Piero Sansonetti a Porta a Porta

di Davide Nota

Caro Direttore Piero Sansonetti,

credo che questa volta la sua presenza nel salottino di “Porta a porta”, durante la puntata imperiale dedicata alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, sia davvero un errore imbarazzante, grave e grossolano.
Volente o nolente lei presterà il suo corpo, il suo ruolo di rappresentante della sinistra, ai buffetti del capo anomalo di un governo di estrema destra nel bel mentre di un assedio pericoloso e greve, da parte del potere politico post-piduista in atto, nei confronti degli ultimi residui di giornalismo non allineato al pensiero unico governativo.
La giustificazione da lei apportata (su “L’altro” di oggi 15 settembre) per cui “la televisione non è il demonio” è una scappatoia retorica priva di contenuti, dato che si sta parlando di altro e dato che l’emergenza democratica che stiamo vivendo nelle ultime settimane, e che è alla base della manifestazione indetta per il 19 settembre a Roma, ha proprio oggi, e precisamente in questa puntata di “Porta a porta” e in tutto ciò che essa rappresenta (l’instaurazione di un giornalismo ufficiale di Stato, la censura totalitaria di ogni giornalismo non allineato), la sua più esplicita e violenta manifestazione.
Non stiamo parlando, dunque, soltanto di linguistica o di metodologia delle comunicazioni.
Con questo potere, che fu eversivo e che ora si è fatto napoleonico, lei non potrà confrontarsi e lo sa bene, ma solamente prestarsi ad una simulazione indegna di pluralismo, che potrà forse convenirle per pubblicizzare la sua (ed anche nostra) nuova testata, ma che sinceramente sbigottisce e disorienta tutto quel popolo della sinistra plurale e diffusa che vorrebbe tentare di riconoscersi nella federazione di partiti e movimenti che cerca di unire Nichi Vendola ed anche nel suo quotidiano.
Invece, proprio come nei migliori piani di Bruno Vespa, Berlusconi e il suo entourage, la palesazione del fascismo in atto sarà oggi coperta dalla sua presenza.
Non si tratta solamente, e lei sa bene anche questo, di uno scontro tra Floris e Vespa, tra Partito democratico e PDL (e foss’anche non sarebbe di certo sottovalutabile trattandosi nel caso della censura totalitaria della voce del principale partito dell’opposizione parlamentare). Si tratta però di ben altro, e cioè della repressione sistematica ed organizzata di ogni voce di critica pur flebile del presente ed oppositiva all’egemonia del governo Bossi-Berlusconi, non importa se legata alla sinistra, al centro, alla Chiesa, o persino alle stesse correnti interne alla maggioranza, come dimostra l’ultimo livido episodio dell’intimidazione di Feltri-Berlusconi nei confronti del Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Dopo il siluraggio di Boffo, la censura del film Videocracy, il boicottaggio di “Anno zero”, lo smantellamento sostanziale di “Report”, le intimidazioni contro “La Repubblica”, “Tg3”, “Che tempo che fa” e “L’Unità”, le intimidazioni al Presidente della Camera, la sospensione di “Ballarò” ed anche di “Matrix” per dare spazio ad una trasmissione di propaganda imperiale “tagliata su misura” (parole di Bruno Vespa), lei ha deciso ugualmente di partecipare ad una conversazione truccata nel salottino buono del Palazzo dove il cronista ufficiale del governo Bossi-Berlusconi celebrerà il suo datore di lavoro, proprio nei giorni in cui quest’ultimo sta operando lo smantellamento definitivo della Rai ed instaurando un regime comunicativo repressivo e censorio, in contemporanea a quello xenofobo e repressivo nei confronti di tutti i diritti, individuali e dei lavoratori già in atto da oltre un anno nel nostro Paese.
In questa contingente situazione, caro Direttore, ai salottini dello spettacolo si partecipa solo per bruciarne la scenografia (culturale e politica), al costo dell’esilio; oppure si salta il turno, unitariamente a tutte le altre opposizioni, per smascherarne la finzione.
Rifiutare lo specchio narcissico dell’idealismo duropurista, sporcarsi gramscianamente le mani nel magma della realtà comunicativa e linguistica, non può voler dire essere accondiscendenti fino alle degenerazioni della pura e semplice connivenza.
In questo clima di assedio totalitario, caro Direttore Piero Sansonetti, la celebrazione ufficiale del leader andava contestata radicalmente e unitariamente, assieme a tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, partitiche e movimentistiche.
Per il suo (nostro) particulare interesse di frazione politica e di giornale, ha infranto il fronte dell’opposizione e offerto un accappatoio al re che era semi-nudo.
Caro Direttore Piero Sansonetti, credo davvero che lei abbia fatto un gravissimo errore.

48 COMMENTS

  1. di cosa stupirsi, tutti sanno quanto la sinistra postideologica di sansonetti, senza più bandiere e falce e martello ma carica solo di orpelli pseudo-controculturali sia richiestissima dalla destra.

  2. ….non è il primo né sarà l’ultimo “errore”, vedrete. E una “tecnica” già utilizzata da Bertinotti in passato (quella del reciproco strumentalizzarsi), ma s’è visto come è andata a finire. E finirà male pure per… l’altro.

  3. come ha detto un mio amico:
    “Sansonetti: la fatica più improba a cui ha sottoposto il cervello è stato decidere con che mano ravvivare il ciuffo.”
    bravo Davide, V.

  4. e perchè dovrebbe fare il salto alla Capezzone? Poi chi fa la foglia di fico sedicente di sinistra per i monologhi del dittatore?

  5. Sansonetti ha appena detto e ribadito che in Italia non è in gioco la libertà di informazione – è “limitata” dice lui, esiste ma è limitata ai 3 gruppi: Mediaset, Repubblica espresso, RCS.

    Giro canale, torno dopo 5 minuti e vedo Vespa dire con arroganza a Sansonetti: quando nel ’93 e nel ’94 sono stato epurato dalla Rai, e mi hanno mandato a fare tv di pomeriggio lei dov’era? All’Unità? Bene, e perchè non mi ricordo nessun suo articolo in mia difesa? Com’è che non me lo ricordo? Mi faccia capire, figlio mio…

    Ecco, beccati Vespa che fa la vittima e se la prende con te, Sansonetti, ben ti sta.

  6. se si bruciasse il salottino presidenvespale ospiti inclusi? (un tempo i traditori venivano fucilati nella schiena,ieri si poteva additarli al pubblico ludibrio, oggi ce li conserviamo in tasca per il non si sa mai, perchè siamo democratici,civili,moderni e amiamo il diaaloogoo……………….) (((Honi soit qui mal y pense)))

  7. Ecco la fine s-pudorata, dei radical chic (ma quanto chic?) del post post.. Lasciamo stà, è molto triste anche grattarsi le ferite.
    Che lo faccia lui, Sansonetti però.(In realtà un intero anno non basterebbe ad interrogarci anche su noi, questi specchi di sé idealizzati, narcisistici, che furono questi esponenti del lato presuntuoso, puerile e stolto di certa gauche
    Maria Pia Quintavalla

  8. Sansonetti da tempo aspira a ricoprire il ruolo di Capezzone / Quagliarella, non è un caso che sia sempre un gradito ospite di Vespa, in particolare quando c’è anche il nano. Non che abbia mai brillato per la sua intelligenza politica o per il suo modo di fare il giornalismo ma non rifiuta mai le occasioni televisive in cui mostrare la sua inconstistenza intellettuale e la sua sedicente appartenza al vasto mondo della sinistra è solo di facciata altrimenti non si permetterebbe di insultare pubblicamente tutti i lavoratori che preparano Ballarò come se fossero dei prezzolati dal partito democratico. Lo pensa perchè forse proprio a lui piacerebbe essere prezzolato da qualcuno; essere un pennivendolo in vendita dopo essere stato cacciato dalla direzione di Liberazione forse gli scotta ancora…forse Feltri lo accoglierebbe volentieri nel suo giornale per partecipare alla prossima “campagna d’autunno”.
    Spero abbia almeno il pudore di non partecipare sabato alla manifestazione, tanto non credo si senta lontanamente minacciato nella sua libertà di espressione.

  9. Condivido tutte le critiche rivolte a Sansonetti, ma la sua presenza a “Porta a Porta” – e intendo non solo quest’ultima puntata – l’ho sempre considerata deleteria più per ciò che diceva che non per il semplice fatto di esserci. Certo, in quest’occasione c’erano ottimi motivi per disertare, ma in genere sono dell’opinione che pure alle trasmissioni più semanticamente ipotecate – quella di Vespa come quella di Marzullo, per fare due esempi eclatanti – esista un modo di parteciparvi non connivente, non fagocitante. Penso a Tiziano Scarpa da Marzullo che, alla richiesta seriale di dire la sua canzone preferita da far suonare e cantare alla catatonica Bizzarri, risponde con “Se sei scemo ti tirano le pietre”, e la musicista obbedisce facendo calare in quello studio televisivo un’aria surrealmente sovversiva. Ma per ottenere questo effetto ci vuole intelligenza, cosa di cui Sansonetti è evidentemene privo.

  10. Aggiornamento

    22, 27 – Arriva Sansonetti, del quale Vespa annuncia che non voleva venire, ma poi gliel’ha chiesto Matteotti e allora vabbeh. Si è tagliato la barba, mentre comincia a dire ‘io, io, io’, come se la trasmissione fosse su di lui. “Le querele? I presidenti del consiglio non dovrebbero querelare”, dice il direttore de L’Altro. Berlusconi precisa di aver chiesto solo risarcimenti civili. Sansonetti dice che il lodo Alfano dovrebbe essere bilaterale, e quindi loro non dovevano procedere in giudizio (né Silvio né Fini). Non credo che in italia esista il rischio di fascismo o quello di polizia tributaria, dice Sansonetti. “E’ stato uno sbaglio da parte della Rai quella di far slittare le trasmissioni dell’opposizione, mentre ha tenuto questa che è filogovernativa. Un gesto di arroganza. E la libertà di stampa è limitata dal fatto che esistono tre grandi gruppi che tengono tutto: Mediaset, Rcs, De Benedetti. Questo credo che crei un’informazione non eccellente nel paese. Non è un regime, ma mi permetta di poter dire che questo non va”.

    22, 32 – Vespa si incazza. Sansonetti, dov’eri quando io sono stato epurato dalla Rai? Quando le prime serate politiche le faceva Lilli Gruber? Sansonetti: “Tu hai sempre pesato nell’informazione italiana”. Vespa: “Quando Porta a Porta volevano chiuderla, nessuno si è preoccupato. Floris, figlio mio, non mi sembra in discussione la libertà di stampa”.

  11. Aggiornamento

    22, 27 – Arriva Sansonetti, del quale Vespa annuncia che non voleva venire, ma poi gliel’ha chiesto Matteotti e allora vabbeh. Si è tagliato la barba, mentre comincia a dire ‘io, io, io’, come se la trasmissione fosse su di lui. “Le querele? I presidenti del consiglio non dovrebbero querelare”, dice il direttore de L’Altro. Berlusconi precisa di aver chiesto solo risarcimenti civili. Sansonetti dice che il lodo Alfano dovrebbe essere bilaterale, e quindi loro non dovevano procedere in giudizio (né Silvio né Fini). Non credo che in italia esista il rischio di fascismo o quello di polizia tributaria, dice Sansonetti. “E’ stato uno sbaglio da parte della Rai quella di far slittare le trasmissioni dell’opposizione, mentre ha tenuto questa che è filogovernativa. Un gesto di arroganza. E la libertà di stampa è limitata dal fatto che esistono tre grandi gruppi che tengono tutto: Mediaset, Rcs, De Benedetti. Questo credo che crei un’informazione non eccellente nel paese. Non è un regime, ma mi permetta di poter dire che questo non va”.

    22, 32 – Vespa si incazza. Sansonetti, dov’eri quando io sono stato epurato dalla Rai? Quando le prime serate politiche le faceva Lilli Gruber? Sansonetti: “Tu hai sempre pesato nell’informazione italiana”. Vespa: “Quando Porta a Porta volevano chiuderla, nessuno si è preoccupato. Floris, figlio mio, non mi sembra in discussione la libertà di stampa”.

  12. [riporto da Repubblica.it]

    Berlusconi a “Porta a porta” torna all’attacco della stampa
    Tre ore di spot governativo senza alcun contraddittorio

    Monologo con insulti e menzogne
    nel salotto del servizio pubblico

    di CURZIO MALTESE

    C’è poco da commentare sulla puntata di “Porta a Porta” di ieri sera. Bisogna passare ai fatti. Registrare tutto e inviarlo al resto del mondo, via Internet, con una sola parola d’accompagnamento: “aiuto!”. Tre ore di spot governativo, con il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, autoproclamatosi “superiore a De Gasperi”, senza alcun contraddittorio, non soltanto in studio, ma nell’etere intero. Che ne penseranno nei paesi democratici?

    Il Presidente Ingegnere, come scriveva Augusto Minzolini prima d’essere premiato con la direzione del Tg1, che consegna le prime case ai terremotati abruzzesi, è l’ultima versione dell’Uomo della Provvidenza. Bruno Vespa lo prende sottobraccio, da vecchio amico, fin dalla prima scena. A spasso fra le macerie dell’Aquila e della democrazia italiana. I commenti del conduttore spaziano fra “ma questo è un record!” a “un altro record!”, fino a sfociare “è un miracolo!”. Ma Onna, i terremotati e il loro dolore, la ricostruzione dell’Aquila, ancora di là da venire, sono soltanto pretesti.

    Dopo mezzora si capisce qual è il vero scopo della trasmissione a reti unificate. Un attacco frontale alla stampa, anzi per dirla tutta a Repubblica. Noi giornalisti di Repubblica siamo “delinquenti”, “farabutti” che ci ostiniamo a fargli domande alle quali il premier non risponde da mesi. Se non con questo impasto di minacce e menzogne, come la favola della “perdita di lettori e copie”: un’affermazione smentita dalle vendite del giornale in edicola che sono in costante ascesa.

    Ecco lo scopo di non avere un Ballarò e neppure un Matrix fra i piedi. Non tanto e non solo per disturbare il “vi piace il presepe?” allestito sulla tragedia del terremoto. Quanto per non rischiare un contraddittorio durante la fase di pestaggio.

    Vespa non ci ha neppure provato, a parte il minimo sindacale (“Nessuno di Repubblica è presente”). Lasciamo perdere gli altri figuranti. Nessuno, nell’affrontare il problema dei rapporti con Fini, ha chiesto al Cavaliere un giudizio sui dossier a luci rosse contro il presidente della Camera sventolati come arma di ricatto da Vittorio Feltri, direttore del giornale di famiglia.

    Già una volta il presidente del Consiglio era andato nel cosiddetto “salotto principe” della televisione, a “chiarire le vicende di Noemi e il resto”, senza chiarire un bel nulla e con i giornalisti presenti, fra i quali il solito Sansonetti, il quale non poteva mancare neppure ieri sera, tutti ben contenti di non rivolgergli mezza domanda sul caso specifico. Stavolta però si è polverizzato davvero ogni primato d’inciviltà. Ma che razza di servizio pubblico è quello che organizza simili agguati? E’ un’altra domanda che probabilmente non avrà mai risposta. Non da Berlusconi e tanto meno dai sottostanti vertici della Rai.

    Il meno che si possa dire è che la puntata di “Porta a Porta” ha dato ragione a tutte le critiche della vigilia. Anzi, è andata molto oltre le peggiori aspettative. Ed è tuttavia interessante notare l’evoluzione del caso Berlusconi. Che senso ha attaccare la stampa indipendente al cospetto di una platea televisiva che poco o nulla sa delle inchieste di Repubblica e degli scandali del premier, dello stesso discredito internazionale che circonda ormai la figura di Berlusconi in tutto il mondo libero? E’ davvero singolare che sia proprio Berlusconi a parlarne. Da solo, visto che i prudenti giornalisti chiamati a fargli ogni volta da corte, astutamente si guardano bene dal citare questi fatti. Per capirlo, ci vorrebbe uno psicoanalista, di quelli bravi.

    Alla fine, a parte lo scempio d’informazione, cui ormai si è quasi abituati, indigna più di tutto la strumentalizzazione del dolore della gente abruzzese. La diretta in prima serata e l’oscuramento della concorrenza era stato giustificato dalla Rai con l’urgenza dell’evento, la consegna dei primi novantaquattro appartamenti agli sfollati del terremoto. Chiunque abbia seguito la serata ha potuto constatare come questo fosse appena un miserabile espediente, liquidato in pochi minuti, con qualche frase di circostanza e commozione da attori. Per poi passare al regolamento di conti con chiunque osi criticare il presidente del Consiglio. Ce la potevano risparmiare, questa serata di veleni e sciacalli.

    (16 settembre 2009)

  13. mi sembra ci sia un’incomprensione di fondo: la sinistra non esiste più, né i rappresentanti della stessa, se non coloro che essendo ben embedded nel sistema, così conficcati e immersi nel privilegio non vedono più la realtà della gente, cioè, fondamentalmente, i problemi del lavoro

    tutta questa passione è ridicola, secondo me

  14. vedo che in molti seguite porta a porta! come mai? per divertimento o per conoscere meglio il nemico? a me, e non sono di sinstra, il viscido vespa fa ribrezzo e mi sento male alla sola menzione del suo nome

  15. io, oggi, ho scritto questo

    “Sansonetti, di’ qualcosa di sinistra! Sansonetti di’ qualcosa!”

    Non poteva mancare Piero Sansonetti, direttore dell’Altro, già direttore di Liberazione, nel novero dei giornalisti compiacenti ospiti dello show di Berlusconi ieri sera a Porta a Porta.
    Habitué dei pomeriggi del gossip di Barbara d’Urso, Sansonetti si presenta a sorpresa in collegamento con la trasmissione in contrasto con la politica “aventiniana” dei suoi compagni di opposizione. Subito si scusa per il paragone con la secessione del colle (episodio famoso nell’ascesa al potere di Benito Mussolini), tenendo a precisare che non esiste, oggi, il rischio di una deriva fascista.
    Poi, come al solito, si affretta a calarsi nel ruolo di macchietta comunista palesando i suoi sentimenti antipatriottici e iniziando subito ad alienarsi le residue simpatie dei telespettatori.
    Quindi si inerpica in un nebuloso discorso sulla mancanza di concorrenza nella stampa italiana, monopolizzata da tre grandi gruppi editoriali: Rcs-Corriere della Sera, Gruppo l’Espresso e Mediaset, azienda “che può essere ricondotta in qualche modo (sic!) alla figura del presidente del consiglio”. Il maggiordomo Vespa gongola visibilmente nel porre a Berlusconi le fiacche domande di Sansonetti, che riesce nell’intento di inimicarsi soltanto la più grande vittima di questo pasticcio di regime: Giovanni Floris. Questi, secondo il direttore dell’Altro, è il conduttore di una trasmissione televisiva di partito (Pd). Perché? Non si sa.
    Stuzzicato crudelmente da Vespa, Sansonetti risulta fiacco e compiacente anche sul tema dell’immigrazione, sul quale le menzogne e le incertezze di Berlusconi avevano lasciato aperto un campo sterminato di contrattacco: “Proprio in Libia dovete rimandarli?”.
    Con il viso trasandato, la barbetta incolta e gli occhialetti, Piero Sansonetti riesce nel capolavoro di rendere rassicurante e molto patetico il volto, un tempo impavido ed enigmatico, dell’oppositore comunista.

    david

    che pagliaccio…

  16. Non è scandaloso che Sansonetti abbia partecipato a Porta a Porta è scandalosa la sua posizione perchè ha messo sullo stesso piano tre editori della carta stampata Berlusconi, DeBenedetti e Rizzoli, dimenticando che il primo possiede anche le televisioni ed il suo conflitto di interessi non ha eguali in nessun paese occidentale.
    Ma non solo, ha glissato bellamente sulla manifestazione del 19 settembre affermando che nel nostro paese non c’è un problema di libertàdi stampa. Non ha parlato dei precari della scuola cacciati in malo modo non ha parlato delle aggressioni mediatiche del premier ma ricordate come attaccava Prodi?
    Ricordate la puntata di ballarò nella quale si parlava del referendum nei posti di lavoro per il pacchetto welfare voluto dal centrosinistra?
    Disse che il voto di un operaio della Fiat valeva più di ogni altro operaio e per questo il pacchetto andava bocciato visto il risultato avuto alla FIAT.

    Insomma, un caro amico di Berluscioni! Bravo continui così!

  17. Sansonetti che tristezza!
    io faccio parte della sinistra (purtroppo) extraparlamentare ma ieri ho fatto il tifo per Franceschini e tu dovresti avere almeno un po’ di vergogna visto che sei anche recidivo: sei già andato un’altra volta a reggere la coda al servo vespa durante un monologo di Berlusconi.
    Io sabato sarò in Piazza a Roma, a te consiglio di fare altro.
    Che brutta figura!

  18. Da tempo pensavo che Sansonetti fosse un personaggio altamente deleterio per il giornalismo serio e fondamentalmente del tutto gradito a quella mummia di Berlusconi.Ieri ne abbiamo avuto conferma(ma vi consiglio anche le performances di S. a Zapping, Radio Uno, altro lurido esempio di disinformazione).
    Lettera che sottoscrivo in pieno.

  19. quanto livore leggo qui. siete i nuovi partigiani? siete anti cosa? berlusconi, la sua immoralità o contro la borghesia cialtrona? quanto vi incazzate se i “compagni” sbagliano… eh?

  20. Trazom, tanto per precisare: Rizzoli la TV ce l’aveva e l’ha venduta perché… non la sapeva gestire. De Benedetti sono anni che ci prova ad averne una, ma non basta chiacchierare: bisogna farla la TV.
    Oppure anche De Benedetti è escluso dai “poteri forti”?

    Blackjack.

    PS: su Sansonetti, Vespa e porta a porta non mi pronuncio. Ma perché lo guardate?

  21. “La Italia la era padronescamente polluta dallo spiritato: lo spiritato l’era imperialescamente grattato e tirato a pruriggine dal plauso d’un poppolo di quarantaquattro milioni di miliardi di animalini a cavattappo.” Carlo Emilio Gadda (su gentile memorandum di Jmarx Poetry)

  22. penso che, da quando salutò la vittoria di Luxuria all’isola dei rognosi come la rinascita della sinistra italiana, Sansonetti non si sia più ripreso. Anzi, non fa che cadere sempre più in basso, in un baratro sempre più oscuro e sempre più profondo. Che pena. Ahi, serva Italia!

  23. Io faccio seriamente fatica a capire come si possa concedere fiducia a uno come Sansonetti che è così sfacciatamente a suo agio nell’era berlusconiana.
    L’autore di questa lettera sembra deluso ma mi pare non ci fossero proprio le premesse per aspettarsi qualcosa di buono da Sansonetti.
    Allargando il discorso potrei dire che non mi sembra saggio neanche confidare in Vendola, anche qui faccio fatica a capire perchè scateni tanto entusiasmo uno che dice certe cose http://www.pieroricca.org/2009/05/08/nichi-vendola/
    Rendiamoci conto che questi dovrebbero fare opposizione politica e culturale e invece sono i primi a scodinzolare al padrone. Chi ce lo fa fare di prendere come riferimento gente del genere? Il senso di dignità che mi resta me lo impedisce…

  24. Solo per ricordarvi che la puntata di Porta a Porta di cui vi dilettate non l’ha vista quasi nessun in Italia. Un flop pazzeso. Forse un sintomo del lento declino di qualcuno? Di chi? Forse su questo bisognerebbe riflettere.

    Perché continuate a guardare Porta a Porta? Cosa vi spinge? Sarebbe interessante saperlo…

  25. Morgillo, sarebbe comico assai scoprire che la maggior parte del pubblico di porta a porta fosse di sinistra? A me il dubbio sta venendo… :-)

    Blackjack.

  26. Dai, vi organizzo un corsettino rapido di poker e black jack o trente et quarante o quello che volete: basta che non guardiate più quelle cose pornografiche, che poi diventate ciechi. Oh, a gratis, basta che portiate da bere e si possa fumare :-)

    Blackjack.

  27. Sono mesi che sostengo l’inopportunità di Sansonetti a Porta a Porta. Credo che possa essere anche utile partecipare a certe trasmissioni, tipo ricordo Ferrero, una volta, in un dibattito sull’antifascismo, tenne botta a tutte le pseudovulgate revisioniste di Vespa and co: andò lì e, argomentando coi controcoglioni, disse la sua. Sansonetti è usato da Vespa che lo accredita come l’interlocutore giornalistico di una sinistra invisibile. Lui usa porta a porta per sponsorizzare la sua testata (l’altro chi?). Ci va giù morbido, col fioretto: gli conviene sedere ai salotti. L’UNICA COSA CHE MI DISPIACE E’ CHE MINA LA CREDIBILITA’ DI SINISTRA E LIBERTA’ E DI VENDOLA.
    VERGOGNIAMOCI PER LUI.

  28. caro Nota

    parlare di totalitarismo uando si parla di Berlusconi fa scappare da ridere. B. controla tanto totalitaristicamente l’informazione che lo hanno messo in mutande su tutti i media europei! No! la categoria di totalitarismo va impiegata con una certa preciioone, come tutte le catergorie storiografiche e politiche senno finisce che servesolo come insulto e non spiega nulla, come infatti spiega poo la sua argomentazione. Il berlusconismo è piú simile a una farsa che a una tragedia quale furono i totalitarimi del ventesimo secolo. Dico piú simile a una farsa ma sono ben consapevole che quella di farsa non è una categoria piú esplicativa per quello che sta accademdo di quella di totalitarismo. Una definizione adeguata di quello che è il Berlusconismo certo richiede uno sforzo maggiore di pensiero di quello che lei sfoggia in questo suo post.
    Quanto a sansonetti è presto detto. Vi è una categoria che lo defiisce esattamente ed è quella introdotta da Pasolini negli Scritti Corsari: sansonetti è un capellon! Ecco quello che è un simpatico vecchio reduce o rudere del capellone tanto brillantemente fenomenologizzzato da Pasolini appunto. Sottolineo simpatico eh!
    Mi dolgo di non poter assistere a un potenziale incotro di wrestling: Papi versus Capellone.
    Ma non drammatizzo per questo come fa lei.
    genseki

  29. Gentile genseki,

    visto che cita gli Scritti corsari, saprà anche rendersi conto che dopo gli aggiornamenti terminologici apportati nel campo della saggistica politico-culturale dall’opera pasoliniana, e dalla piccola enciclopedia situazionista e di Guy Debord, non credo sia grande motivo di scandalo o stupore riferire le categorie di “totalitarismo” e di “fascismo” al metodo della omologazione spettacolare e non più solamente a quello della repressione militare.

    Se conveniamo poi che l’omologazione spettacolare nell’epoca della decadence berlusconiana sia un irrigidimento greve di quella a cui si riferiva Pasolini, in quanto il centro dell’ingerenza consumistica e spettacolare coincide in questo momento con il centro del potere statale e si va ad intrecciare, anche, con il centro del potere della vecchia cultura clericale, potrà anche capire che non mi imbarazza affatto definire questo monolite egemonico come una forma di fascismo.

    Davide Nota

  30. La cosa più scandalosa, che Sansonetti non ha neanche capito o che non vuol capire per non sembrare estremista/comunista è che il problema non è che ci sono solo 3 gruppi editoriali in Italia ma che non sono gruppi editoriali “Puri” ovvero i proprietari hanno il loro business in altri interessi, in altri campi, quindi i giornali diventano utili al perseguimento degli stessi, non del semplice fatto di fare informazione.

    Negli USA ed in Inghilterra, ma anche nel resto del mondo, ci sono giornali i cui titolari o azionisti di maggioranza hanno nel giornale stesso il loro business e quindi difendono la necessità di vendere e di informare, in Italia no.

    Sansonetti a forza di fare il radical chic è diventato solo kitsch. Vergognoso.

  31. Segnalo un corsivo sul manifesto di oggi in prima pagina dal titolo: “Mai più senza… SansonettiGonfiabile®” – irresistibile :-]]

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franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it