né forte né debole, né popolare né elitista. ho speso una quantità notevole di ore sul genere noir e affini. mi sono davvero appassionata. ma la ho sempre considerata a tutti gli effetti una vacanza, con le eccezioni di qualche incontro notevole che può sempre capitare. una trafila di letture tradizionale, quanto casuale e personale. poi ho fatto l’abbonamento a sky. adesso potrebbero darmi il diploma honoris causa in indagine criminale. e non posso più vedere un commissario.

  65. Complimenti a Gian Paolo Serino per la vervé da alcolista anonimo in sbattimento e per la grandissima conoscenza di transessuali di Milano: un giorno mi porterai con te.
    Da che pulpito viene la predica però: Satisfiction è una marketta perenne. Serino recensisce positivamente solo i libri dei capi-redattori, come per esempio Daniela Rossi. E tutto ciò è da cirrosi epatica: è una farsa, un blog dedicato agli amici di bottiglia e collaboratori (quei pohi che ancora non ha ingiuriato) e mi fa molta tristezza tutto ciò.
    Le frasi sono sempre le stesse da anni “non tracce ma lividi”, “più che spiaggia ultima spiaggia” etc. etc. etc. Dov’è la critica letteraria?
    Forse dovresti smetterla caro Serino, di recensire robaccia e lanciare moniti dal tuo blog: fai ridere i polli.

  66. raul, io non ho fatto il tuo nome, né qui né nel mio blogghettino dove ne ho parlato più diffusamente. questa discussione mi ha solo fatto venire in mente tanti episodi a cui ho assistito personalmente, tant’è che penso si tratti di un fenomeno diffuso. l’ultimo di questi poco tempo fa, durante una cena in cui uno scrittore si lamentava del posizionamento sbagliato della sua opera in una libreria e dell’ignoranza del commesso. poco dopo, alla mia domanda se gli piacesse cioran, ha risposto che a suo avviso si trattava di “un poeta sopravvalutato”. in ogni caso io mi definisco amicone di persone che almeno ogni tanto vedo, o sento, o con le quali mi scrivo. se mi chiedono di te mi limito a dire che ti ho incontrato un paio di volte anni fa e che ti stimo. ci vuole ben altro che un dopobarba per infastidirmi, in fondo sono un tipo rude ma bonario.

  67. ops… volevo dire che Serino recensisce positivamente solo i libri delle mogli dei capi redattori.

  68. una buona notizia ce l’ho. mi hanno chiesto di pensare a un angolo libreria in una struttura nel centro di torino ho proposto la prima concept library con a sinistra entrando libri del cazzo e a destra libri bbuoni. I lettori potranno deliberatamente riposizionare i libri apportando la propria visione delle cose. Che poi la sinistra diventa destra uscendo e la destra sinistra. non è uno scherzo, giuro, diciamo un passage à l’acte. Per l’inaugurazione però – se tutto va bene in primavera- mi date una mano eh!
    effeffe

  69. Stai cercando commessi/e?

    Io ne conosco un* che è stat* capace di farsi licenziare per aver mandato a cagare una signora che si era presentata chiedendo: “Scusi, non avreste per caso il libro che stava leggendo la mia vicina d’ombrellone ad agosto? Sa, è proprio quello con la copertina azzurra”.

    Se l* assumi, mi fai un favore personale; in caso contrario, metto il tuo ultimo libro nel settore “manuali”, alla voce “manutenzione hifi”.

  70. ot
    sai sergio garufi
    ti confesso una debolezza: il mio discrime, la mia operazione di scrematura, la mia inevitabile e necessaria economia relazionale insomma la prima idea che mi faccio di una persona si basa sulla risposta che dà alla domanda che tu hai rivolto al tuo conoscente.
    se la risposta è affermativa posso (forse) sperare di sentirmi a casa,
    diversamente, saluto e bacio
    se non lo conosce gli accenno qualcosa e osservo la reazione
    cioran poi non può piacere o non piacere, cioran va oltre, come si usa dire :)))
    so che c’entra una mazza col post sopra ,onde per cui, per farmi perdonare chiedo all’autore o ai librai: dove me lo collocate il cioran? possiamo inserirlo nel genere giallo nero visto la sua ossessione nel cercare di sdoganare il mostro che è dentro ciacuno di noi
    pace e bene
    la fu

  71. Cioran?

    Mais c’est plus facile, mon dieu!

    “Curatevi con le erbe”

    ma solo se accanto c’è il settore

    “Paste e dolci *fatti* in casa”

  72. nel mentre aspetto che lievitino i biscottini alle cime
    le lascio questa “ricetta”:

    il pubblico si getta sui cosiddetti autori “umani”
    sa che da loro
    non ha nulla da temere

    rimasti a metà strada come lui
    gli proporranno un compromesso con l’Impossibile
    una visione coerente del Caos

    sempre baci fortebraccio :)
    la fu

  73. Cioran? Rue de l’Odeon a Valbeneunamessa (75000) dove con garufi abbiamo aspettato per un paio d’ore che qualcuno ci aprisse il portone
    effeffe

  74. ciao francesco effe
    lo sai che tu sei stato il mio primo interlocutore quisuni!?
    perchè mi tradisti?:)
    baciol
    a fu

  75. ciao fu. un inciso a prop. di cioran. io trovo perfettamente legittimo che altri non lo conoscano, o non lo amino. di quell’episodio mi premeva segnalare che la stessa persona che aveva poco prima ironizzato sul commesso di libreria ignorante, si era permessa subito dopo di stroncare un autore che non conosceva minimamente, a tal punto da definirlo “poeta”. cmq io nella libreria del furlen le opere di cioran le metterei fra i libri del cazzo, perché x me lui è un autore cazzuto, diversamente da quel che pensa la moglie di todorov, autrice di uno dei saggi più stupidi degli ultimi anni (“contro i maestri dello conforto”, excelsior 1881)

  76. Grazie Funambola, devo venire più spesso da queste parti, mi sto facendo, una cul tura cul inaria.

    Pensa che prima che tu parlassi di questo grande cuoco-poeta, io ero convinto che fosse il centromediano del rapid bucarest, visto che a quanto sembra è molto fallo so.

  77. ciao funambola, va bene sul comodino? – nella borsetta, in macchina, in ufficio, sul cuscino.
    :-)

  78. @montanari
    Non avevo alcun intento polemico, e non capisco la sua reazione scomposta. Comunque: lei afferma “Anche i cretini sanno che ci sono libri per i quali non esiste un genere, stop.”, dopo aver affermato in un post precedente che “Di tutte le banalità, le trivialità, le scemenze che sto leggendo in giro riguardo questa discussione, la più grottesca è quella che si può riassumere così: “Non esistono i generi, esistono solo i libri buoni e cattivi; ERGO non ha senso proporre nuove definizioni”. Domanda: io le ho proposto 13 titoli che lei non ha saputo classificare, dunque lei è un cretino? Quanti sono percentualmente, a suo avviso, i libri di non facile classificazione?
    Ancora: mi spiega perchè AMLETO è una tragedia e non, per esempio, una tragi/commedia? E se per caso, a suo avviso, la tragedia e la tragi/commedia fossero la stessa cosa, mi spiega perchè sono la stessa cosa? Mi spiega poi in che modo possiamo applicare l’una o l’altra definizione all’AMLETO? Mi spiega infine, se l’AMLETO è una tragedia e basta, la scena di meta-teatro che il principe utilizza per incastrare lo zio, oppure le innumerevoli, grottesche mattane di cui il principe sparge il dramma?
    Con immutata speranza in una risposta civile. Grazie.

  79. Non male, Sergio: tu entri in un thread in cui si è appena scherzato sulla disposizione dei libri in libreria, lasci un commento velenoso e perfettamente in tema, senza nessun riferimento. Ma naturalmente uno sbaglia a pensare che stai alludendo a chi ha appena parlato di quell’argomento, perché ti si dovrebbe seguire in ogni tua esternazione e saper bene che, fuori di qui, hai parlato di un ignoto cretino disistimatore di Cioran eccetera.
    Non ti sogni nemmeno di scusarti per aver scritto un post come minimo equivoco: no, hai ragione tu.
    Quando avrai anche bisogno di uno che ti metta le note ai post e pure di un biografo che tenga tutti aggiornati in tempo reale su quello che hai detto qua e là, in modo che si capisca a chi ti riferisci, parliamone: per me, notoriamente, è solo questione di prezzo.

    L’Amleto è una tragedia per l’argomento, per la strage finale che incljude la morte del protagonista, per il tema classico del dramma di vendetta e del combattimento fra l’eroe e il destino, per la sua collocazione nel canone shakespeariano. Gli inserti comici sono normali in Shakespeare, che li ha perfino teorizzati.
    Le “mattane” fanno parte della struttura tipica dell’avenge play, il cui modello, notoriamente, è la tragedia di Seneca. Nell’avenge play, il vendicatore inizialmente dissimula le sue intenzioni, e questo topos drammaturgico suggerisce invariabilmente situazioni e soluzioni – sia nel linguaggio sia nelle relazioni fra i personaggi – al limite della comicità o ben oltre. Succede perfino nel Tieste, che forse è il più cupo fra i drammi di Seneca. So qualcosa di questa roba perché ho tradotto sia il Tieste sia il Macbeth. Perfino nel tenebrosissimo Macbeth ci sono scene comiche, sebbene si tratti di un avenge play anomalo perché il vendicatore non è il vero protagonista.
    Non interverrò più su questo argomento. Dubito che sia una gran perdita.

  80. carissima temptative
    lui dice che
    a parte qualche eccezione
    i suoi libri trovano credito soltanto
    presso i falliti
    i decaduti
    i diserededati (soprattutto donne)
    gli adolescenti
    insomma presso l’informe e l’incompiuto”
    donna avvisata mezza salvata!
    tè comunque mi pare che mi vai bene così come sei! :)
    e io ti vado così come sono?
    molti baci
    la funambola

    tieni presente che per cioran “incompiuto” è un “complimento” :)

  81. scusate. se esiste il postmodernismo non può esserci il post noir? io capisco il ragionamento di montanari; lui non ha mai fatto, a mio avviso, il noir canonico. ha ricordato di aver contribuito a mettere le basi, 20 anni fa, del noir italiano; ma io, che ho letto buona parte dei suoi libri, posso dire che la sua poetica va a toccare davvero il dolore, la solitudine esistenziale, il masochismo, il sesso dolce e quello perverso, la cattiveria… insomma, montanari, per come lo leggo io, è un mainstream che si avvale di due o tre topos di genere. ci sono libri suoi che vanno addirittura nel western contemporaneo, altri più affini al genere, altri che col genere noir poco o nulla hanno a che fare. raul è un autore, in pratica. io personalmente non sono uno che ama i generi, le “messe in scaffale” eccetera; ma se un autore invece ha voglia, e soprattutto urgenza, di trovare per la sua e di altri autori a lui affini attività letteraria una nicchia e anzi uno “stemma” chiaro e ben netto, che male c’è? è lecito o non è lecito dare un nome al proprio lavoro? è lecito o non è lecito parlare di se stessi con cognizione di causa? o dobbiamo lasciar fare sempre ai critici, che nella maggioranza dei casi pensano ad altro? (non parlo di quelli bravi e bravissimi, parlo di alcuni che recensiscono letteratura italiana senza sapere un cazzo, o quasi, di letteratura straniera; come se il problema fosse la lingua e non il contenuto, il dire, l’involucro, la massa critica e acritica, la pappa che c’è dentro un maledetto libro). è lecito o non è lecito, insomma, senza far troppe storie e senza rompere troppo i coglioni, definire – anche con un marchio -il proprio lavoro? eh sì, è giusto e sacrosanto ricevere delle critiche, ma che siano con un senso, non dettate da poca intelligenza, poca sensibilità, molta (qui sì) pochezza.

  82. alla Fu
    che sarà!
    effeffe

    @fk
    ehi franz, il post in partenza, ovvero le considerazioni di Simi si riferivano non a quel diritto che tu invochi per Raul ma al ruolo che il progetto di genere o trans gendre che il post noir potrebbe assolvere. Ritornando alla famosa questione dei comparti in libreria trovai assai patetico quello del New Italian Epic in una libreria a Firenze. Penserei la stessa cosa se ne trovassi uno dedicato al post noir. Ma non perché siano “patetiche ” quelle prese di posizione, tutt’ altro, sia nel caso dei wu-ming che in questo di raul ci avverto un reale disagio e un autentico tentativo di sparigliare le carte sul tavolo nell’ordine in cui altri dagli autori avevano deciso. La divisione dei saperi nella cultura occidentale però è una questione aperta, ed è ovvio che si traduca in tale confusione. la stessa doppia categoria di scienze della natura e scienze dello spirito, che comporta apparentemente dei campi molto vasti, non mi sembra risolutiva. Per un analitico americano per esempio Derrida non meriterebbe di essere sistemato tra gli scaffali Filosofia ma in quelli di letteratura, così come per un purista della versificazione la poesia di Arminio andrebbe nella narrativa. La geometrica e PH neutra classificazione in ordine alfabetico comporterebbe dei problemi logistici assai rilevanti per una libreria e quella per identità linguistiche, narrativa italiana, narrativa straniera (paese per paese) come ho visto fare in Francia non aiuterebbe il lettore che si sentirebbe i colpo in un’agenzia di viaggio. Forse la più sensata sarebbe a parer mio quella per casa editrice. perché? perché “normalmente” gli stili, le scritture, gli argomenti, un lettore dovrebbe in una vera comunità letteraria poterli riscontrare nei progetti editoriali delle case editrici. Un progetto come fuori formato, o Effigie, suggerirebbero dai titoli al lettore il fatto che si troverà di fronte a scritture altre. Così come so perfettamente che tra gli scaffali Adelphi non troverò affatto autori e temi della Bollati Boringhieri. Una soluzione del genere disperderebbe forse gli autori? Quasi sicuramente. Se infatti chiedo a Raul se la frammentazione della sua opera oltre che corrispondere al diverso taglio, stile, argomento trattati, dipendesse anche dai differenti editori, sono quasi certo che mi risponderebbe di sì. Allora vuol dire che gli autori cambiano spesso editore? Sacrosanto diritto se la cosa fosse legata al semplice desiderio di cambiare tematiche o immaginario. Diverso è se si cambia editore come i calciatori i club per altre ragioni. Soldi? per esempio, mancanza di coraggio da parte di un editore nel seguire un suo autore nel cambiamento? A voi di rispondere adesso, io un’idea ce l’ho.
    effeffe

  83. francesco, simi se non ho letto male afferma che non ha più voglia di “post”. che è il giallo, semmai, che sta andando oltre, non il noir. fà nomi di scrittori di grande livello (amo varesi, amo carlotto) che con vera bravura lavorano nel genere diciamo così giallo. ma carlotto fa davvero dei gialli? io non ne sono sicuro, anzi.

    dunque? io la penso nel modo opposto: ci si muove in avanti; chiamare “over-noir” questa cosa avrebbe senso. ci si muove da un passato, dentro un presente. nel comparto giallo sinceramente – ma posso sbagliarmi, non si puo’ seguire tutto – non vedo grandi cambiamenti da tantissimo tempo.

    sulla new italian epic non vorrei riaprire vecchie ferite. non mi sento di mettere in paragone la NIE con il post-noir. nella NIE si è voluto mettere l’accento su libri (più che su autori) che toccavano le corde tese di una nuova epica italiana. era ed è “post” anche la NIE, visto che è nuova. ma nuova rispetto a cosa?

    il noir di woolrich era tinto fortemente di giallo. il lavoro di montanari e di verasani no. biondillo si muove da battitore libero, sinceramente vedo il suo stare nel gruppo come un po’ forzato, se facciamo eccezione per i suo ultimo romanzo, Nel nome del padre.

  84. Ringrazio Montanari la cui analisi esauriente conferma, in fondo, che AMLETO non è classificabile; anzi che Shakespeare non è classificabile. Aggiungo che, per me, una classificazione in generi è anche buona cosa, purché non diventi assolutamente necessaria. Un grande romanzo, per quel che ne capisco, non se ne sta mai nella gabbia di un solo genere.

  85. Agguanto al volo il commento n.100 innanzitutto per salutarvi tutti.
    Per dire a Raul che, in ultima analisi, diamo significati diversi alla parola “noir”, il che rischia di incartarci in una discussione formalistica e soporifera. Se quello che tu denifinisci “post-noir” significa che alcuni elementi essenziali del noir (per me l’asciuttezza dello stile e una ricerca profondamente morale di una verità irraggiungibile) possano innervare, contaminare, infettare altri ambiti narrativi, sia popolari che ricercati, io mi auguro che succeda anche se non concordo con la parola che hai usato. Però non sono ottimista. Questa infiiltrazione benefica è accaduta in Paesi in cui la sensibilità “noir” ha avuto una solidità maggiore, sia nel pubblico più esigente che nei prodotti di più largo consumo.
    L’esempio vi farà ridere, ma io ho capito che mi piaceva il noir leggendo “37°C le matin” di Djian, figurarsi, un melò generazionale degli anni 80; ma aveva quel passo, urgente e disincantato, che poi sono andato a cercare nel polar francese. Di recente ho letto il bellissimo “Il maledetto United” di David Peace, in cui sono profondamente noir lo stile, l’alta tensione narrativa, ma in cui si parla solo di spogliatoi, fango, tacchetti e stadi stracolmi.
    Personalmente trovo suggestiva l’idea che le modalità del racconto criminale si spostino dal mondo del crimine propriamente detto a quella inquietante idrofobia alla responsabilità che impregna le nostre relazioni più personali e quotidiane. Lì potrebbe essere vulnerabile anche il lettore più adagiato sui commissari rudi e bonari o sui serial killer violentati da piccoli. Ma ho detto potrebbe, sia chiaro.

  86. approvo completamente questo frase scritta da Montanari: “Faccio notare che io ho sempre considerato i generi come trasversali alla produzione di un autore. Santo dio, Kubrick ha fatto film di guerra, noir, peplum, fantascienza, film in costume, horror, fantapolitica, fantasociologia…”

  87. In questo momento sono d’accordo con tutti gli ultimi interventi, il che mi preoccupa un po’.
    Comunque, una cosa che piano piano è sfuggita all’attenzione generale – certamente anche per colpa mia – è che l’originale proposta del post-noir era ed è un atto d’amore e non di negazione.
    Era, lo ripeto, l’inizio di un discorso inclusivo, non esclusivo.
    Quello che dice Franz al riguardo è giustissimo per contenuti e tono; però mi sconcerta che a capire quello che ho scritto siano principalmente persone che, come lui, mi conoscono, e quindi possono aggiungere al messaggio una certa opinione rispettosa e affettuosa che hanno sulla fonte, e sulla sua onestà intellettuale.
    Ma è così difficile capire che questo discorso, fatto in questo momento, va completamente contro i miei interessi? Altro che marketing!
    Uno scrittore non può fare un atto di libertà e di verità (soggettiva, si capisce) senza che salti subito fuori la critica del mortadellaio?
    Pensate che, nella mia idiozia, io immaginavo e un po’ temevo una specie di assalto AMICHEVOLE al post-noir e già mi immaginavo ad arrovellarmi su questioni come: “Cavolo, come faccio a dire a LUI che con il PN non c’entra nulla?” :)

    Enrico, certo che Shakespeare non è classificabile. E’ semplicemente il più grande di tutti.

  88. Il commento di ‘sto Serino mi ha dato il vomito. Davvero. Pettegolezzi da lavandaia, giochi di parole patetici e boria intellettuale.
    CORAGGIO? RIVOLUZIONE? Stiamo scherzando, vero?
    (E, cazzo, scriva in maniera chiara e comprensibile senza affastellare refusi!)

  89. Questione di punti di vista. Per me Serino è la critica in mano ai copywriter pubblicitari, fatta di slogan, battute e giochi di parole, la perfetta espressione del mercato; mentre per Montanari “è una cosa da Baccanti, che lascia senza parole per energia e potenza”. Tutto dipende se pubblichi o meno.

  90. Metonimia: p.es. l’autore per l’opera.
    Sineddoche: la parte per il tutto o il tutto per la parte.
    Per me Serino è Serino. Il senso del commento che ho fatto non alla totalità di Serino come essere umano e come critico letterario ma a quell’alluvione analogizzante, sgrammaticata, ebbra, rabbiosa, e per questo sbalorditiva è stato perfettamente colto da Biondillo in un post precedente:

    “SONO D’ACCORDO con RAUL
    Il commento di Serino è letteratura, non certo critica.
    E’ un elenco del telefono con commenti lapidari. Ottima, forse, come pagina di un libro, pessima come critica operativa.”

    E’ ovvio che tutte le persone che sono state aggredite in quella specie di colata lavica si siano risentite.
    Mi sono molto risentito anch’io in questi giorni per i continui attacchi personali che ho ricevuto (quello di Garufi è solo l’ultimo) e per i quali nessuno dei risentiti di cui sopra si è nemmeno lontanamente sognato di offrirmi un milligrammo della solidarietà che erano impegnati a reclamare a gran voce per sé.

    Il fatto che Garufi non capisca è una delle tre differenze visibili fra me e lui. Le altre due sono che io pubblico, appunto, e ne sono ben contento. E che lui è un mistificatore da due soldi il chilo e un bugiardo, come dimostra la figura di merda fatta con la storia pretestuosa e cannatissima dello scrittore che s’incazza col commesso eccetera: andando a controllare nel trackback, si vede che il meschino personaggio evocato dal meschinissimo blogger era proprio chi pensavo io.

    Mi spiace, effeeffe: avevamo trovato il modo di tornare a parlare piacevolmente e profittevolmente dell’oggetto del thread, ma come sai la madre dei frustrati è sempre incinta e ha gravidanze addirittura più rapide della madre dei cretini.
    Nessuno ti odierà mai tanto quanto uno che ti ha fatto un torto. Se fossi stato tu a farlo potresti scusarti con lui, ripagarlo in qualche modo; ma se è stato lui, non c’è rimedio.

  91. Francamente, non capisco tutta questa incazzatura per il commento di Sergio Garufi. Una volta che gli si è risposto, chiarendo la propria posizione, una volta che si è manifestata la propria contrarietà, mi sembra eccessivo andare avanti a rimarcare il tutto con “mistificatore da due soldi”, “bugiardo”, “madre dei cretini” ecc. Ho la sensazione che si sia perso il controllo (leggo addirittura: “…nessuno dei risentiti di cui sopra si è nemmeno lontanamente sognato di offrirmi un milligrammo della solidarietà…”), e questo non me l’aspettavo. Ma forse è perché non frequento gli ambienti e faccio vita troppo ritirata.

  92. E a proposito di “mistificatori da due soldi il chilo e di bugiardi”, l’unico nostro contatto diretto avvenne quando tu chiedesti espressamente che fossi io a recensirti su Stilos il tuo ultimo libro 4 anni fa, come può testimoniare qui Piero Sorrentino. D’altronde non ci vuole un genio o un addetto ai lavori per capire chi ha interesse a “fare l’amicone” tra un autore e un critico. Raul, avrai pure scritto qualche bel libro, ma come uomo sei un quaquaraquà.

  93. Ah. Questa è bella. Che scoop!
    E questa richiesta cosa dimostra?
    Ti ho pagato per quella recensione? Mi hai fatto un piacere?
    E’ immorale che uno faccia sapere che, fra le numerose persone che potrebbero recensire un suo libro per una certa testata, lui avrebbe piacere di leggere cosa ha da dirne proprio quel tale? Dovresti ringraziarmi per la stima che avevo di te. Altro che “fra autore e critico”. Non ti dare troppe arie, babbeo.
    Ogni mio libro è stato recensito su Stilos, dal 2001. L’aveva fatto Sorrentino; l’aveva fatto prima ancora il direttore della rivista con una paginata dedicata a Che cosa hai fatto; poi lo stesso Serino. Ho pubblicato diversi racconti su Stilos. Dove sta l’argomento?

    Sei veramente un povero diavolo, Garufi, che mena colpi a casaccio perché non ha niente da dire. Dai, vai nel tuo blogghetto a farti fare pat pat, e prova a leggerti il Perelman, magari in formato di bigino. In nessuno dei post che mi hai amorosamente dedicato hai tirato fuori un argomento che è uno. Rosichi e basta, contorcendoti in modo penoso. E soprattutto annoi, annoi a morte.

  94. Ma anche se leggo, m’informo, capisco, ugualmente non condivido. Sarà perché non so leggere. Oppure perché ho vissuto tali e tante traversie che questi incidenti, soprattutto in un thread di Nazione Indiana, non li valuterei così gravi.

  95. Quell’episodio, l’unico nostro contatto, dimostra che la tua affermazione, secondo cui io per anni avrei fatto “l’amicone” con te, era falsa. Dimostra chi è “il bugiardo e il mistificatore da due soldi il chilo”. Per questo l’ho citato, per dimostrare che razza di quaraquà sei, o pensi che uno si possa “dar arie” di aver recensito un libro di Raul Montanari? Altro che Baccanti, quando commenti ti dovrebbero fare il test del palloncino per le minchiate che dici. Ma forse non te lo fanno perché sei già tu un pallone gonfiato.

  96. Raul e Sergio,
    non è che la parte del paciere mi viene bene (anzi: le volte che ci ho provato ho peggiorato le cose), però, scusate: conosco tutti e due, stimo tutti e due e considero tutti e due amici (anche se è 57 anni che non ci sentiamo), so che non siete due teste di cazzo, e so che vi posso chiedere di fare un passo indietro e un bel respiro. A tutti e due. E so che avete l’intelligenza per farlo, tutti e due.

  97. C’è un capitolo in Le sabbie Immobili di Pontiggia in cui quello che considero tra i migliori scrittori italiani ( e infatti mi mancano persone così) analizza il fenomeno dell’avarizia. Vi si nota come in generale il non avaro risponde all’avaro, con un’avarizia superiore a quella dell’occasionale interlocutore. In altri termini, se un non avaro è solito offrire il caffè a un conoscente incontrato in un bar, se il conoscente è un avaro, il nostro si porrà una serie di domanda che abitualmente non si fa – e mo col cazzo che gli offro un caffè- ah si adesso come minimo si aspetta che io gli paghi ecc. Pontiggia in altri termini ci dice che l’avarizia contamina- Fin qui, nulla di nuovo, mi sembra, il problema si pone quando, due persone che non sono avare affatto normalmente, per x ragioni, – perdita di lavoro, inimicizia per donne, scontro di ego, e che erano in un rapporto di reciprocità reale, non si trovano più come solidali. La gara sarà a quel punto a chi non accetterà il caffè dall’altro. Ecco a me piacerebbe che sergio offrisse un caffè a Raul, e che Raul accetti serenamente. Io e piero invece ci facciamo un Calvà…
    effeffe

  98. “SONO D’ACCORDO con RAUL
    Il commento di Serino è letteratura, non certo critica.
    E’ un elenco del telefono con commenti lapidari. Ottima, forse, come pagina di un libro, pessima come critica operativa.”
    Montanari prende questa frase di Biondillo alla lettera, mentre è invece è solo una strategia retorica per dire quel commento di Serino è una minchiata.
    Perché Montanari, che la retorica la conosce bene, fa finta di non vederlo?

    (Che poi lo scrittore Montanari dia la patente al critico Serino laureandolo col “sei pronto per il tuo libro” fa onestamente ridere. Ma da dove trae questa legittimità all’investitura?)

    E poi, su: Serino lascia senza parole per energia e potenza? Serino, povero diavolo, lascia senza parole soprattutto se stesso.

    Un’ultima cosa. Montanari, la smetta di fare il gradasso, si faccia del bene. (Babbeo, ma si rende conto, lei dice “babbeo”, non si rende conto di essere un pessimo fumetto?)

  99. esperimento democratico (chiederla qui)

    chiedo ai partecipanti, lettori di questo thread, e innanzitutto all’autore del post, Giampaolo e ai più coinvolti, il permesso di chiuderla qui. (chiudere i commenti) Se mi date l’ok chiudo i locali e ci si incontra in un bar. Se invece si vuole continuare basta che lo si dica e soprattutto che si ritorni alle questioni chiave sollevate dal post ovvero.

    – Il “post noir”, (paradigma letterario proposto da Raul Montanari su Satisfiction) est il vraiment necessaire?

    effeffe

  100. Non vorrei spostare il tema del discorso, ma avete notato che via internet si scrivono (spesso) cose che di persona non si direbbero mai?
    Se vi rileggete tra qualche tempo vi renderete conto che avete esagerato un po’, tutti quanti.
    Avere idee diverse è lecito, lo è meno insultarsi.
    Se il post noir “resisterà”, come genere e come etichetta, non si decide qua sopra in singolar tenzone, ma lo dirà solo il tempo.

    Quindi… Io voto a favore del caffè di Sergio e Raul :)

    Buona giornata a tutti,
    Alessandra

  101. Non rispondo ovviamente alle merde tremebonde nascoste dietro i nick.

    Ritiro l'”amicone”, che era unilaterale. Nel senso che io ho sempre considerato Sergio un amico, in senso lasso: uno con cui vai d’accordo, condividi certi amori come per esempio Borges, e che se lo incontri lo abbracci – come è successo, ma Sergio non se lo ricorda – e se passa da te su Facebook ti rivolgi a lui con simpatia; e in questo senso è vero che io, non lui, ho fatto l’amicone, senza nessun secondo fine perché grazie a dio sono abbastanza avanti per non dovermi piegare a mentire a me stesso per avere la recensione sul defunto Stilos. Fra quelli che mi hanno recensito lì ho anche dimenticato di citare Andrea Carraro, uno scrittore che amo molto.
    Tutto questo fino al suo sbalorditivo post del 4 novembre, ore 00:19. Lì, per motivi che mi risultano tuttora incomprensibili, mi attacca sulla questione del rapporto autore-libreria/libraio, e al mio stupore e incazzatura risponde che non era di me che parlava, mentre basta andare sul trackback per vedere che il personaggio in questione ero proprio io.
    Non chiedo nessuna scusa da parte sua, anche perché non arriverà, e in ogni caso qui dentro non troverò mai nessuno che faccia notare a Sergio che, se è vero che in queste cose si degenera quasi inevitabilmente, l’atto iniziale diventa decisivo e quell’atto l’ha compiuto lui.
    Ritiro tutto quello che ho detto al riguardo e buona notte, ognuno pensi quello che vuole.
    Ah, la patente di critico a Serino la danno i media che lo pagano per scrivere recensioni. Uno fa il dentista quando lo pagano per curare i denti. Uno fa lo scrittore quando lo pagano per pubblicare libri e racconti, come nel mio caso, anche se il mondo è pieno di gente che si autodenomina scrittore.
    Io non do patenti a nessuno: quelli che le hanno, le hanno e basta.
    E già che ci siamo: inchiodare Serino al pezzo palesemente delirante che ha scritto qui dentro, un pezzo che mette Daria Bignardi fra i giallisti, vuol dire avere l’animuccia stretta, ma stretta tanto. Lo si può e lo si deve criticare anche pesantemente perché lo sbroccamento è stato chiaro (e anche il MIO commento aveva sfumature ironiche, che ovviamente Gianni ha colto ma i ciechi non possono vedere), ma ridurre tutto Serino a questo suo pezzo, dire: questo è Serino, è una vigliaccheria bella e buona. Ed è, questo sì, un espediente di eristica da bassa lega.
    Tanto è vero che, ripeto, molti di quelli che hanno strillato perché erano citati in mezza riga di quel pezzo non hanno battuto ciglio quando io nei loro blog, per questa faccenda del PN, ricevevo attacchi personali di cui il meno violento suonava: Be’, è tutta una stronzata ma Montanari lo fa per farsi pubblicità e vendere qualche copia in più, e in fondo è anche giusto così. Accusandomi quindi, in tono a volte addirittura cordiale, comprensivo, della più volgare malafede intellettuale e soprattutto della più incredibile stupidità, per cui uno salterebbe PER INTERESSE giù dalla nave che in questo momento sta andando più veloce di tutte.
    Certo, quelli che hanno mentalità da pizzicagnoli attribuiranno sempre i loro meschini calcoli anche agli altri, senza poter credere che esistano anche atti gratuiti di libertà, di proposta di un’idea. E che il minimo che dovremmo aspettarci, tutti, da un intellettuale sono esattamente atti di questo tipo.
    Questo genere di commentatori sono parenti di quelli che su Facebook aprono i gruppi per togliere la scorta a Saviano, “tanto è stata tutta una cosa di marketing della Mondadori”. Attenzione: non mi sto paragonando a Saviano, è un ragionamento analogico che non tiene conto degli ordini di grandezza ma del tipo di procedimento. Bisogna specificare anche questo, altrimenti altri sghignazzi e peti in faccia.

    Grazie a Piero Sorrentino e a quelli che hanno cercato onestamente di capire.

  102. PS Le merde sono quelle che usano i nick per insultare impunemente; uno può avere un nick, che nel caso di Alessandra Angolo Nero è semplicemente il nome del blog, e rapportarsi con gli altri con lo stesso grado di civiltà e di rischio personale di chi ci mette le faccia.

  103. tornando a bomba, qualcuno di voi ha letto il pezzo sul postnoir su tuttolibri/lastampa? e anche: ma pent ci capisce qualcosa?

  104. Rileggendo tutto il 3d, a me è venuta in mente una vecchia canzone di nicoladibbèri: “Il mondo è beige, il mondo è blu”.

  105. … e con lo stereo a tutto volume.

    Dopo nicoladibbèri è la volta di peppinodicàpperi con “Sciambàgn”.

  106. Raul
    intendo qui per letteratura il parlare di letteratura. non la letteratura in quanto tale. leggendo la nota e poi i commenti mi sono sentito come a guantanamo

  107. Così mi chiedo cosa resterà di questo post. Nulla, tanto, abbastanza, non è dato saperlo, quello che ne registro io in tanto che redattore del medesimo, è
    molte cose. Proverò a riassumere brevemente quello che mi è capitato cercando di trarne qualche conclusione. Giampaolo Simi scrive un post post noir che intercetto su facebook e gli chiedo di permetterne la pubblicazione su NI. Si trattava del primo intervento (di una serie, spero) di un romanziere e lettore che stimo molto e che nello stile e nel tono non poteva assolutamente provocare il casino che si è prodotto. Spiace dirlo ma la boiata neofuturista di Gian Paolo Serino e la suite patetica del Cocco, ha acceso una miccia che credevo non potesse mai prendere, visto che polveri non ce n’erano. Grandissimo errore perché in realtà le polveri erano altrove e facilmente reperibili in rete dove mandate a fare in culo, attacchi personali, antipatie e quant’altro soggiacevano fino a questo punto silenti e che sono tout d’un coup esplose qui.
    Molte delle persone attaccate da Serino in quel suo commento da me non moderato si sono sentite a giusto titolo, ci mancherebbe altro, offese e vuoi nei commenti vuoi per mail, vuoi nei rispettivi blog si è chiesta a gran voce giustizia, appello che nel caso in cui fosse caduto à l’eau (perdonate i francesismi) avrebbe dimostrato come la vera cartografia del paesaggio letterario italiano andasse scritta attraverso la sindrome del ” pararsi il culo degli scrittori nei confronti dei critici, anche se il critico in questione si chiama Serino. Bilancio a dir poco deprimente se stilato al tavolo abitato da persone adulte e vaccinate. Purtroppo la “commedia dei malintesi” ha via via coinvolto altre persone, giungendo a rompere dei legami che nonostante tutto e per quanto rinnegati nel corso del thread, esistevano. Ecco perché ho deciso, senza consultarmi con nessuno ma facendo seguito a quanto annunciato qualche commento fa, di chiudere i commenti di questo thread. Preciso, questo thread, perché come gli altri redattori di NI ritengo che la forza di NI sia proprio nei dibattiti e confronti che può provocare. Detto questo mi sarei aspettato anch’io qualcosa di più anche da quelli (melpunk e fortebraccio) che proprio sul finale se ne sono usciti con frasi alla cazzo, un po’ alla Serino, qui, per intenderci, ma magari una telefonata basterà a non sprecare altro inchiostro. Buona domenica a tutti e un ringraziamento a Giampaolo e a Raul per aver discusso almeno un poco della cosa, un saluto a tutti i commentatori e in particolare a Sergio che ha una qualità, quella di dire le cose che pensa, e un grande difetto quello di non volere liberare il campo da possibili incomprensioni quando le dice. Tutto infatti avrebbe fatto pensare a Raul come suo bersaglio quando alcuni di noi sapevano perfettamente che non si trattava affatto di lui.
    effeffe

  108. […] qui a scrivere. A ogni modo, la chiusa migliore alla questione l’ha data Giampaolo Simi su Nazione indiana: Se parliamo di post-noir saremmo inoltre di fronte al post di qualcosa che a malapena [nella […]

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francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017