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TSUNAMI

di Antonio Moresco

tsunami.jpgCome un milione di bombe atomiche. Il polo nord ha subito un’oscillazione di cinque, sei centimetri. L’asse della Terra spostato. Giornate più corte di tre microsecondi. L’isola di Sumatra spostata di trenta metri. Centocinquantamila solo i morti umani, ma la cifra è in crescita di ora in ora. Foto di corpi nudi gonfiati, sulle spiagge, di donne sferiche a gambe aperte, col taglio della vagina in evidenza come nelle bambole gonfiabili. Montagne di cadaveri umani e animali bruciati e gettati nelle fosse comuni. Eserciti di microrganismi epidemici in attesa di avventarsi sui corpi dei superstiti.

Questo è ciò che abbiamo visto e saputo nei giorni scorsi. Ma ci sono altre cose che non ci hanno detto, a vari livelli. Tanto che in questa tragedia di proporzioni catastrofiche si nasconde un’altra tragedia di proporzioni forse ancora più catastrofiche, costituita dallo spostamento dell’asse psichico e di conoscenza, dalla volontà di non vedere e di non far vedere e di occultare come stanno veramente le cose.

Che non è solo un meccanismo di difesa di fronte alla sproporzione tra la fragilità e inermità delle nostre sottopotenze umane e tecnologiche e le forze infinitamente più grandi che ci contengono, ma anche un bisogno che hanno le strutture di potere che si sono affermate nel corso del tempo di nascondere l’enorme, intima, esplosiva sproporzione su cui si fondano la vita umana associata e le sue forme di comando.

Perché un evento di questa portata può aprire una pericolosa crepa anche nel nostro sistema di percezione, conoscenza e giudizio. Che può portare a una diversa consapevolezza sul nostro sistematico e autodistruttivo progetto di sopraffazione e violenza nei confronti dell’habitat della vita sotto e sopra la crosta terrestre e nell’atmosfera. Che porta con sé il concreto rischio di catastrofi infinitamente più grandi di quella appena successa e di quelle che sono successe nel corso del tempo (di cui l’aspetto frattale dei margini delle terre emerse sono un’eloquente testimonianza). Come il surriscaldamento dell’atmosfera, il continuo aumento dei gas serra, il surriscaldamento e innalzamento dei mari, il progressivo scioglimento delle calotte polari e l’allagamento di grandi città e regioni costiere, la cancellazione delle ultime grandi foreste, le conseguenze geologiche delle forsennate attività estrattive e delle esplosioni atomiche sotterranee, della corsa all’impossessamento delle risorse energetiche del pianeta e dei suoi spazi strategici in vista delle guerre future, della continua sfida economico-militare che gruppi umani contrapposti portano avanti con mezzi sempre più devastanti su questo piccolo pianeta su cui è cresciuta una vita biologica configurata spinta oltre il limite minerale e dove infine una piccola, nuda, inerme, ottusa e ferocissima specie ha preso il sopravvento sulle altre, portando in brevissimo tempo la propria vita fino al limite di specie.

Per non parlare di altri eventi incontrollabili che si possono verificare. Impatti di corpi cosmici appena un po’ più grandi di quelli che quotidianamente penetrano nella nostra atmosfera. Altri eventi relativi alla struttura intima della materia, che potrebbero far apparire una cosa da nulla la catastrofe che ci ha appena colpiti e che potrebbero avere esiti infinitamente più devastanti.

Ma quello che non ci viene detto, la cosa più esplosiva che viene occultata è che tutto il quadro e le attuali strutture di comando non solo sono impari ma, mai come adesso, non sono proporzionali alle nostre drammatiche condizioni ed esigenze di specie su questo piccolo pianeta che si muove nella sua piccola orbita nell’immensità dello spazio cosmico. Che tutti gli obiettivi, i mezzi, i fini perseguiti dai piccoli gruppi umani cui è stato delegato il potere o che hanno preso il sopravvento attraverso la potenza di macchine militari, economiche, tecnologiche e del condizionamento mediatico e dell’allevamento fisico, psichico e mentale della specie, mossi solo da giganteschi interessi personali e di gruppo, sono drammaticamente e ciecamente sproporzionate e fuori asse rispetto all’enormità della nostra condizione e a ciò che questa richiederebbe. Anche in questi giorni, persino nelle riflessioni più coscienti e sensate di sismologhi, esperti, economisti ecc… viene messa in luce solo una piccola parte della portata di un simile evento e dei problemi e delle prospettive che apre e potrebbe aprire. O vengono mosse critiche su aspetti secondari, senza mai andare alla radice. Come Rifkin, a cui basta mettere in evidenza la convenienza economica che si avrebbe nel prevenire i disastri piuttosto che nel pagarne il conto alla fine, riportando cioè tutto dentro le stesse logiche e lo stesso schema. Mentre bisognerebbe al contrario spostare completamente l’angolo visuale con cui considerare l’intera situazione e le logiche fin qui perseguite dai gruppi umani e dalle loro oligarchie autoreferenziali, antropocentriche, distruttive e autodistruttive che hanno gestito le macchine di potere su questo pianeta. Con tutte le loro strutture mentali di supporto, ideologiche, politiche, religiose, in ogni campo. Persino nell’attività artistica e di pensiero dove, tranne rare eccezioni nel corso del tempo, impera e viene selezionato solo il piccolo gioco funzionale, consolatorio e macchinico piuttosto che uno sguardo inerme, orbitale e proporzionale alla situazione planetaria e cosmica della vita in ogni sua fibra e struttura.

Una diversa prospettiva, un diverso sguardo che renderebbe assolutamente evidente e abnorme la cecità e la mancanza di proporzionalità delle strutture di comando umane e delle ideologie e delle logiche su cui si fondano e dei fini che perseguono. Permetterebbe, ad esempio, di vedere e di intendere con terrificante evidenza quanto i vari, piccoli Bush, Putin, Bin Laden ecc… e gli altri che se ne stanno acquattati in attesa del loro turno, fino agli ultimi, infimi e disonorevoli e grotteschi governanti del nostro paese e gli altri miserrimi piccoli uomini che dovrebbero opporsi ad essi e che invece paiono presi soltanto da piccole, cieche logiche di contrattazione e sopraffazione reciproca, non siano solo dei piccoli, irresponsabili criminali che giocano un piccolo gioco di potere ciascuno coi mezzi di cui dispone. Ma come siano anche e soprattutto criminali e inadeguati nei confronti della nostra e delle altre vite di specie. E che tutte le strutture mentali, ideologiche, religiose… su cui si fondano i piccoli, transitori imperi che gli uomini si sono dati o che hanno subito perseguono finalità che sono addirittura il contrario di ciò che richiederebbe la loro reale situazione su questo pianeta e all’interno del cosmo. Che tutte queste strutture mentali e persino le ideologie ecologiche non sembrano avere coscienza di questa nostra collocazione nell’onda dello spaziotempo e nel cosmo, ma al massimo solo di un nostro piccolo spazio terrestre idealizzato, all’interno di una natura idealizzata, quando non siano prese anche queste da piccole e cieche logiche politiche e di potere di corto respiro.

Se gli uomini, o almeno gran parte di essi, si rendessero conto di tutto questo, come potrebbe succedere per una smagliatura mentale provocata da qualche grande catastrofe, e in questa impressionante evidenza crescessero in loro la paura, il panico per l’improvvisa presa di coscienza di questa enorme sconnessione e sproporzione e ritardo delle strutture che si sono dati e a cui obbediscono, quello che potrebbe avvenire sarebbe uno smottamento, un terremoto, uno tsunami di proporzioni infinitamente più gigantesche di quelli che ogni tanto si scatenano nella nostra vita e nella nostra storia. Che farebbe apparire poca cosa le grandi rivoluzioni politiche umane antropocentriche moderne che ci sono state a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento e poi quelle della prima metà del Novecento, tutte ancora giocate sull’ illusione che fosse sufficiente toccare e spostare qualcosa all’interno di questo stesso quadro per risolvere tutto.

Se si vedesse tutta la nostra vita fuori da queste piccole strettoie mentali consolatorie e funzionali solo al perpetuarsi di piccole élite di comando e degli strati che per un po’ riescono a beneficiare, tutte queste strutture di coagulo e di comando perderebbero ogni legittimazione e rappresentatività e crollerebbero come sotto il più devastante dei terremoti. Il catastrofico scollamento che potrebbe verificarsi per questa drammatica, proporzionale ma ancora scompensata fuga in avanti, ancora priva delle sue nuove sinapsi psichiche, strutturali e sociali, aprirebbe una spaccatura, una voragine proporzionale a quell’altra infinitamente più grande in cui siamo immersi. Si vedrebbe con ogni evidenza la voragine sopra la quale sta sospesa la nostra vita di specie.

Per questo, forse anche per tutto questo, pur con grande ritardo, le grandi strutture di comando hanno cominciato a darsi da fare per spostare l’attenzione su altri aspetti e su altri terreni, dove possono esibire la loro efficacia e potenza organizzativa, economica e tecnologica posteriore. L’esercizio della solidarietà e umanità nei confronti di altri uomini così violentemente colpiti, la gara per apparire anzi i più solleciti ed efficaci nell’alleviare le sofferenze dei superstiti, persino il ritorno che se ne può avere in termini di immagine e di penetrazione economica e organizzativa, forse nascondono anche un più profondo bisogno di occultare la presenza delegittimante di questa voragine, di riempirla con l’attivismo tecnologico e la sua consolatoria, astraente potenza. Perché non si veda e non si pensi troppo a lungo che tutta la nostra vita è dentro questa non proporzionalità e questa voragine.

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